Rai, bocciato il piano news: Campo dall’Orto sfiduciato dal cda. La fine del direttore voluto (e mollato) da Renzi

Messo lì da Renzi. Poi abbandonato da Renzi. Ora attacca Renzi. Parlando di “Rai ostaggio della politica” ma dimenticando che proprio la politica – nella fattispecie il Pd – lo aveva voluto dg di Viale Mazzini. Antonio Campo Dall’Orto ha reagito così alla bocciatura del suo piano informazione sancita dai consiglieri nell’odierno cda. Con numeri chiari: favorevole Guelfo Guelfi, astenuti Fortis e Freccero, contrari tutti gli altri (Siddi, Borioni, Mazzuca, Diaconale), compresa la presidente Rai Monica Maggioni. Una notizia, quella del no al piano news, anticipata dal consigliere Rai Paolo Messa, che abbandonando in anticipo i lavori del cda aveva parlato di “rapporto di fiducia con dg ormai compromesso”, citando anche la questione della delibera Anac in merito alla nomina del capo della security in palese conflitto d’interessi. Una vicenda che evidentemente ha avuto un peso, ma che dice molto poco su ciò che realmente è successo ai piani più alti di Viale Mazzini. Dove da mesi Campo Dall’Orto vive da separato in casa, sensazione confermata anche dal sì con voto unanime del cda ai piani di produzione e trasmissione 2017. Ciò che c’è dietro è una storia tutta politica. Ben riassunta, tra l’altro, dalle parole dei politici prima che da quelle dei diretti interessati. “È il completo fallimento della Rai della Leopolda. Renzi come Crono divora i suoi stessi figli quando questi rivendicano la loro indipendenza professionale. Prima si chiedono superpoteri per il Direttore generale e poi appena Campo Dall’Orto chiede un po’ di autonomia gli si taglia l’erba sotto i piedi”. Le parole sono di Federico Fornaro e Miguel Gotor, entrambi componenti della commissione di Vigilanza della Rai. Che – come anticipato dal presidente grillino Roberto Fico – chiederà l’acquisizione in commissione del piano news bocciato dai consiglieri d’amministrazione.

LE “FONTI A LUI VICINE” FANNO SAPERE: “TV PUBBLICA OSTAGGIO DELLA POLITICA”
Campo Dall’Orto
al momento ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali. Ma “fonti a lui vicine” (testuale) hanno fatto sapere alle agenzie di stampa che “il dg ha dovuto insistere per andare al voto sul piano news in cda di fronte all’orientamento prevalente dei consiglieri di rinviare nuovamente la votazione. Secondo il manager – hanno detto sempre queste ‘fonti a lui vicine’ – sarebbe stato impossibile attendere ancora, perché sulle riforme, che sono urgenti, è stato perso già troppo tempo. Campo Dall’Orto – hanno fatto notare le fonti – avrebbe potuto galleggiare a lungo e, invece, ha preferito andare alla conta, incassando il voto contrario anche della presidente Monica Maggioni. La bocciatura del piano, proprio sul tema del digitale che dovrebbe mettere tutti d’accordo, dimostra – secondo il pensiero del dg – che le motivazioni dello stop sono tutte politiche e si rischia, con questa presa di posizione, che la Rai resti ferma e ostaggio della politica. Il dg – hanno sottolineato – resta fedele al suo mandato di indipendenza e ora prospetterà la complessità della situazione all’azionista”. Val la pena di notare come le parole utilizzate dalle “fonti vicine” al dg non siano per nulla casuali. Ed esprimono con chiarezza alcuni concetti. Innanzitutto Campo Dall’Orto non intende dimettersi, almeno non ora. Incomprensibile, poi, il no del cda al progetto del nuovo portale web della Rai, che nelle intenzioni del dg sarebbe stato diretto da Milena Gabanelli, nomina –  lo dicono i retroscena delle ultime settimana – non particolarmente gradita (eufemismo) dalla presidente Monica Maggioni, che infatti viene citata nel messaggio subliminale delle fonti vicine a Campo Dall’Orto. Quel “Rai ostaggio della politica”, infine, sembra un messaggio chiaro al governo e al Partito democratico, che aveva voluto l’ex manager di Mtv in sella e che ora lo scarica dopo le frizioni con il segretario Matteo Renzi.

