Di Battista alla Festa del Fatto intervistato da Peter Gomez: “Io candidato alle primarie M5s? Saprete a tempo dovuto cosa farò”

“Se mi candiderò alle primarie M5s? Saprete a tempo dovuto quello che farò”. Alessandro Di Battista, deputato M5s, rispondendo alle domande del direttore de ilfattoquotidiano.it dal palco della Festa del Fatto in Versiliana ha dichiarato per la prima volta di non escludere la sua corsa per la consultazione in rete che si svolgerà a fine settembre. “Tradotto: ci sta pensando”, ha detto Gomez. Al suo fianco a intervistare il deputato M5s per l’incontro “Processo ai 5 stelle“, anche il giornalista Massimo Fini. Assente la sindaca M5s di Roma Virginia Raggi. “Non abbiamo capito perché non è venuta“, ha esordito Gomez. Il parlamentare grillino ha detto di non “sapere i motivi dell’assenza”: “Stavo in tour in Sicilia e non ho parlato con Virginia non lo so. Probabilmente è anche impegnata come lo sarà fino alla fine del mandato”.

Roma a 5 stelle: che valutazione del governo Raggi?
“Io non pensavo che sarebbe andata molto meglio. Questo non soltanto per il debito pregresso”, ha detto Di Battista rispondendo alla domanda di Gomez. Massimo Fini ha invece parlato di quelli che secondo lui sono i pregi, ma anche i difetti del Movimento: “Non è possibile che un Movimento che prende 8 milioni di voti debba dipendere da 150mila militanti. Un Movimento rivoluzionario deve essere per forza dirigista e leninista. Non credo che Lenin discutesse con i Meetup prima di prendere decisioni. A un certo punto Grillo se ne è accordo e ha ripreso in mano il Movimento. Questo provoca sconcerto. Uno vale uno, ma in realtà comandano uno o due”. Di Battista ha quindi risposto: “Io mi rendo conto che alcuni pregi sono anche i difetti. Tante volte mi sono chiesto, cosa sarebbe successo se avessimo fatto altre scelte. Se io avessi detto: sosteniamo Bersani, ora sarei ministro. Ma il Movimento sarebbe scomparso. Io credo in una rivoluzione pacifica che però ha bisogno di tempo. Non è vero che Grillo si è ripreso il Movimento, lui è il garante. Il nostro colpo è stata la morte di Gianroberto Casaleggio. Uno vale uno non vuol dire che tutti devono fare la stessa cosa. In questi anni è evidente che è nato un gruppo che più che decide traina”. Di Battista ha dichiarato che, quando è entrato in Parlamento, ha pensato che “il nemico fosse la casta”: “Quando poi li vedi ti rendi conto che è robetta. Ho capito che i nemici sono altri: banchieri, boiardi di Stato, bancocrazia”. E ha chiuso: “Io ho capito che il problema dell’Italia sono gli italiani: finché saremo disposti a piegarci e rivotare gli stessi per prezzi stracciati”.

Primarie M5s in rete
“Secondo me, non ci sarà un solo candidato. Poi vedremo”, ha dichiarato Di Battista rispondendo al direttore de ilfattoquotidiano.it. Gomez ha ribattuto ricordando che il voto in rete, secondo i programmi, dovrebbe svolgersi fra sole due settimane e ancora non c’è un avversario per Luigi Di Maio: “Ho la convinzione che si finirà con un’investitura pebliscitaria senza discussione. Come mai non ci sono ancora i candidati?”. Il deputato M5s ha risposto: “Il Movimento non ha le correnti. Il candidato ha un programma, porta avanti quello e zitto”.

Ius soli
Gomez ha ricordato che il tema dello Ius soli è stato tra i primi oggetti di una proposta di legge del Movimento 5 stelle. “Noi diciamo”, ha risposto il deputato, “che debba essere un tema discusso a livello europeo. E tra l’altro la legge non finirà mai in Aula. Ci accusano di farla fallire, come nel caso della stepchild adoption, su cui tra l’altro io ero d’accordo”.

La carriera di Di Battista
“Cosa farò, lo dirò a tempo debito”, ha detto il deputato in riferimento proprio alle primarie M5s. “Traduco”, ha replicato Gomez rivolto al pubblico. “Ci sta pensando se ricandidarsi“. Massimo Fini ha detto di “avere fiducia istintiva per Di Maio e Di Battista e Beppe Grillo”.

