Consip, intercettazione tra Matteo Renzi e il padre. L’ex premier: “Dal Fatto pubblicazioni illegali. Chi ha violato la legge?”

Renzi risponde da Largo del Nazareno, nella sede centrale del Partito Democratico. Perfetto orario: l’appuntamento delle 16 è rispettato. Il segretario innanzitutto ringrazia i due milioni di persone che sono andate a votare alle primarie che lo hanno eletto alla guida del partito per la seconda volta. Poi dà una notizia: “La settimana prossima proprio qui si terrà la prima riunione della nuova segreteria del partito”. La nomina della sua squadra, quindi, è vicina. Subito dopo l’ex premier affronta la questione dell’intercettazione con il padre, ma lo fa solo per rinviare la trattazione del problema alla fine della session di domande e risposte. Che partono dalla questione della magliette gialle dei circa mille attivisti Pd che domenica scorsa hanno cercato di pulire le strade di Roma dai rifiuti, passano dal risultato delle elezioni francesi e arrivano a toccare tante altre questioni (tra cui la prossima legge elettorale), che però nella giornata odierna passano in secondo piano rispetto alla telefonata con il babbo Matteo pubblicata dal Fatto Quotidiano.

Dopo 40 minuti di parole, Renzi poi inizia a parlare della vicenda Consip, ribadendo che la pubblicazione dell’intercettazione con il padre Matteo è assolutamente illegittima. E inizia a rileggere il messaggio pubblicato sulla sua bacheca di Facebook. “Primo punto – dice Renzi – sono intercettazioni che non si potevano pubblicare: voglio sapere chi ha violato la legge”. Poi parla della telefonata con il padre, ricordando di aver solo chiesto al genitore di dire “solo tutta la verità davanti ai magistrati”. “Mio padre ha conosciuto la giustizia solo dopo il mio arrivo a Palazzo Chigi – ha aggiunto Renzi – ha preso un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta: l’accusa è stata archiviata, la fedina di mio padre è pulita, va sottolineato”. Poi promette di entrare nei dettagli della questione: “Se mio padre sa qualcosa lo dica all’avvocato e al magistrato, non c’è nulla di scandaloso. È vergognoso che la telefonata sia stata pubblicata, ma dentro non c’è nulla di scandaloso”. Renzi poi sottolinea che non può lamentarsi proprio lui, “perché ci sono persone a cui è andata peggio, ma io non titolo per chiedere alcunché, ma queste intercettazioni mi feriscono perché in quella telefonata sono stato molto duro con mio padre. Da uomo delle istituzioni non potevo fare diversamente, avevo il dovere di dirgli di andare lì e dire la verità e di dirla anche a me, e l’ho provocato per questo”.

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