Primarie Pd, Renzi: “Chi vince, diventa candidato-premier. E se tocca a noi, combatteremo contro l’immobilismo”

Votate il segretario perché sarà anche il candidato-premier alle prossime elezioni. E’ così che Matteo Renzi richiama i suoi a presentarsi alle primarie del Pd di domenica prossima. E’ una delle differenze tra lui e i suoi rivali, Andrea Orlando e Michele Emiliano secondo i quali le figure di leader del Partito Democratico e di capo del governo. E’ la risposta, forse senza volerlo, alla lettera-appello dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia che su Repubblica si era rivolto direttamente all’ex presidente del Consiglio: “Le elezioni francesi ci ricordano che la sinistra divisa va incontro a un solo destino: la sconfitta. Se le primarie lo confermeranno segretario del Pd, a Matteo Renzi resta meno di un mese per dare un segnale chiaro: cambiare la legge elettorale e costruire una coalizione. Altrimenti il centrosinistra andrà incontro a una sconfitta che definirei generazionale, perché ci vorrà appunto una generazione prima che si possa ricostruire la fiducia e la partecipazione del proprio elettorato”. La risposta di Renzi è che chi vince le primarie del Pd vince tutto, quindi escludendo a priori eventuali primarie di coalizione. “In molti – scrive Renzi nella sua e-news – vogliono farci credere che il risultato sia già scritto. E lo fanno per allontanare molti di voi dai gazebo, domenica, dalle 8 alle 20. Non caschiamoci, vi prego! Il passaggio di domenica è fondamentale e abbiamo molto bisogno dell’impegno di voi tutti”. Renzi, tuttavia, non è pessimista sulla partecipazione, vero filtro attraverso il quale si capirà lo stato di salute del partito: “Credo che troveremo delle sorprese in termini di numero di persone che si stanno pre-registrando” al sito per votare domenica alle primarie.

Renzi ha rivendicato una campagna elettorale “in silenzio, nei piccoli comuni, senza la sfilata di telecamere e taccuini”, una campagna elettorale “di squadra”, ha aggiunto. L’accento è ancora una volta sulla battaglia “all’immobilismo”, cioè il tono che contraddistingue il Rottamatore ormai da 5 anni. “e toccherà a noi – spiega – dovremo lottare per non rassegnarci all’immobilismo che dopo il referendum del 4 dicembre sembra aver bloccato la vita politico istituzionale italiana. Avevano detto: se vincerà il No, in sei mesi risolveremo tutto. Dopo cinque mesi la palude regna sovrana“. Dall’altra parte si giustifica: “Il Pd da solo non ha i numeri per cambiare le cose”, sottolinea. “Ma noi non ci accontentiamo di chi dice solo no. Di chi vuole solo bloccare tutto. E faremo di tutto per restituire energia, slancio, vigore al Paese.

Quanto ai temi, Renzi ribadisce che l’ambiente è un tema centrale (“ma non solo a parole”), che bisogna trovare misure per incrementare i posti di lavoro “oltre a quanto fatto col Jobs Act“, che sulle riforme istituzionali bisogna ripartire magari con azioni singole e soprattutto “dal basso”, un altro no ai redditi di solidarietà: “Noi siamo per il lavoro di cittadinanza, non per il reddito di cittadinanza, siamo per il lavoro e non per l’assistenzialismo”.

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