Donazioni ai partiti, oltre metà eletti Fi non dà la quota. Imprenditori per Parisi, da Caltanissetta 14mila euro per M5s

Nel 2016 Giovanni Toti non ha staccato l’assegno per Forza Italia, e come lui quasi la metà dei parlamentari azzurri. A compensare è stato, come sempre, il leader Silvio Berlusconi. In pari con le quote da versare gli eletti della Lega Nord e del Pd, mentre il Movimento 5 stelle per la prima volta segnala 22mila e 500 euro di donazioni all’Associazione Rousseau. I dati sono raccolti nelle dichiarazioni di versamenti superiori a 5mila euro, ricevuti da privati l’anno scorso, e che i partiti hanno depositato in questi giorni alla Tesoreria della Camera. Dai tabulati che riguardano i partiti, oltre al calo di fondi di imprenditori i dem e Forza Italia, emerge una stella in ascesa: Stefano Parisi. L’ex candidato sindaco di Milano ha raccolto soldi da numerosi industriali e persino da Berlusconi.

La novità da segnalare è il Movimento 5 stelle che per la prima volta dichiara 22.500 euro di donazioni da privati a Rousseau: di questi 14mila vengono dall’Associazione Movimento 5 stelle Caltanissetta e 8mila e 500 da Filippo Pittarello, ex dipendente della Casaleggio associati nonché ex responsabile della comunicazione a Bruxelles. In contemporanea il blog di Beppe Grillo ha pubblicato il rendiconto dell’associazione Rousseau dell’anno passato che registra oltre 79mila euro di avanzo nel 2016. Inoltre i contributi inferiori a 5mila euro provenienti da persone fisiche ammontano a 360.341 euro ai quali vanno aggiunti i 14mila versati da privati.

Per quanto riguarda Forza Italia invece, continua il trend negativo. Innanzitutto da segnalare che sono solo 46, rispetto agli 88 del 2015, i parlamentari che hanno donato soldi ai partiti. A compensare la disaffezione (tra cui quella del presidente della Liguria Toti) sono giunti assegni da 100.000 euro (il massimo per legge) di Silvio Berlusconi, del fratello Paolo, dei figli Luigi e Marina, e degli amici Adriano Galliani e Bruno Ermolli. Anche la Fininvest ha aperto la borsa con 99.900 euro (45.000 cash e 54.900 in servizi) e perfino il Tesoriere di FI, Alfredo Messina ha dato del suo: 90.000 euro.

Gli eletti del Carroccio (a Roma e Strasburgo) hanno tutti pagato la loro quota di almeno 36.000 euro (ma Roberto Calderoli 46.250), così come altrettanto hanno fatto gli eletti del Pd, che hanno versato 7.079.637 euro, rispetto ai solo 397.000 euro degli “onorevoli” di Fi. I due partiti invece condividono lo scarso appeal verso gli imprenditori. Il Pd ha ricevuto solo 50.000 euro da Aurelio de Laurentis (Maurofilm), mentre Fi 130.000, di cui ben 70.000 dalla Pellegrini, la ditta di ristorazioni aziendali, che ha messo a disposizione anche buoni pasto per 5.616 euro durante la campagna per l’elezione del sindaco di Milano.

Chi ha invece ottenuto l’appoggio degli industriali è Stefano Parisi che ha ricevuto fondi sia per la sua candidatura a Milano che l’attuale corsa politica. La sua Lista Civica ha ricevuto 277.472,58 euro tra cui 50.000 da Gianmarco Moratti, e altrettanti dalla Mapei di Giorgio Squinzi (da lui 10mila euro anche alla lista civica di Ap), 10.000 dalla Pellegrini e cifre tra i 10 e i 20.000 euro da aziende nel campo immobiliare. Altre donazioni sono giunte a Parisi per la sua attività: 40.000 da Alberto Bombassei (che è deputato degli ex montiani CI), 150.000 da Gianmarco Moratti, 15.500 dalla Pellegrini, assegni da 50.000 euro da diverse aziende immobiliari di Milano e Roma (Mangiarotti, Sepac, Sofrac, Ecovillage, Bizzi e Partner, ecc), e soprattutto 100.000 euro da Berlusconi. Per Parisi finanziamenti per 627.500 euro. Oltre all’ex Cavaliere e alla Pellegrini, ci sono alcuni mecenati bipartisan, tra cui spicca il deputato Gianfranco Librandi: oltre a 18.000 euro al suo partito Scelta Civica (ma dopo la scissione ora è con Civici e Innovatori), ha finanziato con la propria azienda (la TCI) Beppe Sala (145.000), il Pd di Milano (40.000) ma anche i loro avversari, Stefano Parisi (10.000) e Mariastella Gelmini (10.000).

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