“La battaglia sull’onestà”
Massimo Fini ha detto che “dovrebbero sostituire l’onestà con la legalità”: “Capisco la battaglia per l’onestà. Però anche il principio più giusto portato alle estreme conseguenze diventa un errore. Voi avete cacciato per cose ridicole gente che nel Movimento ci poteva anche stare”. E Gomez ha precisato: “Pizzarotti, tanto per capirci”. E Fini ha continuato: “Su questa cosa fondante bisogna avere un minimo di cautela”. Di Battista ha replicato. “E’ vero, e ne abbiamo parlato. Abbiamo fatto un codice etico per questo motivo. Noi non veniamo da Marte, noi veniamo da questa stessa Italia che ha prodotto corruzione, trattativa Stato-mafia. La forza del Movimento non è aver preso persone da Marte, ma nel far rispettare le regole. Per me aver fatto il parlamentare è stato come essere stato in prima linea sul campo di battaglia”. Il deputato ha difeso la scelta delle espulsioni: “Io sono stato di quell’area che ha sempre spinto per le espulsioni. Gianroberto diceva: quando deroghi una regola, in realtà la stai cancellando. E aveva ragione: abbiamo dei principi, se iniziamo a cambiarli, il Movimento finisce”. A questo proposito, Di Battista ha parlato delle alleanze ipotetiche per il governo: “Ma ancora me lo chiedete porca puttana? Con chi ci dobbiamo alleare? Noi non ci alleiamo con nessuno. Con Bersani? A me sta pure simpatico, ma lui ha votato Napolitano, uno dei più grandi responsabili dei disastri di questo Paese”.

Caso Regeni, se Di Battista fosse ministro degli Esteri?
“Se domani tu fossi ministro degli Esteri, come ti comporteresti di fronte al caso? Da una parte hai gli interessi commerciali dell’Italia in Egitto, dall’altra la morte di un ragazzo. Come ti comporti?”, ha chiesto Gomez. E Di Battista: “E se Regeni fosse stato francese o americano? L’Egitto lo avrebbe ignorato così?”. “Non è così vero”, ha ribattuto Gomez. “La Francia ha avuto il suo Regeni e ha ignorato il caso perché c’erano troppi interessi commerciali in ballo”. Di Battista: “Per me la vita di un ragazzo di 28 anni torturato, giustiziato e ammazzato. Nemmeno mi sorge il dubbio di metterlo sul piatto della bilancia degli interessi commerciali. Si vede che la carriera politica in una democrazia di merda come questa non fa per me. Siamo considerati Paesi scendiletto dalla fine della Seconda guerra mondiale”.

Afghanistan
Massimo Fini: “Se votate per una nuova missione in Afghanistan, per quanto mi riguarda da me non avrete più nessuna udienza”. Di Battista: “Io mi dimetterei il giorno stesso dal Parlamento. E’ una guerra che ci è costata oltre 5 miliardi di euro, poi dicono che non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza. Ma non è quello che succederà: Gentiloni è uomo degli americani, riceve ordini dagli americani e qualora Trump gli chiedesse altri uomini andrà in Afganistan ma non con il voto del Movimento 5 Stelle perché noi siamo alleati degli Usa ma non siamo sudditi”.

Minniti e i lager in Libia
“Io ho sempre creduto che è compito dei popoli sovrani destituire i dittatori, non usare le bombe”, ha detto Di Battista. “Io non ho mai baciato le mani a Gheddafi, ma sono convinto che l’intervento scellerato in Libia abbia creato disastri maggiori”. Quindi le proposte del deputato M5s: “Aumentare i fondi per la cooperazione internazionale, aumentare i fondi alle forze di intelligence”. Quindi: “La soluzione è l’integrazione per quelli che devono essere accolti. Io mi chiedo qual è il ruolo delle Nazioni unite: cinque Paesi che ancora possono dettare legge su tutto il mondo. E poi mi parlano di democrazia”. Gomez ha precisato: “Ma sulle persone chiuse nei lager, cosa pensi di fare?”. Di Battista: “Non posso bombardare la Libia, ma cerco di coinvolgere le Nazioni Unite. E provare a organizzare una conferenza di pace a Roma. Quanti paesi dovremmo bombardare perché violano i diritti umani? Allora dovrebbero bombardare anche noi”.

Fini: “Oltre la destra e oltre la sinistra”
A conclusione del dibattito ha preso la parola Massimo Fini: “Grazie di esistere”, ha detto. E Di Battista: “Io ho sempre votato a sinistra poi mi sono trovato i comunisti che hanno votato per l’abolizione dell’articolo 18 in Parlamento. Non c’è nessun ragazzo a 18 anni che adesso ti chiederebbe: ‘sei di destra o di sinistra’. Sarebbe come dire ‘sei guelfo o ghibellino’. Destra e sinistra sono due categorie nate durante la rivoluzione francese. La guerra tra poveri viene pure alimentata”.

