Legge elettorale, regge il Rosatellum bis: no a tutti gli emendamenti su preferenze

No alle preferenze, che siano facoltative (come proposto da Fratelli d’Italia) oppure obbligatorie, come auspicato da un emendamento del M5s. E nessuna modifica di peso all’impianto del Rosatellum bis. Dopo una mattinata di votazioni in commissione Affari costituzionali nessuno dei punti principali della legge è stato toccato, come era stato stabilito da Pd, centristi, Forza Italia e Lega, le forze politiche che sostengono il sistema elettorale. No al voto disgiunto e no a tutti gli emendamenti che chiedevano l’introduzione delle preferenze. Confermate le liste civetta, ovvero il meccanismo per il quale i voti dei partiti che superano l’1% ma non lo sbarramento del 3% vengono assegnati alla coalizione collegata. E se il Pd, come era stato già lasciato intendere, ha annunciato il parere negativo sull’emendamento ‘pro Berlusconi’ di Forza Italia (ovvero il capo della coalizione è il leader del partito più grande), si rinsalda l’asse tra dem e azzurri sulla questione del numero dei collegi. Il Pd infatti è andato incontro alla richiesta di Forza Italia per ridurre il numero dei collegi: dai 70 originari del testo base dovrebbero diventare all’incirca 65. Da sottolineare, inoltre, la polemica tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sul no degli azzurri alla proposta di preferenze facoltative firmata da Fdi, con un botta e risposta tra La Russa e Sisto (Forza Italia) che ha creato agitazione nel centrodestra.

PREFERENZE FACOLTATIVE, POLEMICA TRA FDI E FORZA ITALIA – “È vergognoso l’atteggiamento degli pseudo alleati di Forza Italia – ha attaccato Ignazio La Russa – che nemmeno hanno usato un po’ di bon-ton astenendosi su un emendamento di FdI che si limitava a prevedere le preferenze, per una parte o per tutti i candidati, ma solo per le liste che a livello nazionale dichiarassero di volersene avvalere. Gli argomenti usati sono speciosi – ha aggiunto l’ex ministro – tenuto conto che le preferenze non le volevamo imporre agli altri e che sono presenti alle Europee, Regionali e Amministrative e quindi assolutamente costituzionali”. “Essere alleati non significa necessariamente convergere sulle stesse posizioni sempre e comunque. Diverse scelte poste in essere da Fdi lo confermano” ha risposto Francesco Paolo Sisto, capogruppo di Forza Italia in commissione. Per il deputato berlusconiano, “Forza Italia ha responsabilmente dato il suo contributo a scrivere una legge elettorale parlamentare nell’interesse del Paese, a prescindere da scelte individuali. Non può essere un emendamento non condiviso a sfiorare la lealtà della nostra alleanza alla coalizione di centrodestra” ha concluso Sisto.

NO ALL’INELEGGIBILITA’ DI PRESIDENTI E ASSESSORI REGIONALI – Ma oltre alla bocciature e alle polemiche nel centrodestra sulle preferenze, la maggioranza della commissione Affari costituzionali ha bocciato anche altri emendamenti, alcuni dei quali presentati dal verdiniano Massimo Parisi (Ala). No, ad esempio, alla proposta che introduceva il premio di governabilità, ovvero 50 seggi al partito o alla coalizione che avesse superato il 40%. Stop, inoltre, all’ineleggibilità per i presidenti e gli assessori della Giunte regionali, e i magistrati – inclusi quelli collocati fuori ruolo – in servizio o che hanno prestato servizio nei cinque anni precedenti la data di accettazione della legislatura. Bocciata anche la proposta che disponeva per i giudici candidati e non eletti la possibilità di essere ricollocati in ruolo solo nei cinque anni successivi alle elezioni e al di fuori della circoscrizione elettorale in cui hanno presentato la candidatura. “Il motivo del mio parere contrario – ha spiegato il relatore Emanuele Fiano – non sta nel merito ma nell’evidenza che il ddl sulla candidabilità dei magistrati è in itinere e non riteniamo coerente inserire una parte di quella norma mentre una legge compiuta e organica si sta approvando”.

