Serracchiani: “Violenza sessuale è più inaccettabile se compiuta da chi chiede e ottiene accoglienza”. Pd Milano: “Sconcerto”

“La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”. La frase è di Debora Serracchiani, presidente Pd del Friuli Venezia Giulia e fino a quindici giorni fa vicesegretaria dei democratici. Il 10 maggio scorso, di fronte allo stupro subito il 10 maggio da una minorenne a Trieste e per cui è accusato un cittadino iracheno che ha chiesto l’asilo nel nostro Paese, ha deciso di pubblicare un comunicato stampa per condannare l’atto. I primi a sommergerla di critiche sono stati gli utenti in rete, poi è arrivata la condanna dello scrittore Roberto Saviano: “Salvini”, ha scritto su Twitter, “saluta l’ingresso di Serracchiani nella Lega. Spero la candidi lui: se lo fa ancora il Pd, vuol dire che il Pd è diventato la Lega”. Dopo due giorni, si sono mossi anche i consiglieri del Pd di Milano, la città dove il 20 maggio è in programma la marcia per i diritti dei migranti (su modello di quella di Barcellona): “Siamo sconcertati”, hanno scritto in una nota. “I ‘ma’ e gli ‘ancor più’ non sono accettabili. E i ‘socialmente’ e ‘moralmente’ ugualmente ingiustificabili. È ‘più’ accettabile, più ‘socialmente’ e ‘moralmente’ accettabile quella di un compagno, di un amico, di un marito, un vicino di casa, un compaesano? La lista potrebbe continuare. I reati e delitti hanno forme e aggettivi diversi a seconda di chi li fa? La violenza e la violenza su una donna, è sempre inaccettabile e non si pesa”. Tra i dem nazionali si è espresso, per ora, solo il senatore Francesco Russo: “Stupro sempre da condannare. Con stesso rigore. A prescindere da colore della pelle, nazionalità o estrazione sociale”, ha scritto su Twitter. Schierati compatti contro la Serracchiani anche gli ex colleghi di Mdp: “Si scusi, è inaccettabile”.

La Serracchiani, sotto le accuse da diverse ore, ieri aveva deciso di aggiustare leggermente la sua posizione. E sempre sui social network aveva scritto: “Non esistono stupri di serie a o serie b”. Ma non è bastato a ridurre il danno. Il comunicato, finito ora sotto accusa, risale al 10 maggio scorso a poche ore dalla notizia di cronaca delle violenza subita della 17enne: “In casi come questi”, ha scritto Serracchiani, “riesco a capire il senso di rigetto che si può provare verso individui che commettono crimini così sordidi. Sono convinta che l’obbligo dell’accoglienza umanitaria non possa essere disgiunto da un altrettanto obbligatorio senso di giustizia, da esercitare contro chi rompe un patto di accoglienza. Per quanto mi riguarda, gesti come questo devono prevedere l’espulsione dal nostro Paese, ovviamente dopo assolta la pena. Se c’è un problema di legislazione carente in merito bisogna rimediare”.

Gli ex colleghi di Mdp sono stati tra i primi a condannare la dichiarazione: “Qui non si tratta solamente”, ha scritto su Facebook il deputato Francesco Laforgia, “della deriva di un partito, che mi interessa meno. Ma dello scivolamento di un intero paese sul piano della civiltà, innanzitutto nell’uso delle parole. Spero che qualcuno fermi questo delirio“. In rete la presidentessa del Friuli è stata accusata di “strizzare l’occhio all’elettorato leghista” e di scadere nel “populismo“.  Per il segretario nazionale di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, “non esistono stupri di serie A e stupri di serie B. Semmai esistono politici di serie A e politici di serie B”: “Evidentemente la governatrice del Friuli Venezia Giulia appartiene alla seconda categoria”, ha detto. “A furia di inseguire la destra sul suo terreno per un pugno di voti dalle parti del Pd si distrugge via via una cultura politica che ha fatto la storia dell’Italia migliore. Amarezza e raccapriccio”. Poche le reazioni dalle altre parti politiche. Per il Movimento 5 stelle ha parlato solo la capogruppo alla Camera Federica Dieni: “Aspettiamo le scuse di Debora Serracchiani per le sue razziste classifiche sugli stupri. Ogni violenza è tremenda”.

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