Reggio Calabria, spari contro il boss e la sua amante: lui ferito, lei uccisa. L’incognita del movente

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Ancora morti. Ancora a Gallico, nella periferia nord di Reggio Calabria. Ancora soggetti legati alla ‘ndrangheta come Demetrio Lo Giudice, detto “Mimmo u Boi”, che ieri sera è stato ferito dai killer mentre si trovava nei pressi del torrente Gallico dove si era appartato con l’amante, Fortunata Fortugno, sarta di 48 anni. I sicari, almeno due, hanno esploso alcuni colpi di pistola contro l’auto del boss, legato alla cosca Tegano. L’ex sorvegliato speciale Demetrio Lo Giudice, di 53 anni, è stato ferito a un braccio. Prima di allontanarsi, alla donna, invece, hanno sparato alla testa. Andati via i killer, il boss ha messo in moto l’auto per tentare una folle corsa in ospedale. Nulla da fare però: Fortugno è arrivata già morta al pronto soccorso. Sul luogo del delitto sono intervenuti gli agenti della squadra mobile e della scientifica.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, non escludono nessuna pista. Di certo il fascicolo è già sulle scrivanie della Direzione distrettuale antimafia che sta cercando di capire se l’agguato rientri nelle dinamiche criminali della zona di Gallico o se invece abbia un movente passionale. Le due vittime, infatti, erano amanti ed erano entrambi sposati. Non è escluso che la relazione possa essere stata scoperta da qualcuno o che, semplicemente, l’obiettivo fosse il boss Lo Giudice descritto dagli inquirenti come “personaggio di assoluto spessore criminale, a capo dell’omonima ‘ndrina federata al più potente cartello De Stefano-Tegano”.

Coinvolto nell’operazione “Eremo” per associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga e armi, “Mimmo u boi” è ritenuto il capolocale del rione “San Giovannello” e da sempre ha “frequentazioni con soggetti organici e verticistici di diverse consorterie mafiose”. Tra le sue storiche frequentazioni, infatti, c’era quella con il boss Paolo Schimizzi, scomparso per “lupara bianca” nel 2008, e con Mario Audino, reggente dell’omonima cosca di San Giovannello federata con i De Stefano e ucciso in un agguato nel 2003 poche settimane dopo essere uscito dal carcere.

In queste ore, poliziotti e magistrati stanno interrogando Lo Giudice, che non è in pericolo di vita, nel tentativo di capire il perché qualcuno lo volesse morto. Non è escluso che la zona del torrente dove la coppia si era appartata fosse videosorvegliata. Un elemento che potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire l’esatta dinamica dell’agguato. Il dato certo, al momento, è che a Gallico, negli ultimi mesi, si respira un’aria pesante, fatta di omicidi e negozi danneggiati.

Il tentato omicidio di Lo Giudice e l’uccisione della sua amante, infatti, seguono di poche settimane l’agguato in cui è stato ucciso Pasquale Chindemi, ritenuto vicino alla cosca Araniti e citato in una lettera anonima che l’imprenditore Ninello Mordà aveva ricevuto nel gennaio 2015. Una lettera in cui si faceva riferimento a “pasticche pronte sia per voi che per suo fratello”. Una lettera finita in un’informativa che ha portato all’arresto dell’imprenditore Mordà avvenuto il 19 febbraio scorso nell’ambito dell’inchiesta “Martingala” che ha fatto luce su come la ‘ndrangheta ricicla denaro sporco. Quattro giorni prima, Pasquale Chindemi è stato ucciso davanti casa, a Gallico, e sull’omicidio stanno indagando i carabinieri coordinati dal sostituto procuratore della Dda Stefano Musolino.

La sensazione è che nella zona nord di Reggio Calabria stia succedendo qualcosa che turba gli equilibri della ‘ndrangheta. Tra il 2010 e il 2011, con due capi locali in carcere arrestati nell’operazione “Meta”, i boss Mimmo Chirico e Giuseppe Canale sono caduti sotto i colpi di pistola. Sembra che qualcuno, all’interno delle cosche, stia scalpitando per ritagliarsi uno spazio approfittando degli arresti con i quali, in questi anni, la Dda ha decimato le famiglie mafiose del rione. Non è escluso che sullo sfondo ci siano le giovani leve che pretendono un cambio generazionale e che, per farlo, non esitano a impugnare le armi contro storici personaggi legati alle più importanti famiglie mafiose o a boss del calibro di “Mimmo u boi” mentre si apparta con l’amante. Se il movente dell’attentato di ieri si dovesse rivelare passionale, ciò non toglie che qualcuno ha regolato i conti in un territorio, come quello di Gallico, dove ormai sembra essere saltato ogni schema. Un territorio dove, fino a pochi anni fa, tutti pagavano il pizzo e dove non si poteva nemmeno aprire una bancarella senza il permesso dei boss. Oggi le cose stanno cambiando. A colpi di pistola.

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