FIANO DIRA’ DI NO AGLI EMENDAMENTI PRO E CONTRO BERLUSCONI – Lo stesso Fiano ha presentato un emendamento sull’ampiezza e il numero dei collegi plurinominali (nei quali i partiti presentano i listini proporzionali), uno dei punti non ancora concordati tra i partiti che sostengono la legge elettorale. Tecnicamente si tratta di una riformulazione di un emendamento di Forza Italia, che modifica leggermente i criteri che il Governo dovrà seguire per perimetrare i collegi plurinominali, in modo tale che essi risultino di dimensioni leggermente più ampie e in numero inferiore. Nel testo originale del Rosatellum 2.0 i criteri erano tali che i collegi sarebbero stati circa 75-77, mentre con l’emendamento saranno circa 65. L’emendamento originale di Fi indicava in 60 il numero massimo. L’atto politicamente più significativo del relatore Fiano, però, riguarda l’annuncio di parere negativo a tutti gli emendamenti che riguardano l’obbligo per i partiti di indicare, al momento di presentare le liste, il “capo” della forza politica. Tra questi ve ne era uno di M5s, che impediva ai partiti di indicare in questo ruolo chi fosse ineleggibile alla carica di parlamentare, il cosiddetto emendamento anti-Berlusconi. Un emendamento di Fi stabiliva invece che all’interno di una coalizione il “capo” fosse quello del partito che ha ottenuto più voti. Altri emendamenti, invece, introducevano l’obbligo per le coalizioni di indicare il capo e il programma comune, mentre tali obblighi nella legge sono stabiliti per il singolo partito.

STOP AD ALTRA PROPOSTA M5S – La Commissione ha respinto anche un emendamento alla legge elettorale di M5s che avrebbe eliminato per i partiti e movimenti l’obbligo di presentare il proprio statuto al momento di depositare il simbolo elettorale. Questo obbligo è previsto dalla legge vigente (l’Italicum modificato dalla Consulta) e il Consultellum 2.0 non interviene su questo punto, quindi confermandolo. Bocciato anche un altro emendamento di M5s che manteneva l’obbligo di presentazione dello statuto, ma precisava che “i contenuti dello Statuto non possono essere oggetto di valutazione ai fini della presentazione dei candidati”. Resta da votare un emendamento di Andrea Mazziotti che introducono degli obblighi più stringenti per i partiti.

BLOG GRILLO: “È UNA FRODE ELETTORALE – “Ecco cosa stanno facendo, stanno di nuovo prendendo in giro gli italiani! – si legge sul blog di Beppe Grillo – Il Rosatellum Bis è una frode elettorale, la soglia per le liste in coalizione è allo 0,7 per cento! Un mercato delle vacche a cielo aperto – hanno attaccato i grillini – dove miriade di liste inventate, senza alcun riferimento ai territori, contrattano il loro posticino in paradiso in cambio di una manciata di voti. Se vincono loro, riabituatevi a Mastella ministro della Giustizia con l’1,4 per cento dei voti dei cittadini”.

I portavoce del Movimento 5 Stelle, invece, hanno sottolineato che nel marasma c’è solo un punto fermo: “I cittadini non devono scegliere. Questa è l’unica certezza che questa legge elettorale ci sta restituendo – hanno detto – Oggi sono stati bocciati i nostri emendamenti per la reintroduzione delle preferenze. Una battaglia che portiamo avanti da 10 anni, a partire dalle 350mila firme raccolte al primo VDay. Ma i partiti se ne fregano altamente del diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti, perché devono essere le segreterie a decidere per loro. Questa è la considerazione che i partiti hanno nei confronti degli italiani”.

Condivi la notizia con i nostri bottoni social

Ti serve un nuovo hosting hosting? Solo 1.99€/mese e dominio gratuito!

La tua prima VPS? 1 CPU, 1G Ram e 100Hb disk SSD con traffico illimitato? Solo 8.33€/mese!