Regola dei due mandati
Gomez ha quindi preso la parola: “Due cose pratiche. La prossima legislatura dura sei mesi: chi è al secondo mandato va a casa e non potrà più candidarsi? Poi, i Meetup, abbiamo visto che dove sono compatti andate bene alle elezioni, ma se non intervenite, senza Meetup il Movimento rischia di diventare un blocco di potere”. Sul primo punto, Di Battista ha riconosciuto che il problema esiste: “Per me il massimo sono due mandati completi, dieci anni. Quindi nel caso deciderà la rete”. E sui Meetup: “E’ vero: dove i gruppi lavorano bene, facciamo grandi risultati. Altrimenti no. Quello che stiamo facendo è cercare di lavorare sui progetti a livello locale”.

Che cosa ha pensato di fronte allo sgombero di via Curtatone?
“Quando c’è un poliziotto che dice una frase a cazzo, ci sarà un intervento che va a fatto. Ma non possiamo dimenticare certi soggetti: per me tirare una bombola di gas contro un poliziotto è tentato omicidio. Poi mi sento male se vedo un bambino in difficoltà e una donna”. A questo punto Gomez ha citato l’esempio dello sgombero dell’ex Telecom a Bologna, criticato un anno fa ma dove sindaco e assessora hanno seguito l’operazione e trovato una soluzione. “Io non ho conosco il caso”, ha detto Di Battista, “ma spero che possano la sindaca e l’assessora a Roma spiegare presto cosa è successo”.

“Abusivismo di necessità”
“Ma quella frase di Cancelleri? Voglio capire “, ha detto Gomez. Di Battista: “Le case abusive vanno abbattute. Inizia ad abbattere seconde e terze case di personaggi che hanno altre possibilità rispetto al disgraziato abusivo che vive in pochi metri quadri. Contemporaneamente porti avanti un piano. Questo significa strizzare gli occhi agli abusivi? Ma che li abbiamo fatti noi i condoni? Se non ci votano più, ok a me non me ne frega niente dei voti. A me me ne frega di alzare la testa, ma se questo non ci porterà al governo me ne farò una ragione”.

Comizi in Sicilia e la mafia
Peter Gomez ha quindi riportato le dichiarazioni di Claudio Fava, sul fatto che i grillini in Sicilia stanno attenti a non parlare di mafia. “In ogni comizio”, ha replicato Di Battista, “io ho parlato di mafia. Come si permette chi dice il contrario. E’ storia che Dell’Utri portò mafiosi a Milano a incontrare Berlusconi. Io ne ho sempre parlato, ho fatto nomi pesanti anche in questo momento qui”.

Luigi Di Maio a Cernobbio
“Cosa ne pensi di questa partecipazione? Fa bene Di Maio o fa male?”, ha chiesto Gomez. “Io amo di più la piazza. Diceva Montanelli: ‘E’ giusto incontrare chiunque’”.

La sicurezza della piattaforma Rousseau
“Sai cosa stanno facendo per risolvere il problema dopo l’hackeraggio?”, ha detto Gomez. “So che sono al lavoro per risolvere il problema”.

Modalità delle candidature
Altro capitolo riguarda le candidature e la formazione delle liste. “Cosa vuol dire migliorare la qualità degli eletti?”, ha chiesto il direttore del fattoquotidiano.it “I cittadini che votano hanno il dovere di informarsi. E poi è una questione di matematica: più si va avanti e più avremo persone che hanno già avuto un’esperienza nelle istituzioni, sempre con la regola dei due mandati. Il ricambio deve essere garantito naturalmente. Io penso che candidarsi non è solo un diritto, ma pure un dovere”. Massimo Fini è quindi intervenuto: “C’è una terza possibilità: Rosy Bindi, che io stimo molto. Ha detto che ‘si ritira ma sostiene dall’esterno il partito”. Di Battista: “Io quando uscirò dal palazzo magari scriverò, ma comunque farò la mia parte. Io mi occuperò sempre di politica, ma lo farò fuori dal palazzo“.

Voto ai 16enni
“Io credo che debbano votare perché hanno il diritto di contare. Non perché aumenterebbero i voti per noi”.

Legge elettorale
“Ti faccio una domanda filosofica. Non vi è mai venuto un dubbio sul casino che crea la legge proporzionale?”, ha detto Gomez. “Io sono sempre stato un proporzionalista. Però con un un premio di maggioranza che sia costituzionale, cioè un piccolo premio”.

Mattarella
Un attivista dal pubblico ha quindi chiesto a Di Battista perché hanno deciso di non essere duri contro Sergio Mattarella: “Ha firmato la Buona scuola, l’Italicum, il decreto Lorenzin e non ci ha fatto andare al voto”. La risposta di Di Battista: “Forse dovevamo essere più duri quando ha fatto azioni secondo noi sbagliatissime. Diciamo che dopo Napolitano anche quell’albero lì mi sarebbe andato bene. Ed è vero che avremmo dovuto votare subito dopo il referendum sulla Costituzione”.

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