Pd, la rivolta dei Giovani democratici di Catanzaro: “Renzi, o si cambia o si muore. Siamo pronti a riconsegnare le tessere”

I Giovani democratici di Catanzaro sono sul piede di guerra. Dopo il fallimento delle comunali, nel capoluogo della Calabria Matteo Renzi rischia di vedersi stracciare in faccia 85 tessere dopo aver incassato già le dimissioni di Pasquale Squillace, il segretario del circolo “Enzo Lauria”, il più importante di Catanzaro.

La debacle del candidato renziano Enzo Ciconte contro l’uscente sindaco di centrodestra Sergio Abramo è solo la goccia che sta facendo traboccare il vaso in casa del Pd calabrese già provato, così come il resto del partito nazionale, dalla sconfitta al referendum del 4 dicembre e dalla necessità di giustificare sempre la schizofrenia di una classe dirigente che, dopo aver dichiarato a reti unificate che si sarebbe fatta da parte, è ancora lì a decidere poltrone, candidati e ministri.

“Matteo, o si cambia o si muore”. Inizia così la lettera che i Giovani democratici di Catanzaro hanno scritto e inviato al segretario nazionale. Gli 85 tesserati lamentano disattenzioni nei loro confronti. “Una comunità come la nostra – scrivono – andrebbe salvaguardata con cura e valorizzata con tutti i mezzi di cui questo partito dispone. Ci riteniamo al momento oggetto di banali audizioni, nelle quali ci sentono (forse), ma non ci ascoltano. Abbiamo lanciato allarmi rimasti privi di qualsiasi approfondimento nella derisione generale dei quadri dirigenziali locali. Loro si prendevano gioco di noi e intanto, giorno dopo giorno, gli scenari che noi prevedevamo prendevano forma sempre più pericolosamente”.

Il riferimento è alle elezioni comunali dove il Pd, senza primarie e senza alcun dibattito interno al partito, ha scelto il candidato Vincenzo Antonio Ciconte, attualmente consigliere regionale e indagato nell’inchiesta “Rimborsopoli”.

Un film già visto cinque anni fa quando il Pd “dei notabili” prima ha fatto finta di appoggiare il giovane Salvatore Scalzo, lasciando poi “liberi” i capataz del partito locale di dirottare i voti sul candidato di centrodestra. Lo scorso giugno, con Ciconte, la batosta è stata ancora più forte e soprattutto alla sconfitta elettorale non è seguita alcuna autocritica.

“Chiuse le urne, – scrivono infatti  i giovani democratici – abbiamo fatto i conti con percentuali amare: lista Pd al 5% inclusa in una coalizione che contava ben 11 liste raccolte in un’autentica corazzata, almeno sulla carta; candidato sindaco della coalizione precipitato al -13% rispetto al dato complessivo di tutta la coalizione. Al ballottaggio la mazzata letale: 65% per il candidato del centrodestra, sindaco uscente reduce da cinque anni a dir poco anomali, contro il 35% del nostro candidato, su un’affluenza pari al 47%”.

Conti alla mano, sono “4mila voti in meno a favore del centrosinistra rispetto al primo turno. Un’inappellabile Caporetto. Imprevedibile? Tutt’altro, in un territorio dove si prepara accuratamente la strada verso suicidi simili. Organismi del partito integralmente neutralizzati a livello provinciale e cittadino, nel corso dei mesi. Partito commissariato dal segretario regionale Magorno (deputato e componente della commissione parlamentare antimafia, ndr), autoinvestitosi della carica di commissario, rallentando i processi di crescita e confronto in vista degli appuntamenti cruciali. Risultato? Lista elettorale redatta nell’ultima settimana prima della presentazione ufficiale, candidato sindaco esponente del notabilato che tu, caro Matteo, ti proponevi di combattere con tanta decisione dopo la sconfitta referendaria. Trascurare i militanti e chiudere al dialogo, all’ordinario scambio di vedute comporta un’emorragia inarrestabile”.

Un’emorragia che, dalle parole degli 85 iscritti Gd, sembra proseguire perché sono venuti meno alcuni valori “imprescindibili: discussione, partecipazione e condivisione. Cos’è il Pd senza la propria gente? I Gd Catanzaro non vanno in cerca di vetrine e passerelle, ma di interlocutori che comprendano lo stato delle cose. Abbiamo sospeso la nostra attività, il nostro segretario si è dimesso allo scopo di sensibilizzare un ambiente menomato. La risposta? Un regolamento per i congressi locali che ci impone di accumulare tessere, tessere e ancora altre tessere. E i programmi? E un’idea di partito? Trovano uno spazio in mezzo a tutte queste tessere?”.

Secondo i giovani democratici quello che si sta delineando è un partito “dei pochi, dei ‘belli che sistemati’”. “È inconcepibile – concludono – e non intenderemo aderirvi. Matteo aiutaci ad aprire una nuova stagione in Calabra, quella del riscatto. Oppure si concretizzerà davvero il deposito di tessere. Quelle riconsegnate”.

Il “redde rationem” calabrese, in realtà, era iniziato già una settimana fa quando il segretario del circolo di Catanzaro Pasquale Squillace ha rassegnato le sue dimissioni: “Alla luce delle ultime scelte del partito nazionale e del silenzio assordante di quello regionale – scrive – l’ipotesi che qualcosa di davvero rivoluzionario possa accadere ci sembra sempre più lontana”.

Tra poche settimane sarà tempo di congressi provinciali e la sensazione è che la base del partito stia puntando i piedi nel tentativo di provocare una reazione che, se non arriva, porterà di certo i giovani democratici, ma non solo, a guardarsi intorno.

“Non mi presterò – sono sempre le parole di Squillace – alle dinamiche di un congresso farsa con regole che non garantiscono una partecipazione equa nei tempi e nei modi, non mi presterò a qualche vecchio burocrate di partito (il vecchio non è anagrafico visto i tanti giovani incapaci di reazioni), a cui serve l’occupazione di uno spazio interno ad un apparato che gli possa poi garantire ruoli e poltroncine, non mi presterò a che questo partito possa costruire l’ennesima disfatta al fine di garantire ai maggiorenti qualche posto alla Camera dei deputati o in Senato”.

Su questo punto, i prossimi mesi in Calabria vedranno scontri feroci e animati dalla necessità di garantire una candidatura a personaggi e mogli di personaggi che sono già alla terza o quarta legislatura.

“Ciò che ci viene prospettato con questi congressi – conclude il segretario del circolo di Catanzaro nella sua lettera di dimissioni – è lo stesso sistema che ci ha fatto perdere le elezioni amministrative in Calabria a tutte le latitudini. Non capire che sia arrivato il tempo affinché le idee cammino su gambe e facce nuove e credibili è da irresponsabili. Questo congresso ci toglierà per l’ennesima volta il diritto dovere di partecipazione al nostro partito. La misura è colma”.

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