Paola Taverna ha scoperto l’ennesima porcata targata Gentiloni. Ecco di cosa si tratta

La denuncia di Paola Taverna: “Proprio loro che volevano abolire il Cnel che fanno?
Prima di lasciare il Governo gli piazzano altri 48 uomini.
Quando si dice la coerenza!”


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Certo, il governo Gentiloni potrebbe dire che l’infornata di nomine all’ente inutile denominato Cnel, con relative indennità, era un appuntamento istituzionale inderogabile. Ma le scadenze possono essere rispettate in modi diversi, senza lo spettacolo non proprio brillante delle indennità ripristinate, senza la corsa alla lottizzazione, senza far finta di niente o calcare le orme del passato, come se non esistesse l’imbarazzo di un atto dovuto sì, ma da esercitare senza enfasi. Certo, possono anche dire che i No al referendum hanno bocciato la cancellazione costituzionale del Cnel, e quindi cosa avranno da borbottare adesso i fautori della bocciatura della riforma: chi è causa del suo mal pianga se stesso. Lo possono dire, certo, ma davvero pensano che la valanga di No sia partita per l’abolizione del Cnel? Una buona arma nella ritorsione polemica, ma nulla di più. Se il referendum fosse stato solo sull’abolizione del Cnel, i Sì sarebbero arrivati quasi al cento per cento. Una classe politica con un minimo di rispetto di sé avrebbe anzi fatto uno sforzo per abolirlo tutto insieme dopo il 4 dicembre, senza scadere nella spirale delle ripicche. Ma questa classe politica non c’è. E adesso, ripicca dopo ripicca, siamo arrivati al giro di nomine lautamente indennizzate compiute da un governo che dovrebbe gestire solo l’ordinaria amministrazione. Come se la lezione del 4 marzo 2018 non esistesse. Che poi si tratta di piccoli gesti, di entità economica decisamente modesta, quasi risibile. Però i simboli non hanno costi e prezzi. Lavorano sulle emozioni e sull’immaginazione, che non sono prerogative di un’umanità minore, come ora tendono a sostenere gli sconfitti, convinti che si tratti di cose esclusivamente «di pancia», irrazionali, infantili.