Vitalizi, funerale annunciato e già rinviato. E sull’iter ora incombono pure le modifiche al Senato

Il funerale del vitalizio è diventato una festa. E a brindare, anche stavolta, sono loro. E’ stato rimandato, senza troppa pubblicità, il voto in aula sul disegno di legge Richetti che dispone la riconversione al contributivo delle pensioni parlamentari. Giovedì era arrivata la benedizione della Commissione Affari Costituzionali. Le affissioni erano ovunque da una settimana. Invece la sepoltura del più odiato tra i privilegi non sarà oggi, come promesso, né domani. E neppure venerdì, che è la Festa della Repubblica. “Andremo a settimana prossima, non so quando”, conferma un membro della Commissione. Slitta così a data da destinarsi il taglio fino al 50% dei trattamenti in essere che vale 80 milioni di euro l’anno. La precedenza – vedi le contraddizioni – va alla “manovrina”, la legge che deve portare risparmi all’Italia.

Così è stato deciso nella capigruppo, ma non solo: all’ultima commissione Forza Italia ha fatto sapere che non sosterrà la legge perché sposa la causa degli ex parlamentari che la ritengono incostituzionale. La Lega non era presente al momento del voto. Si addensano così nubi sull’approvazione del testo al Senato, dove la maggioranza è sempre a rischio e molti attempati onorevoli vedono di traverso la messa in discussione della pensione, anche se non è la la loro: se passa la linea che si può intaccare, chissà domani. Non a caso a Palazzo Madama si apparecchia la resistenza: all’ordine del giorno del Consiglio di presidenza di oggi ci sono ben 12 proposte di modifica: se accolte, il testo modificato tornerà alla Camera per ricominciare da capo. Così, mentre si affastellano dichiarazioni d’intenti su una nuova  legge elettorale che permetta il voto anticipato, il funerale del vecchio vitalizio rischia di non celebrarsi entro la fine della legislatura. Ne mai.

Nel frattempo si è chiarito che la festa è dpppia. Anche i parlamentari in carica possono brindare. La notizia è che anche qualora si andasse ad elezioni prima del 15 settembre – fatidica data in cui formalmente la maturano – avranno diritto alla loro pensione. Perché in realtà, questo il busillis, non cessano dalla carica allo scioglimento delle Camere ma solo con la prima seduta dei nuovi organi eletti: significa – se va bene – la prossima primavera. Un dettaglio tecnico-procedurale, ma non tanto, che ha messo in difficolta i paladini dell’abolizione a Cinque Stelle che avevano perfino fissato una data per prendere in castagna la Casta: il 10 settembre, diceva Grillo. E invece no, perché anche in quel caso lo maturerebbero in forza del regime di prorogatio delle Camere.

Che il funerale dei vitalizi sia una festa lo dimostra anche la vicenda della reversibilità aumentata scoperta da ilfattoquotidiano.itMerito di un emendamento di Daniela Gasparini (PD) che dispone per moglie e figli dell’onorevole senza altri redditi un aumento del trattamento del 20%. E pazienza se in quelle stesse famiglie (a differenza di quelle dei 21 milioni di pensionati Inps) si sono catapultati per anni ricchi stipendi parlamentari. Un contro-emendamento a firma Luigi Di Maio si propone di sminare la strada dall’ultimo privilegio andato di traverso a molti, come dimostra il furibondo post di Fiorella Mannoia (“Vivono in un mondo parallelo in sprezzo a chi ha bisogno”).

La stessa autrice dell’emendamento è tornata in argomento, non per fare marcia indietro ma per precisare che si tratta di una norma “a tutela di casi ben specificati” e “ispirata ad un senso di equilibrio e giustizia”. Scrive la Gasparini:  “Per i superstiti infatti comporterebbe una riduzione molto alta sul reddito di persone per lo più anziane, che non possono trovare credibilmente altre soluzioni lavorative”. Che suona decisamente meglio di quanto dichiarato il giorno prima al fattoquotidiano.it, dicendo – testuale – “non è possibile che i congiunti di parlamentari senza altro reddito, magari anziani, finiscano a fare i giardinieri o le sguattere”. C’è anche la registrazione, per chi avesse dubbi.

Di queste espressioni la Gasparini si pente: “Vorrei scusarmi con chi si è sentito offeso per un riferimento riportato maliziosamente da un giornale, forzando alcune mie considerazioni telefoniche tra ‘sguattere, giardinieri e dirigenti’… Si riferiva alla volontà che vedo, dietro alcuni ‘accanimenti’, di penalizzare chi ha servito il Paese – qualcuno forse male ma moltissimi con grande competenza, passione, abnegazione. Nessuna offesa da parte di una come me che ho origini popolari, sono figlia di operai, ho cominciato a lavorare a 16 anni, conosco le incoerenze dei livelli di retribuzione ma vorrei trovare soluzioni equilibrate, giuste e sempre rispettose delle persone”, conclude. Di alcune persone soltanto, però. Perché nell’intera legislatura si fatica a trovare un solo atto a suo nome che invochi l’innalzamento delle pensioni minime ordinarie. Scripta manent, un po’ come i vitalizi dati per morti e mai sepolti.

@thomasmackinson

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