Consip, qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone

Qualche considerazione sulla telefonata tra Renzino e Renzone.

1. Faccio molta, molta, molta fatica a credere che Renzino non sapesse che Renzone fosse intercettato. Era evidente. E’ vero che Renzino non è esattamente Einstein, ma se non avesse saputo una cosa così ovvia sarebbe stato davvero a livelli ninamorici.

2. Renzino (si fa per dire) avrebbe quindi recitato la parte del figliol prodigo, a favor telecamera, media e magistratura. Purtroppo, non essendo Einstein ma solo Renzino, è riuscito a sbagliare anche qui. Per esempio consigliando a Renzone di non citare la mamma, altrimenti poi interrogavano pure lei. Non gliene riesce proprio una, poveretto.

3. Il Renzino che parla al telefono a Renzone è diametralmente opposto a quello che parlava (e parla) in pubblico del caso Consip. Quello privato mostra di sapere tante cose, di dare ragione a Romeo, di essere più d’accordo col Noe (crivellato nelle dichiarazioni pubbliche) che  con Renzone. E’ questo il punto: ci dica qual è quello vero. E lo dica anche a se stesso, altrimenti siamo allo sdoppiamento della personalità.

4. Renzino, oltre a intimare a Renzone di non nominare la moglie/madre invano, cita “Luca” (Lotti?) e allude a un secondo incontro con Romeo, dando per scontato che ci sia stato il famoso primo incontro “nella bettola” (più probabilmente un bar). Su questo, e non solo su questo, Renzino deve chiarire. Ma ovviamente non lo farà. E nessuno, o quasi, glielo rinfaccerà. Se invece lo avesse fatto Berlusconi, i Lerner & Zucconi avrebbero per protesta fatto brillare tutti i loro Rolex. Canticchiando nel frattempo L’Internazionale.

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