Mafia, arrestato “re dei detersivi” palermitano e amministratore giudiziario del suo gruppo: “Glielo lasciava gestire”

Giuseppe Ferdico, “re dei detersivi” di Palermo, a marzo si era visto confiscare l’azienda attiva nella grande distribuzione e una serie di beni per un valore di oltre 450 milioni di euro. Ma l’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale, il commercialista Luigi Miserendino, ha continuato a fargli gestire i supermarket e il centro commerciale che fa parte del gruppo. Per questo entrambi, insieme ad altre tre persone, sono stati arrestati dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo con le accuse di intestazione fittizia di beni, favoreggiamento personale e reale e estorsione aggravata dal metodo mafioso. Miserendino, che avrebbe affittato il centro commerciale a un prestanome dell’imprenditore, è ai domiciliari.

La decisione di confiscare i beni a Ferdico era stata presa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo presieduta da Giacomo Montalbano, confermando un sequestro del 2012. Processato e assolto nel 2014 dall’accusa di concorso in associazione mafiosa, è ritenuto comunque dagli inquirenti vicino al clan mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale e “socialmente pericoloso”. L’assoluzione non gli ha dunque evitato le misure di prevenzione. I giudici palermitani hanno messo i sigilli al suo patrimonio (immobili, società e conti) e gli hanno applicato la sorveglianza speciale per tre anni e mezzo con obbligo di soggiorno a Palermo. “All’ascesa imprenditoriale di Ferdico – scrissero i magistrati – risulta associata la costante capacità di meritare la fiducia di numerosi esponenti di spicco della consorteria tanto da inserirsi a pieno titolo tra i riciclatori del denaro di una delle famiglie mafiose più radicate nel tessuto economico della città come quella dell’Acquasanta”.

Per i suoi legali la decisione della confisca era stata “fondata su scelte di stampo para sociologico, disancorata dagli atti processuali”. Le indagini patrimoniali, condotte dalla Finanza, sono state coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm Piero Padova.

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