M5s, gli ex-collaboratori: “Presto cadranno anche gli ultimi veli: regola due mandati e alleanza con Salvini”

Un’altra storia. Meglio “dimenticare” il V-Day, le raccolte firme, la piazza Maggiore gremita a Bologna. Dieci anni dopo quel primo atto pubblico, antipasto del Movimento 5 Stelle, “l’omicidio (politico)” è stato portato a termine. La metamorfosi ormai compiuta. Ne sono convinti i due ex collaboratori dei 5 stelle Nicola Biondo e Marco Canestrari (autori del libro “Supernova – Chi ha ucciso il M5s”), secondo i quali del Movimento delle origini è ormai rimasto poco o nulla. Se non il racconto di un “tradimento“, di invidie, scalate di potere e giochi di Palazzo. Di leadership rampanti e auto-designate, di corti e correnti, di assemblee svuotate. Una “normalizzazione” di chi prometteva di cambiare la politica al grido di “uno vale uno”, ma che – denunciano l’ex capoufficio comunicazione del M5s alla Camera e l’ex dipendente della Casaleggio Associati – è finito vittima di logiche che puntava a combattere.

Tradotto, per Biondo e Canestrari, al di là dei risultati delle future elezioni (da quelle più imminenti in Sicilia fino alle politiche) quella del M5s è una storia che sembra aver un destino già segnato. “Come finirà? Comunque vada, non potrà che finire male”, attaccano i due autori, nel giorno della presentazione a Roma, alla Stampa estera, di un lavoro ricco di retroscena sull’ascesa del M5S. Racconti svelati da “insider” e da chi, come gli stessi ex collaboratori, ha lavorato a stretto contatto con i vertici del Movimento, prima di allontanarsene tra i veleni. Aneddoti che ripercorrono i mutamenti pentastellati e giravolte politiche. Una per tutte, il rapporto con la Russia di Putin. “Altra scena del delitto” in salsa pentastellata, secondo gli autori di “Supernova”. Con il Movimento passato in poco tempo dall’attivismo pro-Pussy Riot e alla denuncia della “musica di malaffare di Putin” (parole di Roberto Fico, ndr), fino alla conversione filo-putiniana. E a una «chiarissima alleanza ideologica di temi» con il partito Russia Unita, attacca Biondo. Retroscena e denunce già rimbalzate tra i corridoi parlamentari, ma alle quali il Movimento 5 Stelle, almeno ufficialmente, evita di rispondere. O snobba come semplici maldicenze, create ad arte per screditare il Movimento.

Al contrario, nel giorno del decennale del primo V-Day, in casa pentastellata si lavora ancora sottotraccia in vista di “Italia 5 Stelle” di fine settembre a Rimini, quando è prevista l’attesa investitura per il candidato premier del Movimento. Da Trieste è stato il favoritissimo delle primarie pentastellate Luigi Di Maio a rivendicare unità, nel corso di una festa-kermesse dove non si è invece fatto vedere Beppe Grillo. Il Garante ancora defilato, ormai da inizio estate. Il nodo delle regole per il voto è ancora da sciogliere, così come quello delle candidature. Perché nessuna novità arriva da Roberto Fico, né dal senatore Nicola Morra o da altri potenziali avversari. Allo stesso modo come resta improbabile la corsa di Di Battista. Così la strada verso l’incoronazione per Di Maio sembra sempre più spianata. Unico vero concorrente, a quindici giorni dal voto.

Ma se a Trieste Di Maio prosegue la sua corsa verso l’investitura, a Roma è proprio il candidato in pectore a venire stroncato dagli ex collaboratori Biondo-Canestrari. Una leadership che, ricorda l’ex capo ufficio Stampa del M5S alla Camera, nasce pure tra le provocazioni di Matteo Renzi. “Presentando il suo governo a Montecitorio, Renzi manda dei ‘pizzini‘ a Luigi, che, terrorizzato, li porta nel mio ufficio. A quel punto chiamo Casaleggio…”, ha raccontato l’ex responsabile comunicazione. “Renzi, che è un animale politico, toccò l’ambizione di Di Maio. Dal suo punto di vista, un’operazione politica straordinaria”. Ma non solo. Perché tra i “momenti del delitto” denunciati dallo stesso ex capo della comunicazione trovano spazio altre parole dell’aspirante candidato premier a 5 Stelle: “Era il 2014, al Circo Massimo un gruppo di attivisti occupò il palco in stile Grillo, con uno striscione, chiedendo di sapere il perché delle espulsioni e chi gestiva i voti. Lì è morto definitivamente il M5s, tra le parole di Di Maio che stroncò così chi protestava: ‘Hanno approfittato della fiducia che abbiamo dato loro, hanno messo a repentaglio la sicurezza di tutti noi”. Non è più tenero con il vicepresidente della Camera Marco Canestrari, che tratteggia l’ascesa costruita nel tempo dal deputato campano. Una scalata anticipata dalla nascita del fu Direttorio, subita allora da Casaleggio. Il resto? Ancora da scrivere, nello sfondo di un “dualismo” a distanza Milano-Roma. E con la prospettiva di un Movimento sempre più identificabile con il suo leader rampante, nel caso di vittoria alle elezioni. Sarebbe l’ultimo stadio della trasformazione grillina, secondo gli autori di “Supernova”. E, a quel punto, il «Movimento diventerebbe Luigi Di Maio».

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