Sicilia, Crocetta ritira la sua candidatura e attacca il Pd. Pisapia: “Non condividiamo scelte Mdp. Dialogo tra Fava e Micari”

Formalizza il ritiro della sua candidatura ma non rinuncia a lanciare bordate contro la sua stessa coalizione. È una conferenza stampa fatta di attacchi più o meno velenosi quella con cui il governatore Rosario Crocetta annuncia l’intenzione di non volersi ricandidare a governatore della Regione Siciliana. “Per me è un giorno di liberazione personale. Ho vissuto cinque anni di violenze”, ha detto il presidente che la settimana scorsa aveva spaccato il centrosinistra mettendosi contro la candidatura di Fabrizio Micari, il rettore dell’università di Palermo sostenuto dal Pd e da Angelino Alfano.

L’incontro di ieri con Matteo Renzi, però, ha ristabilito l’ordine: a Crocetta – rivelano fonti siciliane – è stato garantito un seggio in vista delle prossime politiche. “Renzi ha riconosciuto la dignità politica del movimento del Megafono come costola del Pd. Questo dovrà tradursi in modo visibile, qualcuno non pensi di creare ostacoli altrimenti l’accordo salta”, ha detto Crocetta, spiegando che si candiderà come capolista alle prossime regionali.  “Presenteremo le liste del Megafono alle regionali e alle politiche e ci misureremo auto-candidandoci – aggiunge – Non ho chiesto altro se non il riconoscimento politico del Megafono”, ha annunciato il governatore che ha accettato di farsi da parte, non prima di togliersi qualche sassolino.  “Quattro anni fa al primo rimpasto pensai di dimettermi e di ricandidarmi da solo. Un pensiero che ho fatto altre due volte. A Roma mi chiedono perché abbia cambiato 57 assessori, ma se me lo chiedete voi giornalisti siciliani non ci sto perché sapete bene che io non avrei mai cambiato nessuno e che tutto è dipeso dai partiti”.

Secondo Crocetta, la sua possibile candidatura in solitaria era data “dal 22 al 24% ma non sarei stato abbastanza forte per vincere insieme e non sufficientemente forte per vincere da solo”.  Uno è il bersaglio preferito dall’ex sindaco di Gela: Leoluca Orlando, regista della candidatura di Micari. “Il sindaco a Palermo lo fa Orlando ab aeterno. Quando esce fuori dalla città però ha difficoltà, come quando si candidò con la sua lista e non raggiunse il 5%. Pensa di vincere nella sua città come sindaco e pensa di vincere le regionali, è una bella ossessione“.

Nella stessa giornata in cui il Pd recupera Crocetta, ecco che i bersaniani di Mdp e Sinistra Italiana – che sostengono la candidatura di Claudio Fava, rischiano di veder andare in frantumi l’asse con Giuliano Pisapia. “In Sicilia Mdp ha fatto scelte che non condividiamo”, ha detto il leader di Campo progressista al fattoquotidiano.it. Poco dopo, però, il suo stesso movimento ha diffuso una nota per chiedere “ai candidati in campo Micari e Fava di aprire fin da subito un dialogo per costruire una piattaforma programmatica unitaria non inquinata da ambiguità che nulla hanno a che fare con la storia del centrosinistra, che risponda alle esigenze dei cittadini della Sicilia e non a schematismi nazionali”. Un messaggio che punta a ricostruire il centrosinistra e che sembra evocare Angelino Alfano, alleato del Pd nel sostegno a Micari.

Proprio il ministro degli Esteri rischia di pagare l’appoggio al rettore di Palermo con la perdita di alcuni suoi fedelissimi, come Pietro Alongi, consigliere regionale di Ap che potrebbe presto lasciare il partito per andare a sostenere Nello Musumeci e il centrodestra. A confermarlo è il braccio destro di Alfano, il sottosegretario Giuseppe Castiglione.”Paradossalmente – dice il sottosegretario – in alcune province, dove ci potrebbe essere la perdita di qualche esponente di spicco, si apre una contendibilità che di fatto rafforza altre opportunità, perché la lista diventa aperta alla società civile”. In quel caso, con gli Alfaniani che aprono alla società civile, la Sicilia sarebbe una volta di più laboratorio politico nazionale.

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