Pd, Matteo Renzi vince con oltre il 70%. Emiliano: “Impediremo che commetta gli stessi errori. Altrimenti sarà scontro”

Con un dato che supera il 70% Matteo Renzi trionfa nelle primarie e si lascia alle spalle Andrea Orlando (che si ferma intorno al 20%) e Michele Emiliano (vicino al 7%). Proprio il presidente della Puglia però non ha raccolto l’invito dell’ex premier di finirla con “i litigi” e si dichiara indomito e pronto alla guerra: “La prima cosa da capire, ora, sarà cosa vuol fare. Non mi sembra abbia preparato nulla, non abbiamo mai parlato di futuro, prospettive. Insomma, commettendo gli stessi errori del passato non ha concertato nulla con nessuno. Certo, sia chiaro: si può dimenticare che facciamo quello che dice lui. Utilizzeremo la voce delle decine di migliaia di persone che ci ha votato per impedirgli che ricommetta gli stessi errori evitando di condividere le scelte. Se dovesse rifare questo gioco, lo scontro – dice in un’intervista a La Repubblica – sarà frontale”. Il magistrato prestato alla politica respinge al mittente anche un’ipotesi di uscita dal partito: “Non scherziamo. Abbiamo affrontato questo scontro a mani nude proprio per stare nel Pd, perché questo è il nostro partito. E per fortuna: se io e Andrea Orlando non ci fossimo candidati, cosa sarebbe rimasto? Tutto sarebbe stato renziano e la gente si sarebbe allontanata ancora di più dal partito. Abbiamo già ottenuto il nostro risultato principale: ora esistiamo”. Perché “io di Renzi non mi fido. Non mi aspetto nulla da lui ma voglio capire cosa ha in testa. Noi ci siamo dati appuntamento il 6 maggio quando nascerà Fronte democratico”. Una nuova corrente “composta da uomini liberi e forti. L’obiettivo è tenere vivo il partito. E il segretario dovrà garantirne la pluralità”.

Agli avversari delle primarie Renzi ieri dal palco della vittoria l’ex premier però ha promesso di farsi carico delle loro battaglie. “Basta parlare di ‘partito di un uomo solo’, quindi: umiltà e responsabilità saranno le parole del nuovo corso, assicura. Ma basta, anche e soprattutto, “ai litigi”. E questo sembra essere l’auspicio di Arturo Parisi, fondatore dell’Ulivo con Romano Prodi, e ideatore delle primarie che intervistato dal Corriere della Sera dice che le primarie sono state “sicuramente vitali. La domanda di partecipazione resta alta, nonostante tutto”, ma “se la vittoria di oggi non sarà usata dal vincitore per fare di una unità interna lo strumento e la garanzia di una unità più grande, il controllo del partito da solo non serve a niente”.  Secondo Parisi, Renzi “era l’unico, più che il migliore. L’unico che alludeva alla mia idea di democrazia e dentro questa metteva al centro il tema del governo, più che quello del partito. Ma tutto questo è ormai cosa di ieri”. Ora infatti il tema centrale sarà unire il centrosinistra: “D’ora innanzi il problema centrale sarà solo questo. Senza il Pd il centrosinistra non esiste. Ma il solo Pd continua a non essere sufficiente“. Su questo Parisi spera che Renzi non punti a tornare premier con le larghe intese: “La sola prospettazione – spiega – di una alleanza tra il Pd e FI, dopo il voto e alle spalle dei votanti, sarebbe il mezzo più sicuro per impedire ai due partiti di raccogliere una somma di voti sufficienti a produrre una maggioranza. M5S finirebbe per stabilizzare il suo primato e tutti gli altri partiti sarebbero spinti a radicalizzare irresponsabilmente le proprie posizioni. L’esito inevitabile sarebbe un ulteriore avanzamento della frammentazione, che aggraverebbe l’ingovernabilità”.

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