Libia, vice di Al Sarraj sconfessa l’accordo con l’Italia sulla missione navale: “Viola la nostra sovranità, Onu intervenga”

Il 2 agosto era stato l’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar, a minacciare l’Italia dando ordine alle sue forze di bombardare le navi italiane impegnate nella imminente missione di supporto navale alla Libia. Ora anche parte del governo di unità nazionale di Tripoli si ribella all’accordo stretto tra Fayez Al Sarraj e Paolo Gentiloni. Il vice presidente del Consiglio presidenziale libico Fathi Al-Mejbari ha chiesto all’Italia “di cessare immediatamente la violazione della sovranità libica” e fa appello alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza Onu perché prendano una posizione sulla missione navale italiana. Secondo la tv Libya Channel “Al-Mejbari ha anche chiesto alla Lega Araba e all’Unione Africana di esprimersi al riguardo condannando “tale violazione, sostenendo e appoggiando la Libia”.

Al Mejbari ha precisato che la decisione del presidente del Consiglio Al Sarraj di avere permesso alle forze italiane di effettuare delle operazioni nelle acque libiche non rappresenta e “non esprime né la volontà dell’intero Consiglio presidenziale né tantomeno del governo di intesa“. Tale decisione è dunque considerata – a detta del vice di Sarraj – una “infrazione esplicita all’accordo politico e alle sue clausole che riguardano la sovranità della Libia, segnalando allo stesso tempo che il trattato di amicizia italo-libico e i memorandum di intesa tra i due Paesi non contemplano interventi del genere”.

Al Mejbari – prosegue il sito di Libya Channel – ha dunque chiesto all’Italia di “cessare immediatamente la violazione della sovranità della Libia, di rispettare gli accordi internazionali, di mantenere delle relazioni di buon vicinato e di rispettare gli accordi in vigore tra i due Paesi, oltre infine a rispettare le ratifiche delle decisioni del governo e gli accordi e i trattati libici”. Il vice di Sarraj ha poi chiesto a tutte le forze nazionali di superare le divisioni interne e a lottare contro questo nuovo “tentativo di rioccupazione” della Libia.

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