Raggi, non solo Atac: dietro alle tensioni nel Movimento 5 stelle la lotta per le nomine delle partecipate

Poltrone e nomine nei consigli d’amministrazione. Chi vuole trovare le cause della guerra fratricida del M5S capitolino, non deve far altro che guardare il movimento pentastellato come fosse un partito. Il puzzle sui nuovi vertici delle società partecipate – giunto in queste ultime settimane a un punto critico, con le bozze dei cda ormai pronte – è il vero motivo della bufera politica di fine luglio, così imprevedibile da rischiare di creare sconquassi irreparabili nella macchina amministrativa messa in piedi da Virginia Raggi in Campidoglio. Il tappo è saltato in modo irrimediabile quando l’ormai ex dg Atac Bruno Rota “ha dato di matto” (per citare l’espressione di alcuni consiglieri capitolini), scatenando il parapiglia sulla società dei trasporti e dando modo ai critici di giocarsi la sempre efficace carta del “te l’avevo detto”. Basta farci caso: i retroscena sotto dettatura, gli “scoop” circa riunioni segrete e mal di pancia, gli aut-aut e gli inviti a “voltare pagina” raccontano episodi, inviti a “coinvolgere tutti nelle decisioni”, ma non si dice quasi mai quali sono, in effetti, queste “decisioni”.

LE PARTECIPATE E LA CORSA AI 100 POSTI

Intorno alla metà di aprile l’amministrazione capitolina presenta un avviso pubblico per individuare un centinaio di cariche da inserire nei consigli d’amministrazione delle società controllate e nei collegi sindacali e dei revisori. Il bando è aperto a tutti, a esaminare i curricula saranno commissioni miste consiglieri-assessori che avranno il compito di ridurre la corsa a 5-6 nomi su cui l’ultima decisione spetterà alla sindaca Virginia Raggi. In Campidoglio arrivano migliaia di candidature, ma l’impressione è che i leader capitolini abbiano già in testa i loro nomi. Il primo scontro avviene a giugno su Zetema, società che si occupa degli eventi culturali in città. Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Cultura, vorrebbe al suo vertice Pietro Barrera, segretario generale del Maxxi ma soprattutto ex City Manager del sindaco Francesco Rutelli (con cui collaborava, seppur marginalmente, lo stesso Bergamo); la fronda dei consiglieri – circa una decina – guidata da Marcello De Vito e dal capogruppo Paolo Ferrara, invece, spinge per Roberto Diacetti, giovane manager con un passato a capo di Atac e Risorse per Roma con Gianni Alemanno sindaco, da qualche anno a Eur SpaLo scontro è durissimo e ancora non sopito, i consiglieri arrivano a chiedere la testa di Bergamo minacciando di non far passare alcuni provvedimenti chiave per la Giunta.

GLI EQUILIBRI SALTATI E IL “NUOVO RAGGIO MAGICO”

Basta moltiplicare il caos su Zetema per altre 15 società (almeno) ed ecco il “temporale estivo” trasformarsi in una specie di tsunami. Il quadro è questo. Da qualche mese Virginia Raggi, Luca Bergamo e l’ex vicesindaco Daniele Frongia hanno dato vita a quello che alcuni consiglieri definiscono un “nuovo raggio magico” vi sono ammessi, secondo il racconto degli eletti, alcuni assessori, fra cui gli “stranieri” Massimo Colomban e Pinuccia Montanari, oltre alla “neutrale” Linda Meleo. In particolare, Colomban e Montanari, essendo stati indicati da Casaleggio, sono utili alla sindaca proprio per farsi scudo con gli oppositori, con un discorso del tipo “è il nazionale che ce lo chiede”. In mezzo c’è Andrea Mazzillo, l’assessore al Bilancio che in queste ore sta facendo fuoco e fiamme sui giornali e rischia l’uscita indecorosa dalla Giunta: per nulla amico di De Vito e Ferrara (anzi), ne ha sposato le istanze per essere stato escluso dal “raggio magico” e dalle “decisioni importanti”, specie dopo la “differenza di vedute” (per usare un eufemismo) con il collega Colomban. E quali sono queste “decisioni” su cui tutti reclamano voce in capitolo? La risposta sta in testa all’articolo: le poltrone delle partecipate.

I CONSIGLIERI: “SUI PRESIDENTI DOBBIAMO DECIDERE NOI”

Le bozze dei consigli d’amministrazione ormai sono pronte, ma il criterio utilizzato ha portato a fare fuori i nomi indicati da De Vito e Ferrara: gli assessori di settore (non Mazzillo) indicano i nomi, Virginia dà l’ok. Giusto così? Non secondo quanto dichiara a ilFattoQuotidiano.it un consigliere che, dopo il diktat di Raggi sulle critiche, adesso preferisce restare anonimo: “Non funziona così, non si è mai visto – spiega – Bergamo è del Pd, non l’ha eletto nessuno, è arrivato in punta di piedi e l’hanno fatto vicesindaco. Perché deve decidere lui e non Marcello (De Vito, ndr) che ha preso più di 6.000 voti? Chi è la Montanari? Perché decide lei chi deve andare capo di Ama?”. Forse perché è l’assessore? “Ma non sono espressione dei cittadini – prosegue il consigliere – Virginia si chiude e dà retta solo a loro, decidono tutto loro”. E su Rota? “Gliel’avevamo detto: è bravo ma è matto – attacca – lo sapevano tutti. Non ci sono stati a sentire, hanno dato retta a Colomban e guarda che casino ha fatto questo, ha creato pure un danno a Enrico (Stefano, ndr) sul nulla. Marcello è la seconda carica, si fa il culo per mediare con le categorie, incontrare persone, conterà qualcosa o no?”. Quindi lo schema secondo voi è: assessore-giunta e presidente-consiglio? “Sarebbe già un passo avanti”. Anche Mazzillo era del Pd? “Ma 10 anni fa, dal 2012 sta con noi. E deve rimediare ai casini fatti dagli altri mettendoci la faccia, come con Atac: avrà anche lui voce in capitolo?”.

FRACCARO E BONAFEDE TENTANO LA MEDIAZIONE

Qualche giorno prima che esplodesse il caso Rota, la tensione era salita alle stelle in occasione della presentazione del candidato al Municipio X OstiaGiuliana Di Pillo. Elezioni a cui il M5S tiene moltissimo: l’unico municipio sciolto per mafia, una prova per la Giunta capitolina, il territorio dove per la prima volta si affaccia un gruppo di “M5S Giovani”. Sul litorale (da dove vengono sia Ferrara che Mazzillo) Raggi non è presentata, facendo arrabbiare praticamente tutti, compreso Mazzillo che poi ha iniziato con le sue sfuriate più o meno pubbliche. E adesso chi rimedia? I leader nazionali come Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio non hanno più molta voglia di occuparsi delle beghe capitoline, così il pallino è passato ai parlamentari Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, i quali tengono costantemente aggiornato sia Beppe Grillo che Davide Casaleggio. L’obiettivo è cercare di “salvare” anche Mazzillo, che se venisse silurato – come ha lasciato intendere proprio ieri Virginia Raggi – sarebbe il terzo assessore al Bilancio saltato in poco più di 12 mesi. E allora sarebbero dolori.

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