Libero: “Per stendere Renzi bisogna sparargli”. Boldrini: “Agghiacciante”. Grasso: “Spazzatura”. Fnsi: “Non è giornalismo”

“Per stendere Renzi bisogna sparargli”. E’ il titolo di apertura di Libero. Il titolo vero, non tra quelli dell’imitazione di Maurizio Crozza. E di sicuro per una volta il direttore editoriale Vittorio Feltri non potrà spiegare che è “un titolo fattuale”, come gli fanno dire spesso nella parodia. Contro il titolo – che ha come occhiello “Nel Pd goffi tentativi per liberarsene” – si sono schierati già dal primo mattino i presidenti delle Camere Piero Grasso e Laura Boldrini e i vertici del Partito democratico. A loro si aggiunge la Federazione della Stampa, il sindacato dei giornalisti: “E’ istigazione alla violenza e incitamento all’odio – dice la Fnsi in una nota – Non ha niente a che vedere con il giornalismo né può rappresentare esercizio del diritto di critica, sempre legittimo e insopprimibile, ma nel rispetto della dignità delle persone. Al segretario del Pd, così come ad ogni altra persona colpita da parole trasformate in pietre, la solidarietà della Fnsi”.

Per la presidente della Camera Boldrini il titolo “è agghiacciante – twitta – Ed è solo l’ultimo di una lunga serie di incitamenti deliberati all’#odio. Questo non è giornalismo. Solidarietà a @matteorenzi”. Per il presidente del Senato Grasso “il titolo di Libero non è un’analisi politica. Non è una metafora. Non è una provocazione. Non è una sintesi. Non è una battuta. È solo triste e intollerabile spazzatura…”.

Molti parlamentari del Pd hanno criticato il titolo: “Schifo e disgusto” esprime il senatore Stefano Esposito. Per la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro “incitare alla violenza è gravissimo. Inaccettabile che lo faccia un quotidiano”. “Un’incitazione alla violenza che non ha precedenti” aggiunge il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato. Secondo Luigi Zanda, capogruppo al Senato, è “un’incitazione squadrista alla violenza di simile portata contro Matteo Renzi, un leader che si esprime liberamente e fa campagna elettorale, non può essere ignorata. L’Italia è una democrazia e uno Stato di diritto. Dovrebbero intervenire immediatamente non solo gli organi di controllo della stampa per ristabilire la decenza del linguaggio, doverosa per in un Paese democratico. Ma, di quel titolo, dovrebbe occuparsi anche la magistratura”.

Da Libero la risposta arriva dal direttore responsabile Pietro Senaldi: “Siamo stati criticati da mezzo mondo politico – dice in un video pubblicato sul sito del giornale – E’ evidente che noi non abbiamo nessuna voglia di sparare a Renzi né è un’incitazione a sparargli. Non abbiamo mai invitato a sparargli quando era presidente del Consiglio, volete che lo facciamo adesso che è arrivato terzo su tre? Mi sembra improbabile. C’è già la sinistra che gli spara, non c’è certo bisogno di noi. Poi è evidente che è un modo di dire. Dopo i due gol segnati da Icardi nel derby i telecronisti hanno detto: per fermare Icardi bisogna sparargli. Nessuno pensa che sia un complotto della Juve e del Napoli per eliminare con violenza Icardi”. Senaldi racconta che il suo timore era semmai “che fosse un titolo encomiastico nei confronti di Renzi perché quando dici di uno che devi sparargli lo descrivi come uno inarrendevole, un duro, un tosto pazzesco. Il problema di Renzi, tra gli altri, è chi parla al posto suo. Una pletora di personaggetti indegni di cui si contorna e che non sono alla sua altezza. Prima di criticare il giornale leggerne i pezzi e soprattutto imparare l’italiano, lo dico anche alle alte cariche dello Stato”.

L’articolo Libero: “Per stendere Renzi bisogna sparargli”. Boldrini: “Agghiacciante”. Grasso: “Spazzatura”. Fnsi: “Non è giornalismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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