M5S + sinistra: si può?

Ieri Marco Travaglio ha immaginato, o per meglio dire auspicato, quello che sarebbe di gran lunga il migliore scenario possibile post-elezioni. Ve lo riassumo: si va a votare a ottobre con il sistema tedesco, che è peraltro una legge discreta. Ovviamente c’è il rischio che venga snaturato, per esempio con i capilista bloccati (li prevede il “Rosatellum”, e già il nome fa schifo) o con uno sbarramento al 3% invece del 5% per fare un contentino a nessuno (cioè Alfano, che comunque forse non raggiungerebbe neanche il 3%).

Le tre maggiori forze (PD, M5S, centrodestra) non sono in grado di governare da sole. Qui qualcuno dirà “Noi arriveremo al 50% più uno”, ma di fronte alle dichiarazioni lisergiche non ha senso controbattere. Quindi si riparte col Renzusconi, proseguendo l’inciucione che va avanti da 6 anni (Monti ruleZ). Questo scenario è il peggiore possibile. Quindi accadrà, perché l’Italia politicamente non è redimibile, altrimenti non avrebbe sopportato per decenni i Mussolini, gli Andreotti, i Craxi, i Berlusconi e i Renzi. Oltretutto c’è chi afferma che, “perdendo” con il 30/35% dei voti, i 5 Stelle sarebbero nella condizione ideale: forti nel fare opposizione, ma senza responsabilità nazionali. Sarebbero liberi di vedere il sicuro sfacelo altrui, macinerebbero ulteriore esperienza per poi battere cassa alle elezioni del 2022 (o molto prima). Possibile.

Marco ieri ha proposto l’unica alternativa: le frattaglie di sinistra si uniscono, da Bersani a Pisapia a Civati a Fratoianni eccetera; trovano un leader credibile, sperando nell’effetto Melenchon; e raccattano un 5-10%. A quel punto i 5 Stelle, qualora baciati da un largo consenso (e non è affatto detto), dovrebbero bussare alla porta della sinistra, per fare un governo di scopo con pochi punti fondamentali. Per esempio reddito di cittadinanza, seria legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, recupero del sommerso, abolizioni dei vitalizi e più in generali degli sprechi, interruzione delle cosiddette “grandi opere” (inutili). Eccetera. Non un’alleanza pre-elettorale, ma un accordo programmatico post-elettorale limitato ad alcuni punti. Del resto, nel Parlamento Europeo, il M5S vota quasi sempre con la sinistra (alla faccia dell’alleanza tattica con Ukip) e il Pd quasi sempre col centrodestra: “Renzusconi” esiste già e l’unico a non averlo capito è Zucconi. Tale accordo, per quanto complicato per motivazioni personali ma pure politiche (pensate alla tematica migratoria e a quella europeista), sarebbe possibile. E sarebbe bello. Ma non credo che accadrà. Per questi motivi.

1. La storia della sinistra è piena di casi in cui 2+2 non ha fatto 4 ma molto meno. Vedi Sinistra Arcobaleno. Quindi, se Bersani si unisse a Civati e Fratoianni, e non li vedo granché vogliosi, magari si eliderebbero a vicenda.

2. I 5 Stelle non sono più quelli dello streaming con la coppia lisergica Lombardi-Crimi e stanno sempre più uscendo dalla torre d’avorio, ma tatticamente paiono ancora troppo talebani. E (spesso) troppo miopi.

3. Quando Marco parla di “leader comune”, in grado di portare al 10% o comunque sopra il 5, mi sforzo di trovare quel leader. Ma non lo trovo mica. Speranza? Civati? Landini? Boh.

4. La sinistra, pur di perdere, è disposta a tutto. Quindi fatico a immaginarli così umili, e così arguti, da unirsi per fare fronte comune. C’è sempre questa cosa, tutta sinistrorsa, dell’”io sono più puro di te”. E nel frattempo vincono i Genny Migliore, non per nulla (un tempo) puri e massimalisti.

5. Tra quella “sinistra radicale” c’è gente come Pisapia che è alternativa a Renzi come lo è LaVia a Rondolino.
6. La sinistra italiana ha colpe inenarrabili e probabilmente ha finito il credito. Per loro non sarà facile riconquistare la fiducia degli italiani.

7. Larga parte dell’informazione italiana, d’ora in poi, sarà ancora più renzusconiana (anche se sembra impossibile esserlo più di così) e farà di tutto per demolire grillini, scissionisti e civatiani. Ciò potrebbe far scendere i loro consensi, rendendo quindi vano anche un eventuale accordo post-elettorale tra M5S e sinistra radicale genericamente intesa.

Per tutti questi motivi sono scettico. Molto scettico. Per non dire senza speranza alcuna. E’ anche vero che lo ero pure prima del 4 dicembre. Ed è anche vero che molti dei politici militanti nelle forze in oggetto sono persone, per quel che vale, da me stimate. Quindi, che dire? Spero di sbagliare io. E non loro. Anche se temo l’esatto contrario.

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