Di Maio parla dopo Cernobbio: “Media alterano la nostra immagine. E sull’Euro non abbiamo cambiato idea”

Prima “i barbari”, ora quelli delle istituzioni che vanno al Forum Ambrosetti a Cernobbio. Prima contro l’Euro, ora quelli che accettano (pur senza entusiasmo) la moneta unica. Per Luigi Di Maio questa è l’immagine “alterata” che i media vogliono dare del Movimento 5 stelle. A poco più di 24 ore dalla sua partecipazione al think tank sul lago di Como, il vicepresidente M5s della Camera e probabile candidato premier grillino ha deciso di dare qualche spiegazione ai militanti sulla sua pagina Facebook e intanto rilanciare l’appuntamento di Italia 5 stelle in programma il 22, 23 e 24 settembre prossimi e che è stato presentato ufficialmente sul blog oggi dall’europarlamentare David Borrelli. “Per anni i media hanno disegnato un’immagine di noi totalmente alterata: eravamo i barbari che volevano distruggere tutto e che tutti dovevano temere. Oggi stanno riapplicando lo stesso schema, facendoci passare per ciò che non siamo, ma questa volta abbiamo un’esperienza in più e non ci faremo fregare”. Di Maio si riferisce in particolare alle critiche e alle perplessità dentro e fuori al Movimento suscitate dalla sua partecipazione all’evento. Molte delle sue dichiarazioni sono state usate per parlare di una vera e propria istituzionalizzazione del M5s, dopo che solo un anno prima Di Maio aveva deciso di non partecipare anche, tra le altre cose, per ribadire le distanze dai tavoli del potere. Ad esempio, come riportato da la Stampa, il vicepresidente della Camera a Cernobbio ha detto che i suo modello è “il governo spagnolo di Rajoy” ed è rimasto molto morbido sul tema Euro, nonostante in passato i grillini siano stati apprezzati dai militanti proprio per il loro euroscetticismo: “Parlare con la gente”, ha detto oggi il deputato grillino, “coinvolgerla e informarla, è la risposta migliore che possiamo dare a chi oggi strumentalizza le mie parole sull’Euro per attaccare il Movimento accusandolo di aver cambiato idea. Ma la nostra posizione è rimasta la stessa: abolizione del fiscal compact, del mes e delle altre misure di austerity, con un supporto particolare ai Paesi del mediterraneo, e gli eurobond. Se non accettano, parola ai cittadini con referendum sull’euro“. Secondo Di Maio quindi c’è stata una “alterazione delle sue parole”. “Io conosco”, ha continuato, “solo un modo per sfatare etichette sbagliate e false leggende sul Movimento 5 stelle: far conoscere la verità su di noi. Non solo andando sui palchi o in tv, ma soprattutto parlando con tutti, di persona. Da quando faccio i banchetti ho capito che se vuoi veramente coinvolgere qualcuno in questo progetto devi andare a parlargli guardandolo negli occhi, dedicandogli tempo e energie”.

Il primo a criticare Di Maio per la scelta di andare a Cernobbio era stato Ferdinando Imposimato, giudice ed ex candidato al Quirinale del M5s. La sua uscita ha aperto un dibattito interno, tra attivisti e parlamentari che hanno deciso però di non esporsi. Di Maio è difeso sicuramente dai vertici, Davide Casaleggio in primis, che ritengono fondamentale proseguire nel tour di incontri con i rappresentanti delle istituzioni in vista delle prossime eleizoni. “Io nei prossimi mesi”, ha dichiarato, “farò tutto quello che è possibile, anche l’impossibile, per raggiungere tutti gli italiani e raccontargli il nostro programma di governo. Sono andato al forum Ambrosetti a Cernobbio nel profondo nord, sono andato dagli agricoltori di Vittoria in provincia di Ragusa e presto incontrerò i pescatori di Mazara del Vallo al confine dell’Unione Europea. E così continuerò a fare. E ovunque andrò non chiederò voti né prometterò miracoli: racconterò solo e sempre il nostro programma. E voi fate altrettanto: con gli amici, con i colleghi di lavoro, con i parenti”.

L’unico pensiero in testa per i grillini ora è la campagna elettorale. “Il Movimento 5 stelle deve andare al governo: questo è il mio e nostro obiettivo. Siamo l’ultima possibilità per l’Italia e ormai mancano solo otto mesi per realizzarla. Non ci sono calcoli da fare. Non abbiamo bisogno di strateghi politici, né di apprendisti stregoni che chiedono una parcella di 200.000 euro per poi perdere i referendum 60 a 40. C’è da metterci pancia a terra e lavorare per il nostro obiettivo comune, tutti insieme”. Quindi Di Maio ha lanciato un appello agli attivisti, a chi ha già dato il suo contributo in passato e a chi sarà chiamato a farlo prossimamente. “In questi quattro anni e mezzo di mandato”, ha detto, “non ci siamo mai risparmiati, abbiamo lavorato senza mai cercare gli applausi, prendendoci tutte le critiche. Lo stesso hanno fatto i nostri attivisti, che a volte anche solo per un banchetto hanno rischiato il posto di lavoro. Per non parlare delle intimidazioni che hanno ricevuto alcuni dei nostri sindaci. Quando fai parte di un progetto come il nostro, devi essere pronto a dare tutto per quel progetto. Ma ora è arrivato il tempo di raggiungere il traguardo che ci siamo dati e per cui abbiamo lavorato duramente, e tutti insieme, in questi anni”.

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