Sondaggi, M5s risale: 2 punti in 3 mesi. Il fenomeno silenzioso di Gentiloni: gradimento al 49%, non ha avversari

Da una parte i Cinquestelle che dopo l’estate riprendono fiato e testa della gara. Dall’altra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che raggiunge un indice di gradimento di quasi il 50 per cento. Sono le due direttrici del sondaggio di Demos & Pi per Repubblica. Un’indagine che mette in evidenza che il Pd fa fatica a superare quota 27, che Matteo Renzi è superato da leader come Di Maio, Salvini e Meloni, ma non ha comunque rivali quando c’è da scegliere il leader del centrosinistra. Nel frattempo Di Maio non ha avversari all’interno dei grillini. A destra invece vorrebbero Salvini e non più Berlusconi.

Il bipolarismo imperfetto
Lo scenario generale, spiega Ilvo Diamanti a commento del sondaggio, ha la forma di un “bipolarismo imperfetto“. Da una parte la situazione dei partiti: il Pd e le forze di centrosinistra insieme potrebbero raggiungere il 40 per cento; il M5s si rafforza perché – dice Diamanti – “trae la propria forza dalle divisioni degli altri e dalla frustrazione della società”; il centrodestra, infine, supererebbe oggi il 30 per cento. Ma dall’altra “l’unico soggetto ‘consolidato’ sulla scena politica – continua il sociologo su Repubblica – non è né un partito né un leader di partito”. Ma Gentiloni, vicino alla maggioranza assoluta, al 49 per cento.

M5s in salute, Pd non supera il 27
Il primo partito torna ad essere il M5s con il 28,1, riguadagnando circa due punti rispetto da giugno a settembre. Il M5s è più o meno stabile da due anni, anche se è molto sotto il picco del 32 per cento raggiunto un anno fa, nel giugno 2016.

Tre mesi fa, ultimo sondaggio di Demos&Pi prima della pausa estiva, a essere la prima forza politica era il Pd, anche se di poco. Ma nel frattempo ha avuto un aumento di solo mezzo punto. Il Pd ha perso due punti e mezzo da dicembre 2016 (periodo post-referendum) e 5 e mezzo rispetto al giugno 2015, cioè dopo un anno e mezzo di governo Renzi. Da tenere di conto che questo calo coincide con la consistenza dei fuoriusciti dal Pd, che hanno formato Mdp. Il partito di Speranza, Bersani e D’Alema è dato attualmente al 3,8 per cento. Rimanendo nel campo del centrosinistra sono dati al 2 per cento il Campo Progressista di Giuliano Pisapia e al 2,4 Sinistra Italiana, cioè gli eredi di Sel.

Nel centrodestra la lepre torna ad essere la Lega Nord che raccoglie il 13,6 per cento dei consensi, tornando ai livelli di massima salute (il picco resta quello del 14 per cento dell’estate 2015). Forza Italia è al 13,2 e segna un calo di poco più di un punto percentuale in tre mesi. Stabili i Fratelli d’Italia al 4,8. La somma fa 31,6.

Alternativa Popolare di Angelino Alfano resiste al 2 per cento: resta solo da capire se metterlo nel centrosinistra o nel centrodestra.

Gentiloni, l’invincibile
Mentre risulta stabile la fiducia nel governo (40 per cento contro il 41 di giugno e il 38 di inizio mandato), continua a crescere – si potrebbe dire a sorpresa – il gradimento nei confronti del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che attualmente è al 49 per cento, dopo essere salito di 4 punti in tre mesi. Fa ancora più effetto se si vede il distacco rispetto a tutti i leader più noti: Di Maio è al 37, Salvini idem, Renzi arriva dopo, appaiato alla Meloni al 35. Ma il secondo preferito dopo Gentiloni non è nessuno di loro: è Emma Bonino, non certo sostenuta da un partito di massa, ma identificabile con i soli Radicali. Da notare che il ministro dell’Interno Marco Minniti non va oltre il 32 per cento.

Di Maio e Renzi leader indiscussi, Berlusconi no
Tutto si azzera, in ogni caso, se ogni schieramento misura la forza dei propri leader. I numeri confermano che Luigi Di Maio ha una prateria davanti alle prossime primarie per scegliere il candidato per Palazzo Chigi: raccoglie il 59 per cento delle preferenze tra coloro che si dichiarano elettori del M5s. Lo stesso si può dire per Matteo Renzi che conferma la forza già espressa alle primarie: nel campo del centrosinistra (quindi non solo del Pd) otterrebbe oggi il 41 per cento dei consensi e tutti gli altri sono “dispersi” (il più vicino è Gentiloni al 10, Pisapia è impalato al 5). Nel centrodestra l’unica sorpresa: Berlusconi non più amato tra gli elettori del vecchio Polo. L’ex Cavaliere si ferma al 26, mentre Salvini lo supera e arriva al 35.

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