Torino, commissione d’indagine su piazza San Carlo non vota la relazione finale: accuse incrociate tra Pd e Cinque Stelle

Oltre trecento pagine di atti, diciassette persone ascoltate ma nessuna relazione finale. Scoppia la polemica attorno alla Commissione comunale d’indagine sui fatti di piazza San Carlo in occasione della finale di Champions Juventus-Real Madrid. Perché sabato mattina, nell’ultima riunione, la relazione che avrebbe dovuto tirare le somme sulle falle nell’organizzazione dell’evento non è stata votata. La motivazione? Ritenuta incompleta.

In base al regolamento comunale, però, l’indagine è stata comunque dichiarata conclusa e ora tutti i membri della commissione hanno la facoltà di scrivere una loro relazione da trasmettere al presidente del Consiglio comunale. Lo farà sicuramente il capogruppo Pd Stefano Lo Russo, mentre il Movimento 5 Stelle ha chiesto di costituire una nuova commissione che abbia il compito esclusivo di stendere la relazione finale. Ed è partito uno scambio di accuse incrociato: secondo i dem, non si è arrivati alla votazione per colpa della maggioranza che vorrebbe “evitare o per lo meno procrastinare l’identificazione della verità dei fatti”; mentre i pentastellati parlano di “processo mediatico” come unico intento della minoranza vista la pubblicazione dei verbali da parte de La Stampa.

Ma cosa dicono gli atti raccolti? Secondo quanto anticipato dal giornale torinese – con strascico di polemiche anche di Osvaldo Napoli (Fi) che contesta la “fuga di notizie – ci furono “gravi carenze” nell’organizzazione della proiezione su maxi schermo della finale”, durante la quale – a causa del panico scatenatosi – morì la giovane Erika Pioletti, travolta dalla folla. La proposta di relazione finale avrebbe rimarcato il mancato presidio degli accessi al parcheggio sotterraneo di piazza San Carlo, utilizzato dai venditori abusivi per scaricare le bevande in vetro, i cui cocci hanno causato la maggior parte degli oltre 1.500 feriti. Ma c’è chi, tra le persone ascoltate, ha sottolineato anche un uso delle transenne e una modalità dei controlli all’ingresso cambiata nel corso della giornata, quando ormai migliaia di tifosi si trovavano all’interno della piazza.

Molte delle prescrizioni – 19 in tutto – impartite dalla commissione di vigilanza non furono osservate e inoltre per organizzare l’evento ci furono due riunioni contro le 13 che hanno invece preceduto l’organizzazione della festa di San Giovanni. Tanto che a pagina 6 della relazione si raccomanda di “provvedere al più presto a un incisivo riordino della struttura organizzativa, nell’ambito della gestione degli eventi promossi dalla Città di Torino, e delle procedure legate all’incolumità dei partecipanti”.

“La conclusione dell’indagine ha messo in evidenza fatti che verranno trasposti in una relazione – dice Lo Russo – da trasmettere nelle forme e nei termini previsti dal regolamento, piaccia o no al Movimento 5 Stelle. Se poi i tempi non saranno sufficienti per la stesura della corposa documentazione vedremo il da farsi e, eventualmente, ricostituiremo la commissione”. Mentre il gruppo consigliare Cinque Stelle punta il dito contro il presidente della commissione d’indagine – il dem Enzo Lavolta, secondo il quale era “impossibile” ad oggi presentare una relazione completa – che “da regolamento” avrebbe dovuto redigere la relazione da sottoporre alla votazione della commissione stessa. E in una nota esprime “profondo rammarico per la poca serietà e lo scarso impegno dimostrato da chi non solo presiedeva la commissione stessa, ma ne era stato altresì il proponente”.

“Il M5S – attacca Lo Russo – ha impedito di votare la relazione, sostenendo che in conferenza dei capigruppo avrebbero proposto di ricostituire una nuova commissione di indagine per la sola scrittura della relazione così da avere più tempo per lavorarci”. La votazione “a prescindere dall’esito, avrebbe consentito di arrivare in aula il 31 luglio per l’illustrazione del lavoro e la discussione di quanto emerso con tutto il Consiglio e alla luce del sole”, aggiunge il capogruppo Pd.

“È oggi chiaro a tutti l’intento perseguito chiedendo di costituire la Commissione di indagine: celebrare un vero e proprio processo mediatico al solo fine di colpire Chiara Appendino e sovvertire il voto di giugno 2016 – sostengono invece i Cinque Stelle – Chi ha divulgato i verbali delle audizioni e tutta la documentazione acquisita ha manifestato una mancanza di rispetto nei confronti del lavoro della magistratura, lavoro tutt’ora in corso”.

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