Mafia e massoneria, Grande Oriente contro don Ciotti: “Accostamento a ‘ndrangheta ci offende”

“Le sue parole ci feriscono e ci offendono”. Stefano Bisi (nella foto con Rosy Bindi), gran maestro della più popolosa massoneria nazionale, il Grande Oriente d’Italia, scrive al fondatore e presidente dell’associazione Libera, don Luigi Ciotti. “Le devo sinceramente dire che quella sua frase sulla massoneria accostata alla ‘ndrangheta, alla corruzione e all’illegalità mi ha personalmente ferito come uomo e come massone” continua la missiva. Il riferimento è alle parole pronunciate da Ciotti a Locri lo scorso 21 marzo, in occasione della Giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia. “Siamo qui perché amiamo la vita, per sostenere quella Calabria che non accetta di essere identificata con la `ndrangheta, la massoneria, la corruzione” aveva detto dal palco il presidente di Libera.

La polemica si inserisce nello scontro in corso tra le principali massonerie italiane e la commissione parlamentare Antimafia che, il primo marzo scorso, ha disposto il sequestro degli elenchi degli iscritti alle logge di Calabria e Sicilia. “Mi spiace e sono deluso che una personalità del suo calibro si metta in prima fila fra i tanti, facili opportunisti e professionisti dell’antimafia e che inneggi pure lei alla caccia alle streghe che qualcuno ha voluto forzosamente mettere in atto” continua nella lettera il gran maestro.

La documentazione sequestrata nelle sedi delle massonerie è attualmente custodita allo Scico della Guardia di Finanza, dove si sta procedendo all’estrazione dei nominativi richiesti dalla Commissione. L’Antimafia ha deliberato il sequestro degli elenchi degli iscritti di Sicilia e Calabria nell’ambito di un’indagine su mafie e massoneria avviata a seguito di una serie di inchieste giudiziarie realizzate in quelle regioni.

Il 18 marzo il Grande Oriente d’Italia, che si è dotato di un collegio difensivo di nove avvocati, ha presentato un’istanza di revisione per l’annullamento o revoca del sequestro. L’obbedienza ha indicato un termine di dieci giorni, che dunque coincide al prossimo 27 marzo, scaduto il quale promette di rivolgersi all’Autorità giudiziaria “al fine di ottenere, anche nei confronti dei singoli parlamentari membri della commissione, il ripristino della propria onorabilità e reputazione”.

Il collegio difensivo, si legge nei comunicati del Grande Oriente, “è aperto alle proposte sia del mondo del libero pensiero sia di coloro che hanno avvertito l’iniziativa della Commissione come preludio di una deriva populista e autoritaria”. In questo quadro si iscriverebbero, secondo il gran maestro Bisi, le proposte di legge avanzate dai deputati Davide Mattiello e Claudio Fava e finalizzate ad escludere gli iscritti alla massoneria da ruoli nella pubblica amministrazione.

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