Renzi: “Legge elettorale entro il 7 luglio. Non ideale, ma pacifica”. Orlando: “Come spiegheremo l’alleanza con Berlusconi?”

Una riforma elettorale non ideale, ma che porterà “pacificazione istituzionale” e che dovrà essere votata dalle Camere entro il 7 luglio. Matteo Renzi chiede e ottiene l’investitura dalla direzione del Partito democratico per stringere anche nelle Aule del Parlamento il patto sul sistema definito tedesco. Nessuna fretta di andare alle elezioni politiche anticipate: “Sostenere il governo Gentiloni è sostenere noi stessi – promette il segretario del Pd – Quando si vota lo si decide nei luoghi competenti ma la legge elettorale va fatta non perché abbiamo impazienza di andare a votare ma perché è condizione di serietà del patto con il capo dello Stato e con i cittadini”. Anzi, “quando si vota non è un problema che dobbiamo affrontare qui adesso. Noi dobbiamo affrontare un tema diverso, quando si vota la legge elettorale”, appunto il 7 luglio. Renzi dice che “vogliamo vincere le elezioni perché abbiamo chiara la consapevolezza che il nostro è un disegno di lungo periodo, noi siamo la forza tranquilla che può cambiare l’Italia”. “in democrazia capita di votare“, ironizza, e “sostenere che il voto costituisce una minaccia è una tesi suggestiva che non suggerirei ai giovani”.

Orlando: “Come spiegheremo un’alleanza con Berlusconi?”
Ma non è tutto positivo, come sottolinea il principale dei rivali alle primarie Andrea Orlando. “Siamo certi che coi rapporti di forza” che si creeranno con il proporzionale, si chiede il ministro della Giustizia, “il governo potrà fare le cose che oggi non riesce a fare oggi il governo Gentiloni? Non ne sono convinto. Questo sistema non è il tedesco, è un proporzionale con lo sbarramento al 5 per cento. Ci dobbiamo porre il problema se questo sistema garantirà più o meno stabilità. Io non credo che garantirà stabilità. Sarà un nostro problema spiegare come la costruzione di un’alleanza con Forza Italia sia compatibile con un disegno riformista del Paese”. Viceversa “con la scelta che stiamo per compiere – sottolinea Orlando – rischiamo di mettere un tratto definitivo sulla parola centrosinistra“. Da ministro della Giustizia Orlando confessa di aver faticato a trovare intese con il senatore Nico D’Ascola, uomo di Alfano. Chissà come sarebbe stato difficile dover raggiungere intese con Niccolò Ghedini, aggiung. Gli replica il presidente della commissione cultura Andrea Marcucci con una battuta. “Il confronto con Ghedini sarebbe stato complicato. Ha meno dell’1 per cento di presenze in Parlamento. Sarebbe stato difficile anche trovarlo”.

Altre critiche arrivano da Michele Emiliano, l’altro contendente di Renzi al congresso. Il governatore pugliese ribadisce un suo vecchio pallino, cioè l’eliminazione dei capilista bloccati, cavallo di battaglia durante la sua campagna congressuale: “Nella parte in cui è possibile inserire le preferenze, inseriamole. Eliminiamo i capilista bloccati. Su questo noi saremo inamovibili. Le preferenze sono passate dal vaglio della corte costituzionale. La corte costituzionale lascia e noi le togliamo? Per fare cosa? Un accordo con Grillo e Berlusconi?”. Anche da Emiliano arriva l’avvertimento sulle “amicizie pericolose”: “Il Pd non può scimmiottare le destre e non può neppure allearsi con le destre. Su questo il Pd deve prendere una decisione e lo deve fare attraverso un programma di governo. La conferenza programmatica che non siamo riusciti a farla bisogna farla e davvero in fretta, data la situazione”.

Renzi: “Non sono entusiasta, ma è il sistema che vogliono tutti”
Il sistema definito tedesco non è il migliore di tutti, ammette Renzi: “Io non sono un entusiasta di un sistema proporzionale con soglia al 5 per cento” ma “la nostra serietà è quella di offrire al Paese un sistema che abbia un consenso più ampio possibile” e il quasi-tedesco ottiene in questo momento il sostegno dell’80 per cento delle forze politiche in Parlamento, compresa – ha ricordato Renzi – Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. Per Renzi “la soglia al 5 per cento è un elemento inamovibile del sistema tedesco e deve restare un altro elemento chiave, la scheda deve avere i nomi. Sono due elementi cardine”. Sul punto Renzi manda un messaggio all’alleato di governo Angelino Alfano: “Noi non siamo a difendere i piccoli veti dei piccoli partiti, ma il diritto di voto dei cittadini”. 

La nuova segreteria, da Richetti alla Bellanova
Renzi ha anche annunciato la nuova segreteria: il vicesegretario è il ministro dell’Agricoltura Maurizio MartinaMatteo Richetti sarà il portavoce, Lorenzo Guerini il coordinatore. Poi ci sono Andrea Rossi, Roberto Giachetti, l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi Tommaso Nannicini, il sindaco di Pesaro Matteo Ricci, la viceministra del Lavoro Teresa Bellanova, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, l’assessora comunale di Reggio Calabria Angela Marcianò, Benedetta Rizzo, la professore dell’università di Milano Elena Bonetti e la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. “In questa segreteria – aggiunge Renzi – ci sono ancora dei posti aperti, e se vorranno, aperti alle persone che non hanno condiviso il cammino congressuale, è una segretaria non basata sul gioco delle correnti”.

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