Marco Travaglio smerda i media nazionali: “I tg Rai (Pd1, Pd2 e Pd3) e giornali, imboscano le notizie scomode”.

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“Gli imboscati”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)

Da tre giorni, nelle migliori redazioni, semina il terrore un oggetto volante non identificato, un tempo detto “notizia”. L’ha svelata nel suo nuovo libro uno dei più autorevoli e prudenti giornalisti viventi, che non declina neppure le proprie generalità se non in presenza del notaio: Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere e del Sole-24 ore. Il quale ha saputo dall’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni e da altre fonti che nel 2015 l’allora ministra Maria Elena Boschi chiese al colosso bancario milanese di acquistare Etruria, vicepresieduta dal padre Pier Luigi. Ghizzoni, forse vincolato da un patto di riservatezza dopo l’uscita da Unicredit, non commenta, ma non smentisce. Siccome De Bortoli non è uno zuzzurellone che spiattella le confidenze di un banchiere, prima di scrivere ha ovviamente avvertito Ghizzoni.

Dunque la notizia c’è tutta. – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 12 maggio 2017, dal titolo “Gli imboscati” – E, salvo pensare che a chiamare il banchiere sia stata un’imitatrice della Boschi (la Raffaele? la Guzzanti? la Salari?), bisognerebbe trarne le conseguenze. I tg Rai (Pd1, Pd2 e Pd3) non hanno di questi problemi: le notizie sono programmati per imboscarle. Infatti il Tg1 infila il caso Boschi in un servizio sulla spazzatura a Roma, spacciandolo per una polemica dei 5Stelle. Panico, invece, nei giornaloni. Il Corriere aveva in anticipo il libro di De Bortoli e gli ha dedicato due pagine, ma non s’è accorto del caso Boschi. Così, l’indomani, l’ha nascosto a pag. 10 buttandolo in caciara: “Boschi e i 5Stelle: la nuova battaglia su Banca Etruria” (e Ferruccio?). Stesso trucchetto sulla prima de La Stampa: “Pd-5Stelle, battaglia su tre fronti”, come se la rivelazione l’avesse fatta Grillo. E sul Sòla-24 ore, che pure sarebbe un quotidiano finanziario: due colonnine a pag. 15. Meraviglioso il Messaggero: “Sale lo scontro: i rifiuti restano. Raggi-Zingaretti, è lite Capitale. Renzi: sindaco incapace. E Grillo accusa Boschi sul caso Etruria” (De Bortoli non pervenuto). Nel reparto samiszdat, l’Unità inventa una “smentita di Unicredit” e il Foglio parla di “pettegolezzi”.

Ora, noi siamo solidali coi tanti colleghi che, ormai da anni disabituati alle notizie e impegnati notte e giorno a scansarle come la peste bubbonica, quando gliene capita una fra capo e collo (loro malgrado, ci mancherebbe) non sanno più come comportarsi, che faccia fare, cosa mettersi addosso. Si consiglia di fare uno sforzo mnemonico e ricordare quel che impararono da giovani ai corsi di giornalismo. O, per i più smemorati, di dare un’occhiata alla stampa d’oltreconfine, che in America sta facendo il mazzo a Trump e in Francia l’ha appena fatto a Fillon.

C’è una ministra che ottiene la fiducia dal Parlamento, contro le mozioni di opposizione, giurando di non essersi mai occupata di Etruria: “Non c’è conflitto d’interessi, non c’è alcun favoritismo, non c’è alcuna corsia preferenziale, non ho tutelato la mia famiglia, ma solo le istituzioni… Si dimostri che io ho favorito mio padre o che sono venuta meno ai miei doveri istituzionali e sarò la prima a lasciare l’incarico”. Ora si scopre che erano tutte bugie (come la promessa di lasciare la politica con Matteo suo in caso di sconfitta al referendum), smentite da almeno tre fatti.

1) La Boschi chiede a Unicredit di comprare la banca decotta di Arezzo non certo nelle vesti di ministra, visto che si occupa di Riforme istituzionali e Rapporti col Parlamento. Dunque in quelle di figlia di suo padre.

2) A conferma della rivelazione di De Bortoli, i nostri Stefano Feltri e Carlo Tecce scoprono che Ghizzoni non lasciò cadere la richiesta della potente ministra: la inoltrò, per valutarne la fattibilità, alla top manager Marina Natale, vicedirettore generale e responsabile delle strategie di Unicredit. La risposta fu picche e l’affare non si fece.

