Codice Antimafia, c’è il via libera del Senato. Ma la maggioranza già lo vuole cambiare: la legge a rischio

Il Codice Antimafia è stato approvato dal Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti tra i tormenti e le polemiche. Ma soprattutto con un destino che rischia già di essere segnato: la quasi impossibilità di essere approvato definitivamente prima della fine della legislatura. Se infatti, stando alle promesse, verranno poi fatte altre modifiche alla Camera, è difficile pensare che Palazzo Madama avrà il tempo di fare una quarta lettura. Intanto oggi sono iniziate le dichiarazioni di voto al Senato e non sono mancate le polemiche. I 5 stelle hanno detto che si asterranno: “E’ l’ennesimo compromesso al ribasso”. E hanno proposto di togliere uno dei punti più contestati: la limitazione, appena introdotta, che prevede l’estensione delle misure cautelari ai corrotti solo nel caso in cui si ravvisi anche l’ipotesi di associazione a delinquere (articolo 416). “Inammissibile”, ha dichiarato il presidente Pietro Grasso.

Il caos nasce dal fatto che neppure la maggioranza è così tanto convinta del risultato. Dopo le perplessità espresse dallo stesso presidente Anac Raffaele Cantone, il Pd prende tempo. I dubbi dem non è detto si traducano in altrettanti ‘no’, ma ormai è certo che il testo verrà modificato in terza lettura alla Camera. In questa direzione vanno le parole espresse su Twitter solo ieri dal presidente del Pd Matteo Orfini: “Le sollecitazioni di Cantone sul codice antimafia meritano di essere approfondite. Lo faremo appena il testo tornerà alla Camera”. Per il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, “la modifica che si vuole approvare al Codice antimafia non è né utile, né opportuna, e rischia persino di essere controproducente”.

“Il M5s non intende essere complice dell’ennesimo compromesso al ribasso”, ha dichiarato il capogruppo M5s in Senato Enrico Cappelletti, “e dell’ennesima occasione sprecata dal Pd per contrastare davvero la corruzione. Per questo ci asterremo sul provvedimento di riforma del Testo Unico antimafia. La nostra posizione è antitetica a quella di Forza Italia e del centrodestra perché consideriamo necessario ed urgente procedere ad una riforma che intervenga nella gestione dei beni confiscati e soprattutto perché siamo favorevoli all’estensione delle misure di prevenzione nei confronti degli indiziati di gravi reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione o concussione”. Secondo i grillini, l’emendamento Pd depotenzia il testo approvato dalla commissione: “Se non fosse che tutto questo è stato minato proprio dal Pd, che all’ultimo minuto e dopo ben tre anni di discussioni, ha imposto in Aula un emendamento che depotenzia sostanzialmente il testo approvato in Commissione, limitando l’applicazione delle misure preventive ai soli corrotti e corruttori uniti da vincolo associativo: cioè una minima parte rispetto al totale”.

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