Sondaggi, niente maggioranza per le larghe intese. Con il Rosatellum bis la Camera si prepara allo stallo

Niente maggioranza, nemmeno con le larghe intese. Neanche se il Partito Democratico e Forza Italia arrivassero ad un accordo post-voto riuscirebbero a raggiungere la soglia dei 316 deputati necessari per avere la maggioranza assoluta alla Camera. Lo confermano le proiezioni elaborate da Index Research per PiazzaPulita (La7).

L’istituto di ricerca ha fotografato le intenzioni di voto degli italiani al 19 ottobre. Dai dati raccolti, il testa a testa tra Movimento 5 Stelle e Pd volge leggermente a favore del primo: il M5S che si presenterà all’appuntamento elettorale con la candidatura di Luigi Di Maio, raccoglie il 26,9% dei consensi, contro il 26% del Partito Democratico. Per quanto riguarda il centrodestra, la Lega Nord è data al 14,7%, Forza Italia al 14,3% e Fratelli d’Italia al 5%. Appena sopra la soglia di sbarramento, fissata dalla nuova legge elettorale al 3%, si piazza Mdp-Articolo 1, che ottiene il 3,2% dei voti degli italiani. Fuori dai giochi, invece, Alternativa Popolare di Angelino Alfano e Sinistra Italiana, che si fermano entrambe al 2%.

Secondo Index nessuno degli schieramenti arriverebbe ad avere la maggioranza assoluta a Montecitorio, necessaria per votare la fiducia al futuro governo. Se anche centrodestra e centrosinistra dovessero presentarsi uniti alle elezioni – considerato che il Rosatellum bis, che arriverà in aula al Senato il 24 ottobre, prevede le coalizioni – nessuno dei due raggiungere la quota dei 316 deputati. Lega (114) con Forza Italia (110) e Fratelli d’Italia (37) arriverebbero ad avere 261 eletti alla Camera, raccogliendo in totale il 35,8% dei consensi. Il centrosinistra, cioè Pd più Ap di Angelino Alfano e altre formazioni centriste, arriverebbe al 31,1% dei voti. La sinistra unita (Mdp-Articolo 1 e Sinistra Italiana) si ferma invece al 5,8%.

Secondo il sondaggio di Index, neanche un governo di larghe intese basterebbe a formare una maggioranza assoluta ed evitare situazioni di stallo. Se anche dovesse concretizzarsi l’ipotesi del cosiddetto “inciucio” tra le formazioni di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, i due leader non riuscirebbero a sfondare. Fermandosi, anzi, ben prima: i 181 deputati Pd, sommati ai 110 di Fi, raggiungono solo quota 291. Venticinque eletti in meno del necessario. Le proiezioni dell’istituto di ricerca non calcolano i possibili eletti nelle schiere di Alfano, perché considerano Ap sotto la soglia del 3% necessaria per entrare a Montecitorio. In ogni caso gli eventuali deputati di Alternativa Popolare eletti attraverso i collegi uninominali non cambierebbero di molto la situazione, trattandosi di un numero di rappresentanti che si può contare sulle dita di una mano.

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