Legge elettorale, il Pd prova la carta del sistema tedesco. Soglia di sbarramento al 5 per cento, molti partiti piccoli a rischio

La legge elettorale della settimana è il sistema tedesco. Dopo Mattarellum e Legalicum, sembra quindi scartato anche il Provincellum, che pareva il preferito fino a solo 5 giorni fa. A puntare sul tedesco è il Pd, dice l’Ansa. Tra i particolari c’è che la soglia di sbarramento è al 5 per cento, quindi sarebbero in difficoltà molti partitini, mentre avrebbero buon gioco le 4 forze politiche principali (Pd, M5s, Forza Italia, Lega Nord). Prima di Natale i giornali avevano raccontato che un sistema “simil-tedesco” era stato proposto da Denis Verdini, l’uomo del Nazareno, per una nuova possibile intesa tra Partito democratico e berlusconiani. Secondo una vecchia ma ancora valida proiezione elaborata dal senatore Federico Fornaro, ex Pd ora passato nei Democratici e Progressisti, se applicassimo la legge elettorale tedesca ai risultati delle Politiche 2013, verrebbe fuori un Parlamento senza una maggioranza.

In ogni caso dal tavolo non sarebbero rimosse anche le altre opzioni, come la legge elettorale uscita dalla Corte Costituzionale magari da correggere. Si valutano i sistemi ma anche gli interlocutori possibili. I Cinquestelle, innanzitutto. La proposta di Luigi Di Maio per un premio di maggioranza al 35 per cento non dispiace ai democratici, ma la diffidenza reciproca resta parecchia. “Di Maio ha avanzato una proposta sul premio, peccato che è stato smentito 5 minuti dopo da Toninelli…” dice un dirigente Pd all’AdnKronos. “Non basta l’accordo con il M5s, non basta l’accordo con Forza Italia – dice Andrea Marcucci all’HuffPost – Ci vuole un accordo più ampio”. Ma Marcucci è convinto: “Si può chiudere entro l’estate”.

Dall’altra parte parla Alessandro Di Battista: “Destra e sinistra hanno fatto leggi elettorali incostituzionali, dovrebbero chiederci scusa in ginocchio. Nonostante questo non sia avvenuto siamo disposti a valutare correttivi di governabilità e limitati interventi sulle soglie di sbarramento per garantire al popolo italiano di esprimersi finalmente con un voto”.

Tutto avviene mentre si attende la nuova seduta della commissione Affari costituzionali della Camera, da dove partirà l’iter della riforma elettorale. “I tempi restano gli stessi – dice il presidente Andrea Mazziotti che sarà anche relatore della legge – Così come concordato il testo base sarà presentato entro la settimana. Non è emerso nulla che faccia presupporre tempi diversi”. Dopodiché, aggiunge, “il problema non è la redazione di un testo ma il problema è politico: voglio avere la ragionevole certezza di avere condivisione”. “Stiamo lavorando ancora su un testo base ma io ho segnalato l’opportunità, visto che ci sono state le primarie del Pd e che da un bel po’ di parti (Renzi incluso) sono stati espressi pareri sulla legge elettorale al di fuori della commissione, che tra domani e dopodomani vengano espresse eventuali prese di posizione in commissione”.

Per Mdp resta imprescindibile l’eliminazione dei capilista bloccati: “Il Pd ha bloccato tutto in attesa del congresso e il M5s dopo aver criticato l’Italicum adesso propone un premio del 20 per cento al primo partito. Risolvano le loro contraddizioni perché abbiamo perso troppo tempo. Per noi è imprescindibile il superamento dei capilista bloccati”, dice il capogruppo Francesco Laforgia. Forza Italia invece chiede la conferma dei capilista bloccati: “Forza Italia – dice Mara Carfagna – ha da tempo presentato in Parlamento la sua proposta di legge elettorale. Una proposta che si basa su un impianto proporzionale, con il premio di maggioranza alla coalizione e la scelta del leader affidata agli elettori il giorno del voto. Non si può certo chiedere a noi di fare chiarezza su questo tema”.

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