CAMPO DALL’ORTO E RENZI: FINE DI UN AMORE
Campo Dall’Orto, del resto, era stato messo al vertice di Viale Mazzini direttamente dall’allora premier, di cui il dg era un fedelissimo. L’uso del passato non è un caso: negli ultimi mesi, infatti, i rapporti tra i due si erano praticamente interrotti. A Renzi, innanzitutto, non era piaciuto l’atteggiamento neutro della tv pubblica nella campagna elettorale che aveva portato al referendum costituzionale del 4 dicembre: il presidente del Consiglio sperava in un supporto diverso e il mancato appoggio non gli è mai andato giù. Di traverso, invece, gli è finito il boccone amaro della puntata di Report sui tentativi di salvataggio dell’Unità e i presunti favori del Pd al gruppo Pessina per rilevare in extremis il giornale fondato da Gramsci. Mentre gli avvocati di Renzi inviavano diffide e minacce di querela in caso di messa in onda del programma, Campo Dall’Orto non ha fatto nulla per impedirla: l’ex Rottamatore non l’ha presa bene, dicono che pretendeva una sanzione del dg al programma d’inchiesta (stesso discorso per la puntata anti-vaccini), come non ha preso bene la conferma della striscia domenicale di Lucia Annunziata e la prima serata affidata a Bianca Berlinguer. Non solo. Anche la nomina di Carlo Verdelli come direttore dell’Offerta informativa aveva fatto storcere il naso, tanto che il suo piano news era stato bocciato dal cda, con l’ex direttore della Gazzetta dello Sport a rassegnare le proprie dimissioni, peraltro arrivate a pochi giorni di distanza da quelle di Salvatore Merlo e dalla sfiducia di RaiSport a Gabriele Romagnoli. Verdelli, Merlo e Romagnoli: la triade da cui Campo Dall’Orto voleva far partire la riforma della Rai. E su cui ha iniziato a incassare i colpi di chi lo aveva voluto direttore generale.

LA PRESIDENTE MONICA MAGGIONI CONTRO IL DIRETTORE GENERALE
Le indiscrezioni che arrivano dai corridoio di Viale Mazzini parlano della presidente Monica Maggioni pronta a subentrare a Campo Dall’Orto per una reggenza di un anno. Tra i due non corre buon sangue. La conferma a inizio maggio, quando la Maggioni si è dissociata dal dg e dalle sue 244 assunzioni firmate in appena un anno. La giornalista ha accusato l’ex direttore di Mtv di aver creato l’ennesimo bacino di precari, Campo Dall’Orto ha replicato spiegando che erano state acquisite professionalità per aumentare l’offerta editoriale anche nel digitale. Il dg, tra l’altro, ha fatto notare come sotto la sua direzione i conti avessero fatto registrare crescite assai interessanti in termini d’introiti. Secondo un retroscena pubblicato da Dagospia, inoltre, Monica Maggioni non ha visto di buon occhio l’ipotesi di nominare Milena Gabanelli alla guida del nuovo portale web di mamma Rai. Secondo il sito di Roberto D’Agostino, proprio l’era Maggioni alla guida di RaiNews aveva contribuito ad affossare l’informazione online della Rai nonostante una squadra di 1600 giornalisti (si parla, ovviamente, di tutta RaiNews e non solo del sito rainews.it). La presidente ha replicato a Dagospia fornendo i numeri sul traffico internet della sua ex rete, ma i dubbi sono rimasti, al pari delle voci di trame nascoste contro l’ideatrice di Report e chi l’ha proposta come direttrice della nuova testata sul web. Al netto delle voci di corridoio e dei retroscena, il dato incontrovertibile è solo uno: la Maggioni ha votato contro il piano informazione del ‘suo’ direttore generale. E questo è un fatto.

FICO (M5S): “LA COLPA È SOLO DI RENZI, CHIEDEREMO ACQUISIZIONE DEL PIANO”
Che la questione sia tutta un fatto politico è confermato anche dalla presa di pozione di Roberto Fico, presidente (grillino) della Commissione di Vigilanza Rai. “Matteo Renzi ha nominato Campo Dall’Orto, il Partito democratico ha votato in Parlamento la nuova riforma della governance Rai, il Partito democratico ha scelto i consiglieri di amministrazione della Rai – ha sottolineato – Quindi, qualsiasi cosa stia accadendo in questo momento nel servizio pubblico italiano ai vertici della Rai, c’è un solo colpevole: Matteo Renzi e il Pd”. Fico ha poi anticipato che verrà chiesta “l’acquisizione in commissione del piano news” bocciato oggi dal consiglio di amministrazione. “Campo Dall’Orto deciderà in autonomia cosa fare, ma manca circa un anno alla scadenza del suo mandato e sono abituato a fare i bilanci dopo tre anni di lavoro, perché perdere amministratori durante un mandato e ricominciare dall’inizio per poi andare con un nuovo dg dopo un anno e mezzo, fa male solo all’azienda” ha sottolineato il pentastellato. Che poi ha fornito una lettura ancor più partitica della questione: “Nel cda della Rai si gioca una partita politica che ha poco a che fare con i contenuti – ha spiegato – Per esempio sappiamo che Alfano ha fatto pressioni per chiudere Gazebo, continuano ad attaccare una trasmissione di satira e oggi abbiamo dei consiglieri che fanno riferimento ad Alfano, come Messa, che sono addirittura usciti dal cda. Questo è il gioco”. “Borioni che fa riferimento a Orfini o Siddi che fa riferimento a Giacomelli: questa è una partita – ha continuato – Solo noi non abbiamo alcun riferimento interno ma abbiamo messo una persona libera e indipendente, che vota come crede fuori da ogni tipologia o gioco politico. Non dimentichiamo che sul piatto c’è anche la nomina della Gabanelli, che secondo me molti non vogliono e si nascondono dietro un dito”.