3) Un anno prima – come rivela il nostro Giorgio Meletti – cioè nel marzo 2014, un mese dopo la nascita del governo Renzi, Maria Elena e Pier Luigi Boschi avevano ricevuto nella loro villa di Laterina (Arezzo) il presidente e l’ad di Veneto Banca, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, giunti da Montebelluna (Treviso) per incontrare la neoministra, presente anche il presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Tema della riunione segreta: come resistere, con l’appoggio del nuovo governo, alle richieste di Bankitalia e della sua Vigilanza affinché Etruria e Veneto Banca si trovassero un “partner di elevato standing”, cioè una banca più grande (si pensava alla Popolare Vicenza, peraltro ancor più disastrata) che le assorbisse e le salvasse. Il seguito è noto. Papà Boschi diventa vicepresidente di Etruria col neopresidente Lorenzo Rosi. I due bussano a tutte le porte, compresa quella del massone e bancarottiere Carboni, ma trovano chiuso. Di qui la mossa disperata di Maria Elena con Ghizzoni nel gennaio 2015, un mese prima del commissariamento di Etruria. Intanto il procuratore di Arezzo Roberto Rossi, dopo le multe e le ispezioni di Bankitalia sulla malagestione, indaga con comodo Rosi, Boschi sr. e altri ex Cda. Poi si scopre che è consulente del governo Renzi e partecipa a convegni con la Boschi e con Giuseppe Fanfani, consigliere Pd del Csm, ex legale di Etruria e padre dell’avvocato di babbo Boschi. Rossi dice che è una consulenza gratuita, ma si scopre che non è vero. Il Csm gli dà un buffetto, il Pg della Cassazione evita azioni disciplinari, e morta lì. L’inchiesta su Etruria finisce con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti e 21 gli ex amministratori indagati, tranne uno: papà Boschi, stralciato sul binario morto.

Insomma il caso Etruria-Boschi è tutto un conflitto d’interessi. Come il caso Consip-Renzi: il padre dell’ex premier accusato di traffico d’influenze illecite con l’imprenditore Romeo per raccomandarlo in cambio di soldi ai vertici della centrale appaltante del governo del figlio; il ministro renziano Lotti indagato per avere svelato l’inchiesta e le cimici all’ad renziano di Consip, rovinando l’indagine insieme ai generali renziani dei carabinieri Del Sette e Saltalamacchia e al presidente renziano di Publiacqua Vannoni; Renzi che prepensiona il procuratore di Napoli che coordina le indagini e proroga il pensionamento a pochi fortunati magistrati, fra cui il Pg della Cassazione che poi avvia l’azione disciplinare contro il pm che ha scoperto lo scandalo. Intanto la Procura di Roma si prende l’indagine, la conduce al ralenty, e avvia un’indagine sull’indagine, questa molto più spedita, incriminando il capitàno che l’ha condotta.

Ci sarebbe poi, per i cultori del genere, la legge Frattini del 2004, a lungo sbeffeggiata come impossibile da violare, in quanto scritta su misura dei conflitti d’interessi di B. Articolo 3: “Sussiste situazione di conflitto di interessi… quando il titolare di cariche di governo partecipa all’adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità… quando l’atto o l’omissione ha un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate… con danno per l’interesse pubblico”. Parrebbe proprio che la Boschi sia riuscita nella titanica impresa di violare persino la Frattini: partecipando alle riunioni preparatorie dei decreti sulle banche (Etruria compresa); facendo summit segreti su Etruria a casa sua; raccomandando Etruria a Unicredit.

Quindi, delle due l’una. O ci teniamo la Boschi al governo e richiamiamo pure B. con tante scuse, però aboliamo la legge di quel noto sovversivo di Frattini. Oppure la Boschi se ne torna a Laterina dal babbo suo, in ossequio a un principio sacrosanto da lei stessa enunciato a Ballarò nel novembre 2013, parlando della ministra Cancellieri del governo Letta implicata nello scandalo Ligresti (“È in gioco la fiducia nelle istituzioni. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un paese in cui la legge non è uguale per tutti, ma ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Io al suo posto mi sarei dimessa”) e Gentiloni si trova un nuovo sottosegretario. Possibilmente orfano o figlio di NN.

Fonte: Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi

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