Laura Boldrini sui social, altro che querele: qui ci vuole un’operazione simpatia

Le parole hanno il potere di distruggere di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo
(Buddha)

Importante premessa prima di iniziare: questo post non vuole entrare nel merito delle idee politiche della Presidente della Camera, Laura Boldrini, né sul valore e sul modo in cui conduce le sue battaglie politiche e civili. Il nostro intento è solo quello di analizzare la sua comunicazione sui canali social, scovare gli errori e suggerire soluzioni.

Da una lettura veloce dei suoi ultimi venti post su Facebook, sulla timeline di Twitter e sul suo sito personale, noto subito una certa distanza, mancanza di calore, contenuti poco originali. Decido di prendermi un po’ di tempo per un’analisi più metodica. Ed ecco le mie conclusioni.

Cosa non fa (e invece dovrebbe fare)

– Non risponde mai pubblicamente ai tantissimi commenti che riceve (e non sono solo insulti). Ma qualcuno del suo staff legge? Qualcuno glieli riporta?
– Scopro che dalla sua pagina Facebook non è possibile inviare un messaggio diretto. Dove è l’ascolto? E’ questa la concezione di web 2.0?
– Qualcuno le ha spiegato che il web è prima di tutto conversazione e non obbedisce alle stesse regole della televisione? Ho provato a chiederlo a un componente del suo staff ma non ha saputo darmi risposta.
– Veniamo alle foto e al linguaggio iconico. Un aspetto della comunicazione politica, che non è nata certo con i social media, e che chi gestisce i suoi canali dovrebbe usare con maggiore maestria: al posto delle fotografie dei beneficiari delle sue battaglie, campeggia ovunque il suo volto compiaciuto. Lei da un palco, lei con un gruppo di studenti, lei sui megaschermi di una conferenza, foto istituzionali con strette di mano: tutte rappresentazioni che mettono una distanza smisurata tra la politica e i cittadini, ovvero tra lei e i membri della community che in teoria dovrebbero partecipare alle conversazioni.

Le occasioni perse

A onor del vero, nella timeline affollata di messaggi retorici, scovo una storia vera, un tentativo concreto di dare un volto e un nome a una migrante diversamente dalle solite immagini d’archivio con persone dalla pelle scura in fuga da guerre e carestie: una donna di colore in costume tradizionale con un bimbo in braccio si asciuga le lacrime. Dalla didascalia scopriamo che si chiama Priscilla, ha solo 23 anni ed è già madre di diversi bambini, uno l’ha perso mentre scappava da Boko Haram. Ora si trova in un campo vicino alla capitale nigeriana.

Pur apprezzando lo sforzo, credo che si tratti di un’occasione persa. Nonostante inizi con il racconto diretto di Priscilla, il tono del post è freddo, si fa quasi subito impersonale e distante; la sensazione è che serva solo a introdurre la riflessione retorica di Madame Boldrini in visita al campo profughi: “La sua è solamente una delle tante storie di violenza che ho ascoltato in questo luogo”.

Poiché mi piacciono gli esempi concreti, chiudo questo post con un confronto Laura BoldriniBernie Sanders. I politici americani sono avanti anni luce rispetto ai nostri nel modo di utilizzare i social, ma non finisco mai di stupirmi dell’efficacia comunicativa, del calore e della credibilità che emanano i post di questo simpatico settuagenario ‘Bernie’ – per cui ammetto di aver fatto il tifo durante le primarie Usa. Chi dà consiglia alla Boldrini sui social, si deve ispirare a un uomo di sinistra come lui. Per le querele c’è sempre tempo. Ecco qualche esempio.

Strette di mano

Dal basso in alto

Dall’alto in basso

Selfie 

Meraviglia

Devo proprio ridere?

L’indignazione

Chiaro e conciso

La Boldrini invece ‘stigmatizza’

Società multietnica

Bernie ‘include’

La Boldrini invece scrive una lettera a Repubblica

La festa

L’Indipendence day di Bernie

Happy Independence Day!

Un post condiviso da Bernie Sanders (@berniesanders) in data:

1 maggio: aridaje con le lettere ai giornali ‘novecenteschi’, questa volta sul Manifesto

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