Regionali Lombardia, Roberto Maroni rinuncia e punta a ‘Roma ladrona’: in ballo un seggio in Senato. O un ministero

Roberto Maroni non sarà il candidato del centrodestra alle Regionali in Lombardia, in programma nell’election day del 4 marzo. E’ una “decisione personale” nella quale “non c’entra la salute”, quella annunciata in conferenza stampa dal governatore. Che tuttavia resta “a disposizione” per le politiche. “Io non ho richieste o pretese”, ha tenuto a specificare. Ma da ambienti interni alla Lega trapela che le trattative per un posto in Senato sono già avviate. E all’orizzonte ci sarebbe anche la possibilità di un ministero in un eventuale governo di centrodestra.

Il candidato della coalizione alla Regione sarà un leghista, Attilio Fontana, ex sindaco di Varese. Il “cambio in corsa” era nell’aria già dopo l’incontro a Villa San Martino, ad Arcore tra i leader dei tre partiti principali del centrodestra, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. D’altra parte, ha precisato Maroni nella conferenza stampa di fine legislatura a Palazzo Lombardia, è una scelta personale, autonoma e maturata da tempo. Ancora da chiarire le reali motivazioni. Escluse le ragioni di salute (che il governatore lombardo ha smentito con tanto di scongiuri), resta il sospetto che l’ex ministro possa tornare utile tra qualche mese quando il centrodestra – in largo vantaggio nei sondaggi – tenterà di trovare una maggioranza parlamentare e formare una squadra di governo.

Più che un sospetto: a domanda risponde che non esclude la candidatura in Parlamento, con la classica formula del “Se mi viene chiesto”. “Non andrò in pensione”, sottolinea, ma “sono naturalmente a disposizione” per il futuro. “Conosco – ha aggiunto – la responsabilità di governo e ho una sola preoccupazione: che la possano assumere persone come Di Maio, che è una Raggi al cubo. Se va al governo lui, l’Italia rischia di diventare Spelacchio“. “Non ho pretese e richieste da fare alla politica. Sono soddisfatto di quello che ho fatto. Sono a disposizione se dovesse servire”, afferma Maroni aggiungendo che la sua ‘storia d’amorè con la politica dura da 25 anni ed è “come tutte le storie d’amore che non finiscono mai”. “Certo – ha assicurato – non andrò in pensione”.

E non c’è nemmeno una questione di confronto con Salvini. Le decisioni del segretario della Lega Nord, spiega Maroni, “possono essere discusse e discutibili, ma tutte le decisioni del mio segretario le accetto per principio: la mia decisione nulla ha a che fare con Salvini, discordanze o dissidi. Salvini premier è una prospettiva che condivido e sostengo”.

Così il suo marketing elettorale è già iniziato. Con “l’autonomia che sarà fatta entro le elezioni, possiamo concludere in bellezza e aprire una prospettiva straordinaria per la Lombardia” dice tra l’altro. L’autonomia, ha aggiunto, “è la sfida conclusiva del mio mandato che si concluderà il 4 marzo, una sfida che voglio vincere: il 22 ottobre è stato un referendum storico, una sfida epocale”, senza il quale, dice, “non ci sarebbero stati i tavoli territoriali”.

In mattinata il segretario del Carroccio aveva assicurato che Fontana – sindaco di Varese dal 2006 al 2016 – è “assolutamente” adatto a fare il presidente della Lombardia. “Si tratta di proseguire il buon lavoro di questi venti anni. Quindi le scelte personali sono scelte personali – ha detto Salvini a 6 su Radio 1 – Le rispetto, ci mancherebbe altro ma il nostro dovere è garantire a 10 milioni di lombardi quello che abbiamo garantito in termini di tassazione più bassa”.

L’articolo Regionali Lombardia, Roberto Maroni rinuncia e punta a ‘Roma ladrona’: in ballo un seggio in Senato. O un ministero proviene da Il Fatto Quotidiano.

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