Manovra bis, la maggioranza perde pezzi: Mdp e Udc non votano la fiducia

La maggioranza perde pezzi. Nessun pericolo per il governo alla Camera, un po’ più di fiato corto al Senato, ma il dato è soprattutto politico ed è frutto dell’atmosfera che circonda il governo, indebolito dalla corsa alle elezioni lanciata da buona parte del Parlamento, a partire dal partito di maggioranza relativa, cioè il Pd. Al voto di fiducia per la manovra bis, l’operazione correttiva sui conti che il governo ha concordato con l’Unione Europea, non partecipano né Articolo 1-Mdp – cioè gli ex Pd fuoriusciti a febbraio – né l’Udc, finora fedele stampellina per tutte le decisioni di tutti i governi degli ultimi 4 anni. Non è una sorpresa il fatto che i 40 deputati Democratici e progressisti non risponderanno all’appello dal banco della presidenza di Montecitorio. Già nei giorni scorsi il capogruppo Francesco Laforgia, ma anche Arturo Scotto, avevano protestato contro la reintroduzione dei voucher contenuta nella manovrina. E già sabato scorso Mdp aveva votato contro il provvedimento in commissione.

Resta da capire cosa accadrà al Senato: “Se non rinsaviscono e non cambiano il testo nella parte sui voucher, non parteciperemo al voto di fiducia nemmeno al Senato” dice Laforgia all’agenzia Dire. A Palazzo Madama l’esecutivo è sostenuto da una maggioranza che fluttua intorno ai 172 voti, quindi 11 in più rispetto alla linea di maggioranza assoluta. E lì Mdp ha 15 senatori.

Ma per la prima volta non voterà la fiducia nemmeno l’UdcPaola Binetti ha spiegato in Aula, durante le dichiarazioni di voto, che i motivi sono tre: il primo è che “è difficile dare la fiducia ad un Governo che ha innestato un processo accelerato verso il proprio dissolvimento“, il secondo è nel merito e cioè “nella manovra non ci sono le aree terremotate” com’è scritto nel titolo della legge, “ma cose che rispondono a logiche di lobbies“, il terzo è più politico “perché siamo stanchi di fiducie, di scorciatoie che privano il parlamento della sua possibilità di intervenire, a favore o in dissenso, esercitando un proprio diritto”. In sostanza pesa il clima “anti-partitini” dopo che sta passando lo schema di riforma elettorale frutto dell’accordo tra Pd, Fi e M5s.

Tutte le altre forze di maggioranza hanno ribadito che voteranno la fiducia all’esecutivo. Contrari Cinquestelle, Sinistra Italiana e Lega Nord. Da capire cosa farà l’altra parte del centrodestra e in particolare Forza Italia. I verdiniani hanno annunciato che usciranno dall’aula di Montecitorio.

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