Migranti, l’Ue ha dato all’Italia 1,2 miliardi di flessibilità per l’accoglienza. Ma lo Stato continua a indebitarsi

Quanto è costata davvero l’emergenza migranti? Nel 2015 tra operazioni di salvataggio e di pattugliamento in mare e sistema d’accoglienza, i ministeri competenti (Viminale, Trasporti e Difesa) dicono di aver speso 1,2 miliardi di euro. Per il 2016 gli stessi ministeri arrivano a 2,7 miliardi di euro, di cui 2,1 per il solo sistema di accoglienza. Le cifre rispetto al Documento di economia e finanza (Def) dell’aprile 2016 non tornano: il ministero del Tesoro scrive che abbiamo speso rispettivamente 2,6 e 3,7 miliardi di euro. Le voci di spesa con una maggiore discrepanza sono “soccorsi” e “sanità e istruzione”. In particolare quest’ultima, costata circa 550 milioni all’anno secondo il Def, a quanto affermano il ministero dell’istruzione e della Sanità ricade in pieno nelle competenze del Viminale nei centri d’accoglienza. Il resto sono spese ordinarie.

La flessibilità concessa – Alla luce delle stime del Def, il ministro Piercarlo Padoan ha chiesto dal 2015 l’attivazione di una “clausola di flessibilità” ad hoc: uno sconto sul patto di stabilità proporzionale a quanto speso per i migranti. Quanto ci concede l’Europa? Lo scrive l’Ufficio parlamentare di bilancio nel focus La manovra per il 2017 nel quadro programmatico dei conti pubblici: per quanto riguarda le spese per i migranti la Commissione ha concesso “lo 0,07 per cento quale somma dello 0,03 per il 2015 e dello 0,04 per il 2016”. In tutto fanno 1,2 miliardi di euro, ossia il totale della spesa per accoglienza e soccorsi nel 2015.

L’accoglienza nel 2015 e nel 2016 – Il sistema d’accoglienza si è ingrandito notevolmente in questi ultimi due anni. Nel 2015 i nuovi ospiti sono stati 103.792. Nel 2016 si è passati a 176.554. Cifra già al momento superata, visto che siamo già sopra i 180mila. E il Viminale si sta indebitando sempre di più per mantenere le strutture. Lo ha ammesso anche il ministro Marco Minniti a marzo 2017, quando ha riferito in Senato sul bilancio consuntivo 2015. La spesa per i centri di accoglienza “nel corso dell’esercizio 2015 non è stata supportata da un adeguamento proporzionale delle risorse finanziarie, malgrado la programmazione delle spese in sede di bilancio di previsione e le proposte di assestamento, solo in parte assentite”, diceva Minniti. Il conto dei centri di accoglienza è passato così da 600 milioni a oltre 1,2 miliardi tra il 2014 e il 2015. Nel 2016 il costo complessivo è arrivato a 1,9 miliardi. Della stessa proporzione è cresciuto il debito: nel biennio 2015-16 da 211 milioni ha raggiunto i 408 milioni.

Il problema dello Sprar – Dai conti del Viminale emerge la sproporzione tra i fondi ipotizzati per lo Sprar e quelli invece destinati ai centri straordinari. Se i fondi per lo Sprar hanno criteri di spesa precisi e uno standard a cui adeguarsi, quelli per i Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, no. Alcuni di questi sono più economici, ma altri richiedono molti fondi per ristrutturazioni e messa in sicurezza. Il conto finale così aumenta. Nel 2016, l’anno in cui il sistema di accoglienza ordinario è andato meglio, al Viminale pensavano di dare 400 milioni a questo percorso – considerato il migliore – e 450 a quello straordinario. Alla fine allo Sprar ne sono serviti 260, mentre il budget per le strutture straordinaria si è quadruplicato, arrivando a 1,7 miliardi. Il motivo è semplice: i Comuni che aderiscono allo Sprar, un programma che funziona solo su base volontaria, sono uno su otto. La coperta continua ad essere corta e i fondi stanziati, finché si agirà solo in emergenza, non basteranno mai. Questo nonostante già ci sia una stima di quanti posti servono all’Italia nel 2017: circa 200mila.

I salvataggi in mare nel 2015 e 2016 – Secondo il Def, il costo complessivo delle operazioni di salvataggio in mare è di e di 773 milioni nel 2015 e di 729 milioni di euro nel 2016. Il risultato però è più di dieci volte il costo dei soccorsi operati dalla Guardia Costiera nel 2015 indicato dal Primo Maresciallo Antonio Ciavarelli il 5 agosto, in audizione al Comitato Schengen: 60 milioni di euro. Le Capitanerie di Porto nel 2016 hanno invece stanziato 441 milioni per la “salvaguardia delle vite umane”, attività che non comprende solo missioni di salvataggio dei migranti. Alla voce soccorsi si possono aggiungere anche le missioni nel Mediterraneo della Marina, che lo scorso hanno ha salvato oltre 36mila persone. Tra l’operazione Mare Sicuro e il contributo a Eunavformed, la missione Sophia con la quale la Commissione europea vuole arrestare i trafficanti di uomini, al conto si aggiungono altri 160 milioni. Il totale per il 2016 è quindi 600 milioni di euro per le operazioni, totale che però non conta strettamente le missioni di salvataggio dei migranti e che quindi è un po’ più abbondante del reale. Ma un risultato è certo: lo stesso Def 2017, con 729 milioni, è di gran lunga inferiore a quanto riferito da Padoan al commissario agli Affari economici Pierre Moscovici nell’ottobre del 2016: all’epoca si diceva che i soccorsi costassero all’Italia 881 milioni di euro.

Il contributo di Bruxelles – “Abbiamo dato all’Italia quasi 600 milioni di euro per gestire le sfide di migrazione, confini e sicurezza fino al 2020, oltre a quasi 150 milioni di euro per il sostegno d’emergenza”. A dirlo è Dimitri Avramopoulos, Commissario Ue sull’immigrazione, in un’intervista a l’Espresso del 17 luglio. Il denaro arriva dai fondi Amif (347,75 milioni) e Isf (244,89 milioni) che hanno lo scopo di migliorare accoglienza e asilo, più il finanziamento d’emergenza da 147,63 milioni di euro. 750 milioni di euro circa da spendere da qui fino alla fine del 2020. Di questi – Def dixit – quasi 300 milioni sono già nelle nostre casse, a cui se ne aggiungeranno altri 91 con il 2017.

Quanto spenderemo nel 2017? – Quest’anno la coperta sembra ancora più corta, in particolare per coprire le spese del Viminale. Nella legge di Bilancio per l’anno in corso, il totale messo a disposizione per il ministero dell’Interno è meno del 2016: 1,9 miliardi. Impossibile che bastino, visto lo scarso ricambio nel sistema di accoglienza (spesso i tempi di permanenza vanno oltre i due anni). Il rischio è di veder crescere ulteriormente il buco per ripagare l’avviamento e la gestione dei centri straordinari. Secondo quanto previsto sempre nell’ultimo Def, la Commissione europea dovrebbe concedere una clausola di flessibilità di 0,15% del Pil. Lo sconto ottenuto dall’Italia nel triennio sarebbe così pari a quanto chiesto da Padoan nel 2015: circa 3,3 miliardi di euro.

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