FNSI-USIGRAI: “DG E CDA INADATTI AL RUOLO, ORA TUTTI A CASA”
Non si è fatta attendere la reazione della Federazione nazionale della stampa e del sindacato interno di Viale Mazzini. Che hanno usato parole e toni durissimi per descrivere la bocciatura del piano informazione: “È l’atto finale di un dg e di un cda inadatti al ruolo. Un vertice irresponsabile che antepone i propri conflitti di potere al bene della Rai servizio pubblico. Ventidue mesi senza un piano news è responsabilità di tutti. Nessuno escluso. Quindi tutti devono andare a casa”. La continuazione della nota stampa è, se possibile, ancora più forte: “A questo punto – hanno continuato i sindacati – è necessario un incontro urgente con l’azionista per rappresentare la situazione drammatica di una azienda senza guida. C’è l’urgenza, di cui l’azionista deve farsi carico, di assicurare al Servizio Pubblico un vertice stabile e capace di riforme affinché non si ripeta un disastro come quello di Alitalia. Anche per questa ragione assume ancora più importanza la mobilitazione di mercoledì 24 maggio promossa dalla Fnsi per richiamare governo e parlamento sulle emergenze del mondo dell’informazione“.

CDA ERA ULTIMA SPIAGGIA: DALLA NOMINA DELLA GABANELLI AI RILIEVI DELL’ANAC
Non era una novità, del resto, che il cda di oggi fosse vissuto come una sorta di ultima spiaggia dal direttore generale. Oltre alle inimicizie interne, troppi i nodi da sciogliere. Tutti sono arrivati al pettine proprio con il no del consiglio d’amministrazione in calce al piano del dg. I consiglieri avevano chiesto a Campo Dall’Orto strategie e scelte “giuste, utili e possibili” per dire sì al suo progetto di rilancio. Una dialettica che rientra all’interno di un rapporto ormai compromesso, che oggi si è rotto definitivamente – come sottolineato da Messa – anche per la questione Anac. I consiglieri, infatti, la scorsa settimana avevano spiegano di voler conoscere a fondo i documenti che i vertici hanno mandato al presidente dell’Autorità anticorruzione in merito ai rilievi mossi dalla stessa authority sul reclutamento di Genseric Cantournet (capo della Security che nel frattempo si è dimesso) per leggere nero su bianco quanto è stata pagata l’agenzia che ha fatto la selezione e in quali condizioni la selezione si è svolta. Poi, come detto, il piano informazione, in cui a quanto pare erano presenti  alcune correzioni in relazione ad accorpamenti e alla riduzione delle reti, oltre alla nomina di Milena Gabanelli alla direzione della nuova Rai web che dovrebbe chiamarsi rai24.it. Su questa nomina esistono forti contrarietà. La redazione, che dovrebbe essere composta da circa 160 giornalisti, compresi quelli che attualmente lavorano al sito di Rainews e al Televideo, avrebbe il compito di rilanciare l’offerta digitale, ancora non in linea con le potenzialità del servizio pubblico. Non tutti i consiglieri vedono di buon occhio la nascita di una nuova testata, a meno che prima non ne vengano soppresse altre. Ritengono, infatti, che un tale percorso non sia in linea con la nuova convenzione decennale. Nell’ultima riunione del consiglio si è preferito rinviare la riunione, ma ora i nodi sono venuti al pettine.

IL CASO CANTOURNET E LE PAROLE DI CANTONE
Tornando alla vicenda di Genseric Cantournet, va ricordato che il direttore della security Rai si è dimesso il 12 maggio dopo mesi di aspre polemiche, fuori e dentro il consiglio di amministrazione, accentuate dalle dichiarazioni del presidente dell’Autorità Raffaele Cantone che aveva parlato di un proprio fallimento sulla Rai. La nomina di Cantournet era tra quelle contestate perché viziata da conflitto di interesse, in quanto nella società che aveva svolto la selezione aveva un ruolo il padre del dirigente. Al momento di accettare le dimissioni, il direttore generale aveva ringraziato il direttore della security per “il suo prezioso lavoro svolto in questo anno, esercitato sempre con competenza, passione e grande professionalità”. Considerando la delicatezza dell’incarico, gli aveva anche chiesto di rimanere al suo posto per il tempo necessario alla ricerca del sostituto. Per tentare di chiarire la situazione dopo le parole di Cantone, il dg Antonio Campo Dall’Orto e la presidente Monica Maggioni lo avevano recentemente incontrato, producendo alcune memorie. Il caso Anac aveva anche acceso il dibattito nelle ultime riunioni del cda, dopo la presentazione di un dossier proprio da parte del consigliere Paolo Messa. Le dimissioni, però, non hanno rasserenato il clima. E oggi a Campo Dall’Orto è stato presentato il conto da pagare.

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