Roma, ‘Basta campi rom e magna magna’ diceva. Ma il piano Raggi ha funzionato?

Quando il 31 maggio 2017 la sindaca Virginia Raggi presentò il Piano rom della Capitale – lo stesso che Beppe Grillo non esitò a definire “un capolavoro da applausi” – il nostro commento fu perentorio: si tratta di un “Fake Plan”, costruito sul “nulla assoluto” e destinato al “fallimento annunciato”.

Non tardarono gli attacchi personali di autorevoli assessori, da Daniele Frongia (“ma quanto le brucia l’esclusione di questa torta? Si rassegni, l’era delle torte è finita, e non ci saranno più clientele né soggetti che si arricchiscono con i rom o che ci fanno carriera”, ha scritto in un commento sulla mia pagina Facebook) a Laura Baldassarre (“E’ davvero irrispettoso speculare sulla pelle dei rom per un trafiletto di giornale. […] Chi vuole in queste ore cercare di semplificare il problema con fantomatiche ricette vuole solo ostacolare il percorso di superamento o perseguire interessi personali”, ha scritto sul suo profilo Fb).

Oggi, con l’inizio del nuovo anno possiamo serenamente tirare le somme dei primi mesi di attività del Piano rom della Giunta Raggi ed iniziare a misurarne il reale impatto. Il Piano rom si è mosso su due assi sintetizzati nelle parole dalla stessa sindaca: “chiuderemo i campi” ed “è finito il magna magna”.

Sul superamento degli insediamenti i risultati dei primi sette mesi del Piano parlano da soli. Entro il 30 settembre dovevano essere chiusi i cancelli del Camping River, primo ambito di sperimentazione delle azioni del Piano. Flop assoluto: il “campo” sulla via Tiberina non è stato chiuso ma semplicemente è stata tolta la convenzione all’ente gestore con il risultato che, se prima avevamo un’area regolamentata e abitata da 420 persone che fruivano di servizi minimi, oggi ci ritroviamo uno spazio abitato abusivamente, privo di gestione e fuori da qualsiasi controllo. In poche parole: è stato chiuso un insediamento regolare e inaugurato uno abusivo.

In autunno, con il supporto di “mentoring” e “mental coach”, sarebbero dovute iniziare le azioni per la chiusura di due insediamenti: La Barbuta e Monachina. Nulla di tutto ciò. Sul primo si sa solo che dovrebbe essere la Croce Rossa ad operare (non si comprende ancora bene con quali competenze vista la mission di un ente sottostante al Ministero della Salute e a quello della Difesa) con tempi biblici. Sul secondo è certo che non se ne farà nulla.

Tutto ciò sarà almeno servito ad evitare il “magna magna” del passato? Non sembrerebbe proprio.

All’inizio del 2017 gli uffici comunali avevano elaborato le voci di spesa relative alle utenze elettriche ed idriche degli insediamenti romani. Sappiamo finalmente che nei “campi” romani la spesa annuale per le utenze elettriche si attestano sugli 812.000 euro mentre per le utenze idriche intorno ai 590.000 euro.

A fine maggio il Dipartimento Sviluppo Infrastrutturale e Manutenzione Urbana ha presentato un bando per l’affidamento di lavori di manutenzione ordinaria dei “villaggi della solidarietà” per il periodo compreso tra il 1° giugno 2017 e il 31 dicembre 2018 e per un importo totale di 845.000 euro.

Nell’ottobre 2017 è stato invece “l’Ufficio Speciale Rom, Sinti e Caminanti” a rendere pubblico un “Capitolato Speciale di appalto relativo al servizio di svuotamento di vasche provvisorie di accumulo liquami” ubicate presso alcuni insediamenti formali della Capitale per un importo di 2.800.000 euro al netto dell’Iva. Se a questi costi aggiungiamo i 700.000 euro stimati per effettuare nell’intero 2017, 33 sgomberi (nostra stima, ndr) che hanno portato all’inutile spostamento da un capo all’altro della città quasi 600 rom e il milione e mezzo destinato alla Croce Rossa, si raggiunge una ragguardevole cifra vicina ai 7,5 milioni di euro.

Tutto ciò senza comprendere come mai, prima del 31 maggio il compenso della super consulente per le “questioni rom” a Roma si aggirava intorno ai 30.000 euro mentre oggi è lievitato a 55.000 euro. Un premio al fallimento del Piano? Insomma, quello che la Raggi chiama “magna magna” non sembra essere stato arrestato, considerato che prima di lei il Commissario Tronca era riuscito ad azzerare le spese.

L’anno si è poi concluso con un pessimo segnale: la richiesta dell’Assemblea Capitolina alla sindaca Raggi di ripristinare la videosorveglianza negli insediamenti rom.

Un ritorno al passato che preannunciai in un post di 10 mesi fa e che oggi sembra trovare conferma: nella lievitazione dei costi per i campi, nella presenza della Croce Rossa e nel sistema di videosorveglianza si individuano i tre elementi che ci fanno tornare indietro nel tempo, quando dentro Palazzo Senatorio c’era Gianni Alemanno.

Una sciagurata gestione, la sua, alla quale questa Amministrazione sembra sempre di più nostalgicamente richiamarsi.

L’articolo Roma, ‘Basta campi rom e magna magna’ diceva. Ma il piano Raggi ha funzionato? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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