Sondaggi, al Senato si torna al 2001: centrodestra in vantaggio. Il Pd tiene solo nelle regioni rosse. M5s al centro – Sud

Una situazione che sembra tornare indietro di diciassette anni. È il 2018 ma sembra il 2001: il centrodestra che fa il pieno di seggi a Nord e Sud, il centrosinistra che regge solo nelle Regioni rosse. E il Movimento 5 Stelle che insegue. È la fotografia scattata dall’algoritmo di YouTrend, che assieme alla società Reti ha elaborato un dossier sugli scenari del voto in vista delle politiche del prossimo 4 marzo. Secondo l’elaborazione, pubblicata dal quotidiano La Stampa, i giochi al Senato sarebbero già fatti con il centrodestra che parte da grande favorito, inseguito dai dem e dai pentastellati con distanze che, però, sarebbero già incolmabili a due mesi esatti dalle elezioni.

Il Rosatellum, la nuova legge elettorale che esordirà domencia 4 marzo, assegna la maggior parte dei seggi con meccanismo proporzionale. La differenza tra vittoria e sconfitta, però, passerà dai collegi maggioritari che assegnano circa un terzo dei seggi totali. In quest’ultimo caso, quindi, basta prendere un voto in più dell’avversario per guadagnare un posto a Palazzo Madama, ramo fondamentale del Parlamento alle ultime legislature. I collegi uninominali del Senato sono 109, più altri 6 del Trentino Alto Adige e quello della Val d’Aosta: il totale è 116, e il centrodestra potrebbe vincerne il 60%. Sono 69 i collegi che, infatti, vedono in netto vantaggio la coalizione di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. A questi vanno sommati i 68 collegi che il centrodestra conquisterebbe con il proporzionale (35 Forza Italia, 22 Lega e 11 Fratelli d’ Italia). In totale fanno 137: in pratica basterebbero una ventina di senatori per il centrodestra per avere la maggioranza assoluta a Palazzo Madama. E quando si parla di conquistare qualche senatore in più, Berlusconi ha già dimostrato in passato di saperci fare, anche se poi è magari finito a processo (concluso con la prescrizione) per corruzione

“Se durante la campagna elettorale riuscirà a crescere di altri due punti percentuali, il centrodestra avrà ottime chance di controllare Palazzo Madama: non uno scenario inverosimile“, spiega a La Stampa Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend. “Secondo il nostro algoritmo- aggiunge – la soglia magica è intorno al 39%; la coalizione che riuscirà a raggiungerla avrà con grande probabilità i numeri per governare”. L’elaborazione segnala un dato che i sondaggi non registrano: per il Senato votano solo gli elettori con più di 25 anni. Avendo un elettorato giovane, i pentastellati partono dunque con questo handicap. Non pervenuta, invece, la coalizione guidata da Pietro Grasso: Liberi e Uguali è indicata al 7% ma rischia di non vincere alcun colleggio uninonimale. Inciderebbe, però, nella sconfitta del Pd.

Il partito di Matteo Renzi, infatti, riesce a reggere solo nelle regioni rosse, e in alcuni collegi metropolitani del Trentino-Alto Adige, dove è alleato con la Südtiroler Volkspartei. Il Movimento 5 Stelle, invece, sembra essere favorito in Sardegna e in Abruzzo. I pentastellati potrebbero poi vincere qualche collegio in Sicilia e nelle città già amministrate dal Movimento come Roma e Torino, più Genova che è la città di Beppe Grillo.

A livello geografico, quindi, la situazione è molto simile al fatidico 2001, l’anno in cui Berlusconi stravinse le elezioni portando a casa un cappotto storico come i 61 seggi (a zero) della Sicilia. A questo giro il centrodestra si impone nelle regioni del Nord: su 55 collegi uninominali a disposizione, Forza Italia e Lega ne vincerebbero 38. Il Pd riuscirebbe a strapparne 15 (in Emilia e Trentino) mentre il M5s porterebbe a casa due seggi a Torino e Genova. Le regioni del centro esprimono 22 seggi maggioritari: il Pd ne avrebbe 11, il centrodestra 6 e i pentastellati 5. Trentanove, invece, i collegi uninominali del Sud: Berlusconi, Salvini e Meloni sono in vantaggio in 25, il movimento fondato da Grillo e oggi guidato da Luigi Di Maio potrebbe uscire vincitore in 12 di questi, mentre il partito di Renzi si fermerebbe a due. Non è proprio il 61 a zero, ma poco ci manca.

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