‘Ndrangheta “controllava i gruppi ultras della Juventus per spartire tra le cosche i ricavi del bagarinaggio”

Una catena di comando per controllare il bagarinaggio e spartire i ricavi tra le cosche. Il quadro prospettato dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino è stato riconosciuto dal tribunale che, nelle motivazioni della sentenza del processo “Alto Piemonte” dello scorso 30 giugno, afferma che la ‘ndrangheta si è “di fatto imposta nel tifo organizzato esercitando un vero e proprio controllo dei gruppi che supportano la Juventus”. Non una pressione diretta delle cosche sul club di Andrea Agnelli, ma indiretta: “Punto nodale della vicenda in esame non è la forza di intimidazione esercitata dalla ‘ndrangheta sulla società bianconera – chiarisce il gup Giacomo Marson -, che è invece sottoposta al ricatto dei propri tifosi, bensì quella esercitata dal sodalizio sul mondo del tifo organizzato al fine di acquisirne il completo controllo”. In sostanza, la curva è divisa tra vari gruppi criminali, come già aveva ricostruito parzialmente ilfattoquotidiano.it.

Di questo sistema Rocco Dominello, ultras dei “Drughi” in contatto coi manager della Juventus (condannati lunedì dal tribunale sportivo federale per la cessione irregolare di biglietti e il sostegno ai gruppi di tifosi), fungeva da “garante ambientale”: “Ha assunto un ruolo decisivo nella vicenda che riguarda la vendita dei biglietti per assistere alle partite della squadra calcistica Juventus”. Ci è riuscito “valendosi dell’autorevolezza e del timore ingenerato dall’appartenenza alla ‘ndrangheta”, ma anche grazie al sostegno di suo padre Saverio, esponente della cosca Pesce di Rosarno condannato a 12 anni e un mese di carcere per associazione mafiosa e tentato omicidio, mentre per gli stessi reati Rocco è stato condannato a 7 anni e 9 mesi.

Che ci fosse una sorta di spartizione era già emerso nel 2008 quando un pentito, Francesco Costantino, raccontò ai pm della Dda di Torino di un incontro/scontro in città tra “esponenti della famiglia degli Ursino e quella dei Cataldo di Locri per gli interessi legati al mondo del calcio”. “Si trattava di interessi relativi ai biglietti per l’ingresso allo stadio per le partite della Juventus. Ricordo che vi fu un incontro tra le suddette famiglie per evitare lo scontro determinato dagli interessi relativi alla vendita dei biglietti davanti allo stadio nonché ai soldi che venivano inviati dalle squadre alle tifoserie. Ricordo che si parlava di introiti pari a circa 15mila euro a settimana”.

Quest’anno un altro collaboratore, Christian Talluto, ha riferito che un gruppo di ultras di Settimo Torinese “era controllato da uno dei fratelli Magnis”, noti criminali della zona, mentre dietro il gruppo degli “Arditi” “c’erano i fratelli Lo Surdo, dietro i quali c’erano gli altri tra cui i Crea”, tutti legati alla ‘ndrangheta. Un altro collaboratore – Massimiliano Ungaro – ha infine raccontato degli incontri dei Crea con altri personaggi di spicco della cosche trapiantate a Torino: “I Crea presero in mano i biglietti della finale di Champions di Berlino – ha messo a verbale -. Guadagnarono 40mila euro dalla vendita, duemila vennero dati a me, una parte alla famiglia Agresta”. Poi aggiunge: “Identica somma fu riconosciuta a Placido Barresi”, storico esponente della criminalità calabrese a Torino e genero di Mimmo Belfiore, condannato come mandante dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia.

A loro si aggiunge anche Patrizia Fiorillo, moglie del leader dei “Bravi Ragazzi” Andrea Puntorno, condannato per traffico internazionale di droga: “Ho sentito dire che la costituzione dei gruppi deve essere autorizzata. C’è qualcuno più in alto che controlla gli equilibri dei gruppi quando ci sono contrasti”. Suo marito, ad esempio, sarebbe stato spalleggiato da Renato Macrì, dagli Ursino e dai Belfiore. Un’autorizzazione fu data in Calabria al capo della mafia rumena di Torino per costituire il gruppo ultras dei “Templari”.

La tesi del controllo della ‘ndrangheta sulla curva “trova clamorose conferme”. “Gli elementi raccolti dimostrano anzitutto l’esistenza di un sistema di ripartizione dei gruppi di tifosi organizzati fra diverse articolazioni locali della ‘ndrangheta – si legge nelle motivazioni – che non a caso devono prestare il proprio assenso all’ingresso in curva di nuovi soggetti, in quanto ciò comporta evidenti ricadute di carattere economico”. Il riferimento è alle riunioni e agli incontri fatti per far entrare nella Curva Scirea dello Stadium un nuovo gruppo, “I Gobbi”, nato grazie a Saverio Dominello: “Se il piatto è rotondo, io so che quel piatto poi… se si deve fare a 5 spicchi”, aveva detto l’uomo, parole che “sono del resto assolutamente chiare e non lasciano adito a dubbi circa il contenuto della conversazione”, annota il gup.

In molti non si erano spiegati come suo figlio fosse diventato un tifoso capace di tenere a bada tutti. Non se ne erano resi conto i manager come Stefano Merulla, responsabile della biglietteria: “Ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte all’interno della curva”, diceva di lui. Non se ne capacitava neanche un capo della curva come Loris Grancini, leader dei Viking: “Nel 2012 arriva Rocco allo stadio – ha detto il 15 maggio in aula -. Dopo tre, quattro mesi il signor Alessandro D’Angelo responsabilizza questo ragazzo a una cosa che ci fa rimanere male, perché non capivamo perché dà tutti i biglietti di una finale di coppa Italia a un ultras che è arrivato per ultimo”. Inspiegabile e misterioso, ma capace al punto che si accredita “presso la società calcistica Juventus come soggetto in grado di mediare con le frange più violente del tifo organizzato” e assume “il ruolo di ‘garante ambientale’ fra la ‘ndrangheta e gli ultras, gestendo nell’interesse della cosca i rapporti con questo mondo”.

Il giudice del tribunale di Torino si sofferma anche sui manager della Juventus, come il responsabile della biglietteria Stefano Merulla e il security manager D’Angelo, inibiti dal tribunale della Figc insieme al presidente Andrea Agnelli e all’ex direttore commerciale Francesco Calvo. Il magistrato ritiene che abbiano fornito “reticenti dichiarazioni” perché “hanno evidentemente agito al fine di occultare comportamenti poco trasparenti da loro posti in essere nei confronti della società”: le regole vietavano loro la cessione di biglietti a credito e per un numero superiore a quattro per ogni persona. Regole violate spesso.

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