Massimo Corsaro, antisemita o semplice miserabile?

Oggi ci tocca commentare il post di un parlamentare del gruppo Misto, un Carneade chiamato Massimo Corsaro, che fa riferimento negli ultimi tempi a Raffaele Fitto. Corsaro è il classico nomen omen: ha servito con o senza lettera di corsa per diversi vessilli e su Wikipedia avete un agile riassunto di tutti i partiti attraversati dal “signore”. Non gli manca nulla, nemmeno la stagione finto-liberale e post-fascista che si portava moltissimo negli anni Novanta. Corsaro allora si lavò nell’acqua di Fiuggi sotto Gianfranco Fini, pur tenendo viva la fiammella tricolore che sorge dal sarcofago di Mussolini. Il primo amore, infatti, non si scorda mai: nel 1980 Corsaro aderì al MSI-DN e fu consigliere comunale di Pieve Emanuele.

Un neofascista, insomma, di quelli a cui ogni tanto scappa il saluto romano come al dottor Stranamore; il saluto romano o la frasetta antisemita, a seconda della circostanza. Ed è appunto per questo che oggi ne dobbiamo parlare: a forza di marcire nel suo anonimato, Corsaro ha pensato bene di guadagnarsi i suoi 15 minuti di fama pubblicando il seguente post su Facebook contro il “collega” parlamentare Emanuele Fiano.

Ah, il sagace calembour. Se le sopracciglia le porta così per coprire i segni della circoncisione, significa che Emanuele Fiano è una testa di c***o. Capito il raffinato sense of humour? Ora, se anche Emanuele Fiano non fosse ebreo, questo post di Massimo Corsaro, ne converrete, non brillerebbe per acume politico. O per eleganza. O per educazione. O per simpatia. E nemmeno per humour, magari nero, a meno che non lo si intenda come bruno, da Sturmabteilungen (SA).

Il punto è che Emanuele Fiano è proprio ebreo, dunque è anche circonciso, e la circoncisione è stata, appena 80 anni fa, uno dei modi con cui gli ebrei in Italia venivano individuati e mandati magari in un campo di sterminio. Come peraltro accadde – ma guarda tu alle volte le coincidenze – al padre di Emanuele Fiano, Nedo, classe 1925 e bello vivo da poter ancora mostrare il tatuaggio di Auschwitz sull’interno del suo braccio.

Qualcuno tra i miei lettori si dirà: ohibò, ma chi mai mandava a morire gli ebrei italiani? Nulla, fu uno degli ordini di quel Mussolini che però, va detto, avrà pure sospeso il Parlamento e la democrazia, ma d’altro canto fece la bonifica della palude pontina, deportandoci a forza (non come ha fatto in tempi più recenti il Miur coi docenti assunti a tempo indeterminato in giro per l’Italia, per capirci) alcune migliaia di veneti. Sì, poi avrebbe, en passant, abrogato tutte le libertà civili e politiche del popolo italiano a cominciare da quella di voto, espressione, pensiero, stampa, matrimonio, adunanza, riunione politica, associazione, religione, segretezza delle comunicazioni e della corrispondenza, lavoro e movimento fra una città e l’altra (occorreva il nulla osta del prefetto per spostarsi: ve lo immaginate oggi come reagirebbe il povero Corsaro se gli imponessimo di firmare un foglio di via ogni volta che fa un viaggio? Ah, i bei tempi di quando c’era Lui!). Ci sarebbe poi anche quel trascurabile dettaglio dell’aver aderito a una guerra mondiale dalla parte, come dire, sbagliata, mandando a morire circa 422.000 italiani e ottenendo l’invasione (questa per davvero, con gli scarponi, le uniformi e i cingolati) di una serie di eserciti nemici e alleati, il bombardamento di tutte le città industriali d’Italia e la trasformazione dello Stivale in una tabula rasa dove prosperavano solo la fame, le malattie e le carestie. Però via: questi son dettagli, a fronte della bonifica delle paludi pontine.

L’attacco personale contro Emanuele Fiano – che immaginiamo Massimo Corsaro indichi sempre con la sua corretta apposizione di “giudeo” – proviene dalla proposta di legge di quest’ultimo, che mira a dare una stretta alla Legge Scelba e alla Legge Mancino, per colpire l’apologia di fascismo.

E che volete farci, i neofascisti son così: quando non hanno argomenti, denigrano la persona che ne ha, andando sull’insulto personale. Altri, più acuti di Massimo Corsaro, si sono scoperti improvvisamente liberali e hanno detto: “Mai una legge che punisca i reati d’opinione!”. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano, questi liberali alle vongole de’ noantri, quando la libertà d’opinione che vogliono poter applicare ai nostalgici di Mussolini – quel grand’uomo di cui sopra – verrà invocata dagli entusiasti della Sharia, o del jihad, o del movimento politico noto come Daesh, che avanza in Nord Africa e prospera con cellule impazzite in tutta Europa. Perché se non ci devono essere limiti alle infamie politiche che uno può dire in pubblico, o vale per tutti, o magari per qualcuno si fa un’eccezione, così come stabilirebbe quella Costituzione scritta, pensate un po’, perfino dai socialisti e dai comunisti mangiabambini.

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