Report, l’affondo dei renziani sulla Rai: nel mirino Campo Dall’Orto e Cartabianca

In principio fu l’inchiesta su L’Unità e gli affari del gruppo Pessina. Poi lunedì, con la puntata dedicata al vaccino contro il papilloma virus, Report è tornato sotto i riflettori e il fuoco incrociato della politica. Insieme a Cartabianca, creatura di quella Bianca Berlinguer che dalle parti del Nazareno non è simpatica, ma soprattutto in compagnia di Antonio Campo Dall’Orto, voluto da Matteo Renzi direttore generale della Rai e che negli ultimi mesi alle latitudini renziane è finito dagli altari a un passo dalla polvere. La portata dell’attacco emerge dal nome dell’ultimo inquisitore in ordine di tempo: a riattizzare le braci sotto la graticola su cui rosola da tempo l’inventore di Mtv Italia è stato Guelfo Guelfilonga manus dell’ex premier in consiglio di amministrazione.

“Sui vaccini, sui nostri figli, non si scherza – spiega a La Repubblica il regista delle prime Leopolde e oggi membro del cda di viale Mazzini – che queste stupidaggini finiscano a Report fa parte del dibattito sul confine tra la responsabilità e la battaglia per decimi di audience“. Ora in Rai “servono veloci e proficui approfondimenti con Campo Dall’Orto – prosegue Guelfi, con il tono di chi preannuncia il redde rationem – chiedo l’ammodernamento dell’azienda. Piano editoriale e criteri di ripartizione delle risorse, ad esempio. Il cda si è fatto sentire con l’ad. E questa discussione andrà avanti a partire da domani. Non si scherza“. E non scherza, il braccio destro del Renzi sindaco, neanche su Cartabianca per la quale la “battaglia per decimi di audience” è invece sacrosanta: “Lo sa che uno speciale sui borghi ha fatto il doppio di ascolti? Ci sono cose che guardano al futuro, Cartabianca si accanisce sul passato. I talk sono un capitolo morto”.

Sul servizio nel quale Report metteva in discussione l’efficacia del vaccino contro il papilloma virus – citando una review in cui il Nordic Cochrane Center accusava l’Agenzia europea del farmaco di aver sottovalutato le reazioni avverse – martedì tutto il Pd aveva imbastito un primo processo mediatico, con il membro della Vigilanza di strettissimo credo renziano Michele Anzaldi a presiederne l’ipotetico tribunale. Lo stesso giorno la Rai ha aperto una formale istruttoria, scrive ancora La Repubblica. Circostanza riportata anche da Il Messaggero, secondo cui su mandato del dg Dall’Orto i vertici di viale Mazzini hanno avviato un’inchiesta interna che non esclude sanzioni, fino alla sospensione, almeno temporanea, del programma.

Che finisce nel mirino per la seconda volta in una settimana. La puntata del 10 aprile, dedicata ai rapporti tra il quotidiano L’Unità e la Pessina Costruzioni, si era meritata l’attenzione di Matteo Renzi in persona: “Credo che il Pd abbia già querelato, siamo alla follia – attaccava l’ex premier a Otto e Mezzo – queste cose meritano solo la firma di una querela”. Diversi consiglieri chiedevano di fare chiarezza sulle responsabilità editoriali, mettendo anche in discussione la cosiddetta manleva, che solleva gli autori del programma. “I giornalisti devono essere liberi di compiere il proprio lavoro – sibilava il consigliere Arturo Diaconale – ma voglio capire di chi è la responsabilità in caso di risarcimenti danni“. “L’azienda non deve sempre aspettare che succeda qualcosa – rincarava capogruppo Pd in Vigilanza Vinicio Peluffo – i vertici devono assumersi le responsabilità rispetto al ruolo che hanno”. Dove per vertici era da intendersi un nome in particolare: quello di Campo Dall’Orto.

Il dg della Rai – difeso la scorsa settimana dai componenti M5S della Vigilanza – è sempre nei pensieri di Michele Anzaldi, che martedì è tornato ad attaccarlo. E non per la vicenda Report: “Sto presentando un’interrogazione in commissione di Vigilanza – ha annunciato il deputato del Pd e segretario della commissione di Vigilanza – per capire cosa è successo in merito ai diritti che la Rai paga a Cairo per il Giro d’Italia, passati da 5 a 12 milioni di euro per quattro anni. Chi ha fatto questa trattativa? Su che basi? L’azienda rappresentata da Urbano Cairo è riuscita a ottenere più del doppio rispetto al precedente accordo. Trattandosi di soldi dei cittadini, sarebbe stata invece auspicabile una trasparenza esemplare”.

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