Macerata, a chi ulula contro l’uomo nero non frega niente delle donne

Domani, sabato 10 febbraio, a Macerata manifesteranno in tanti e la manifestazione antifascista viene però, dalle istituzioni, paragonata a quelle fasciste come fossero la stessa cosa. Ma che ci si aspetta in un’Italia in cui il revisionismo è tanto e tale da consentire che i vari commentatori su Facebook definiscano il filo nazista Luca Traini un “partigiano”? Un ossimoro, in tutti i sensi, e qui si capisce l’assenza di educazione scolastica, la cultura fascista che viene diffusa tra un banchetto contro i rom e una ronda contro i musulmani. Se ne coglie l’assenza nel momento in cui vediamo un qualunque leghista ripetere a memoria la balla degli invasori che ridurrebbero gli itagliani a fare gli indiani nelle riserve. Come se Cristoforo Colombo fosse arrivato nelle colonie americane a nuoto dopo essere stato gettato in mare dagli scafisti pagati una fortuna per un passaggio nei mondi degli oppressori. Perché, che lo vogliate o no, di questo si tratta.

Non sono invasori. Le nazioni dell’antica Europa hanno invaso e oppresso le zone povere e sconosciute del mondo e hanno trucidato, stuprato, massacrato chiunque si opponesse al loro cammino. Hanno conquistato terre e derubato popoli delle tante ricchezze che possedevano. Le persone colonizzate sono diventate schiave di chi le ha incatenate e portate con la forza a servire i bianchi occidentali. Africani, indiani, aborigeni, maya, aztechi, scozzesi, irlandesi e tutta la gente le cui rivolte furono soffocate da inglesi, spagnoli e francesi, sono loro ad essere stati invasi e derubati e rinchiusi nelle riserve. Il fatto che oggi dai mondi più poveri c’è chi apparentemente può viaggiare e tentare di trovare fortuna nei luoghi in cui le ricchezze sono state concentrate nelle mani di pochi, incluse le ricchezze delle colonie, non lo rende “invasore”. Anche lì c’è un ossimoro.

Che dire poi dell’orrore della speculazione, la strumentalizzazione fatta sui corpi delle donne uccise. Un’altra ragazza ieri è stata uccisa con tante coltellate e chi l’ha accoltellata, si sospetta un italiano, ha tentato di bruciarne il corpo. Molte donne uccise da mariti e fidanzati italiani sono state fatte a pezzi da chi voleva disfarsi del corpo e delle prove del delitto. Basta cercare su Google alla voce “fatta a pezzi”. Ne troverete molte.

Non c’entra la magia, non c’entra nulla la provenienza degli assassini o dell’uomo che ha fatto a pezzi Pamela. C’entra il sessismo e la misoginia di chi ritiene che i corpi delle donne gli appartengano. Evito di parlare del buon samaritano che l’avrebbe pagata per ottenere un servizio sessuale quando lei andava in cerca di droga. Lo spazio che gli ha dato il Corriere è stato sufficiente. In sintesi: si parlava di un italico buon uomo pentito di averla lasciata sola, giacché se avesse saputo che sarebbe finita in mano a un uomo nero l’avrebbe certamente tratta in salvo. Perché è questo che fanno gli italiani, no? Salvo scoprire che le donne sono uccise, qui, soprattutto da italiani e per di più familiari, padri, mariti, fidanzati, amici e conoscenti, ex, stalker, molesti, stupratori per i cui delitti non si fanno marce o fiaccolate. L’italiano che stupra e uccide non riguarda nessuna nelle anime belle che in questi giorni propagano odio razzista in nome delle donne uccise.

La violenza di genere viene realizzata in qualunque parte del mondo e non è una questione etnica ma di genere, per l’appunto. E nessuna tra le persone che conosco e che da tempo lottano contro quella violenza e contro chi la giustifica, la legittima e la mette in atto, accoglie la sottrazione di quella lotta a beneficio di chi la usa per fini che poco c’entrano con le vittime. A chi ulula in questi giorni contro l’uomo nero non gliene frega niente delle donne. Gli interessa nella misura in cui le “loro” donne, come se fossimo tutte di loro proprietà, non siano toccate da altri che non siano italiani. Corpi sui quali viene piantata la bandiera tricolore per rendere plausibile l’erezione nazionalista di chi ama giovarsi di territori di conquista, inclusi quelli fatti di carne e sangue e dolore.

Carne, sangue e dolore che vengono ignorati quando a patire è una donna vittima di stupro o femminicidio per mano di un italiano. In quel caso lei se l’è cercata, l’ha provocato, lui era esasperato o era solo un povero malato. Ma lo stupratore o il femminicida non è malato: è il “figlio sano del patriarcato”, lo stesso patriarcato che produce figli paternalisti, che pensano di sapere quel che è bene per le donne, per tutte noi, e se ti sottrai alla sua azione di presunto disinteressato salvataggio, dio ti fulmini. Non puoi. Tu non sei altro che una tacca sulla cintura del cacciatore di teste nere, straniere, di altre religioni fuorché la cultura cristiana della quale dicono di farsi portatori e difensori. Di che cristianità parlino, poi, non si capisce. Vaglielo a dire che un corpo di una donna non fa parte dello schema della propaganda elettorale e che se un filonazista apre il fuoco per fare una strage di gente scelta per il colore della pelle non si tratta di un eroe, di un “partigiano” ma di un filonazista spinto da odio xenofobo, il cui odio viene istigato da chi non fa che accendere roghi virtuali all’insegna dell’andiamoli a cercare e uccidiamoli tutti.

Domani a Macerata arriveranno da tutta Italia e alle istituzioni che non autorizzano la manifestazione vorrei dire che non sono gli antifascisti ad andare in giro a sparare contro le persone di qualunque nazionalità. A Firenze contro i senegalesi, a Macerata contro persone di varie nazionalità, in entrambi i casi come nelle varie aggressioni registrate dal sito ecn/antifa si tratta di fascisti. Non sono gli antifascisti a fare questo e sarebbe il caso, ma proprio il caso, che le istituzioni lo ammettessero. Finalmente, sarebbe il caso di dire.

L’articolo Macerata, a chi ulula contro l’uomo nero non frega niente delle donne proviene da Il Fatto Quotidiano.

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