Legge elettorale, Alfano e 31 senatori orlandiani contro il voto anticipato ad autunno: “E’ salto nel buio”

Da una parte Renzi, Berlusconi e il Movimento 5 stelle per il voto a settembre con il sistema proporzionale. Dall’altra il ministro Angelino Alfano (terrorizzato di restare fuori con lo sbarramento al 5 per cento), ma anche 31 senatori orlandiani che hanno firmato un appello contro le urne anticipate e contro la nuova legge elettorale. Intanto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha fatto dichiarazioni che più che altro sembrano voler calmare i mercati: “Ribadisco che il governo si augura un’intesa sulla legge elettorale, ma che non abbiamo un ruolo da protagonisti. Confermo che il governo è nella pienezza dei suoi poteri e ha degli impegni che intende mantenere”.

Silvio Berlusconi non solo conferma l’intenzione di Forza Italia di sostenere l’accordo sulla nuova legge elettorale, ma dice anche che, se fosse per lui, sarebbe meglio addirittura uno sbarramento all’8%. Una soglia irraggiungibile per il partito di Alfano, forse anche in coalizione con altre realtà centriste. Che sia 5 o 8%, resta il fatto che al ministro degli Esteri il modello tedesco non conviene. Alfano però non lo dice e preferisce evocare altre questioni legate alla possibilità di voto anticipato. “Non abbiamo posto la questione della soglia, ma una questione di principio sulla legge elettorale, perché ci uniremo ad altri e supereremo la soglia del 5%” dice il titolare della Farnesina, sottolineando che “ci sono tante forze politiche e persone della società civile che ci hanno dato disponibilità ad aggregare una coalizione liberale popolare che supererà la soglia, se sarà quella”. E se non sarà quella? Si vedrà. In tal senso, infatti, da sottolineare il pensiero di Berlusconi. Alcuni giornali “hanno sostenuto che Berlusconi è in disaccordo con la soglia di sbarramento del 5 per cento – fa sapere – È esattamente il contrario, fosse per me la porterei all’8 per cento”.

Un messaggio senza destinatario palese, ma che di certo non fa piacere all’ex delfino Alfano. Che preferisce parlare di altro e spostare l’attenzione alle mosse del Pd e di Matteo Renzi, a cui rivolge una sorta di appello. “In questo momento così delicato non si vota per la legge elettorale, ma si vota lo scioglimento delle Camere e io non capisco l’impazienza del Pd di portare l’Italia al voto tre o quattro mesi prima in piena legge di stabilità – dice il ministro – Rivolgo un appello al Pd prima della loro Direzione: pensino all’Italia e al danno che questa impazienza di rientrare a Palazzo può fare all’economia. Noi siamo anche pronti a prendere in considerazione questa legge – aggiunge – ma non come oggetto di mercanzia per portare il paese alle urne in piena legge di stabilità“.

Al netto della convenienza di andare al voto anticipato prima della legge di Stabilità e delle inevitabili conseguenze in termini di consenso, la soglia di sbarramento al 5% sembra aver trovato appoggia trasversali in ogni forza parlamentare (tranne Area Popolare di Alfano). Emblematica la posizione del Movimento 5 Stelle. “Abbiamo soglie di sbarramento schizofreniche non decise dal M5s, con il 3% alla Camera e l’8% al Senato. Una media al ribasso è al 5%, il tedesco funziona con il 5 per cento e anche forze a sinistra del Pd hanno ribadito che non è un problema – spiega Nicola Morra – Ci sono solo i parlamentari di Ap che stanno strepitando, non mi pare un problema far tornare a casa persone nate da una scissione parlamentare e non attraverso una legittimazione popolare”. I grillini, quindi, sono d’accordo. Ma guai a dire che appoggiano o danno una mano a Renzi. “Il Pd per approvare le sue indecenze (a cominciare dalla manovrina) non si azzardasse nemmeno a pensare che il M5S potrà dargli una mano” scrive su Facebook Alessandro Di Battista, deputato M5s. Che argomenta: “Un conto è la legge elettorale sulla quale siamo aperti a collaborare (anche perché le ultime due che i partiti hanno fatto da soli sono state bocciate dalla corte costituzionale), altro sono tutti i provvedimenti osceni che il Pd porta in aula. Noi siamo e restiamo acerrimi nemici della partitocrazia“.

La posizione di Forza Italia, invece, è ben riassunta nelle parole di Renato Brunetta, che prende spunto dall’editoriale del Corriere della Sera per dire come la pensa. “Francesco Verderami del Corriere della Sera, bravissimo giornalista, è molto amico di Angelino Alfano – dice – e quindi molto probabilmente, in merito alla soglia di sbarramento, rappresenta più che l’idea di Berlusconi, quella di Alfano. Noi non vogliamo fare dispetti a nessuno – aggiunge – noi non vogliamo avere atteggiamenti preclusivi nei confronti di nessuno. Il Partito democratico ha impostato lo sbarramento al 5%, noi ci siamo detti d’accordo, il Movimento 5 stelle dice ok. Il 5% è un valore sufficientemente alto da poter consentire una razionalizzazione e una non parcellizzazione della campagna elettorale e delle forze politiche – spiega – Noi pensiamo che il 5% sia un valore di equilibrio tra rappresentanza e governabilità, dopodiché se le forze centriste vogliono mettersi assieme il 5% potrebbe essere l’occasione per farlo. Che io sappia, ad esempio, a sinistra vogliono il 5% proprio perché il 5% è il catalizzatore dell’unità a sinistra del Partito democratico“.

Al centro, però, la vedono molto diversamente. “Nelle prossime ore si riunisce la direzione Pd, ascolteremo. Poi, nella nostra direzione, quella di Ap, giovedì, valuteremo il da farsi” dice Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Ap, secondo cui lo sbarramento del 5% “è un errore, perché serve governabilità ma anche rappresentatività. Se proprio vogliono votare subito – sottolinea – si prendano anche tutti insieme la responsabilità di farci rispettare le scadenze: legge di stabilità tutti insieme e così la nota di variazione al bilancio. Se c’è un accordo, lo si porti alle estreme conseguenze per tutto quel che serve”. E mentre sui giornali e gli altri media si affastellano i messaggi, Matteo Renzi riunisce al Nazareno i vertici del Pd. Nella sede di via Sant’Andrea delle Fratte ci sono Luca Lotti, Matteo Orfini e Lorenzo Guerini. Alla Camera, invece, al via le consultazioni parlamentari sulla legge elettorale, con il capogruppo Dem, Ettore Rosato, che vedrà Ala-Sc, Fdi, Lega e nel pomeriggio Forza Italia.

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