Senato, sul Def ricambia la maggioranza. Mdp esce, sì di 12 del gruppo di Verdini. “Grazie a noi il governo è stabilizzato”

Via libera di Palazzo Madama allo scostamento sul bilancio e alla nota di aggiornamento del Def. Nel primo caso i voti a favore sono stati 181 e per essere approvato serviva la maggioranza assoluta (161 voti). Nel secondo invece i sì sono stati 164 con 108 voti contrari. I sedici esponenti di Mdp, come già annunciato nelle scorse ore, si sono schierati a favore dello scostamento, mentre sono usciti dall’Aula per la nota di aggiornamento. In entrambe le votazioni dodici senatori di Ala hanno votato insieme alla maggioranza. Per l’occasione è tornato a Palazzo Madama, dopo molto tempo, anche Denis Verdini. A favore in entrambi i casi si è espresso anche il senatore M5s Nicola Morra: “Ho votato per errore materiale”, si è giustificato poco dopo con l’agenzia Adnkronos. I due provvedimenti hanno poi avuto il via libera di Montecitorio.

Il voto sul Def era l’ennesimo banco di prova per gli equilibri interni alla maggioranza. “Un voto all’insegna di responsabilità e stabilità”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Mentre i dem attaccano: “I voti dimostrano in modo definitivo l’irrilevanza non solo politica ma anche numerica di Mdp”, ha scritto sempre in rete il deputato Pd Roberto Giachetti. Anche il segretario Matteo Renzi è intervenuto, intervistato da Studio Aperto, per rivendicare la compattezza dei suoi: “Se guardiamo i dati e i numeri vediamo che la maggioranza è molto solida, lo scostamento ha visto più di 180 voti favorevoli e anche la risoluzione al Def, che Mdp non ha votato, ha avuto una maggioranza amplissima”. Chi ci tiene a rivendicare il suo contributo è la componente che fa capo a Verdini: “Oggi per gruppo di Ala è una giornata importante”, ha dichirato il presidente dei senatori di Ala-Sc Lucio Barani, “perché, grazie al nostro voto favorevole sul Def, abbiamo stabilizzato il governo e lo abbiamo liberato dalle catene della sinistra comunista che ci vorrebbe far ritornare indietro”.

Il senatore Luigi Manconi, dem che però si dichiara vicino a Campo progressista di Pisapia, ha dichiarato di aver votato sì per due volte: “L’ho fatto”, ha dichiarato, “per evitare che il Paese cada nell’esercizio provvisorio e scattino provvedimenti come l’aumento dell’Iva, che significherebbero un drammatico peso per tutti i cittadini. Come ha dichiarato ieri il ministro Padoan, inoltre, è iniziato un percorso volto a definire interventi per investimenti su lavoro, lotta alla povertà e salute da inserire nella prossima Legge di Bilancio”. Si andrebbe così incontro alle richieste presentate dalla delegazione guidata da Giuliano Pisapia che lunedì ha incontrato il presidente Gentiloni. “Valuterò, poi, al momento della presentazione della legge se queste misure saranno adottate in maniera sufficiente e sostanziale”.

Tra i motivi di polemica a sinistra del Pd c’è anche la questione del superticket sanitario. La maggioranza ha presentato una risoluzione in cui chiede al governo di “rivedere gradualmente il meccanismo del cosiddetto superticket al fine di contenere i costi per gli assistiti che si rivolgono al sistema pubblico”. Nel triennio 2018-2020 la risoluzione chiede “un complesso di interventi in materia sanitaria” compreso un incremento delle risorse in conto capitale per gli investimenti in sanità. Nonostante questo, la posizione dei bersaniani non è cambiata: “Mdp voterà sì allo scostamento di bilancio”, ha detto in Aula la capogruppo Cecilia Guerra, “e non parteciperemo al voto sulla risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento. Ma continueremo a batterci per avere risposte nel corso della legge di bilancio ed è su queste risposte che orienteremo il nostro voto anche su quella legge”. E ha concluso: “Ma scrivere questi obiettivi nelle risoluzioni non basta” e dal governo non sono arrivati segnali veri.

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