Centrosinistra? No, per ora non ci sarà. Bersani: “Il Pd non è in grado di farlo”. D’Alema: “Al voto andiamo da soli”

Il paradosso è tutto dentro l’appuntamento di Roma, quello che dovrebbe battezzare la rifondazione del centrosinistra. Si chiama “Insieme“, c’è la scritta dietro al palco, composta con tanti palloncini in arancione. Ci sono i bersaniani di Mdp, c’è Giovanni Maria Flick, la presidente della Camera Laura Boldrini, l’Arci, i giornalisti dell’Unità, conduce Gad Lerner, sfilano da Pippo Civati a Livia Turco fino all’ultimo prodiano in Parlamento, Franco Monaco. Ma ci sono anche gli esponenti della minoranza Pd, gli orlandiani: lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando, ma anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per dire che “Questa piazza non deve essere alternativa al Pd perché il Pd, come ha detto Franceschini, è nato per unire” dice il ministro della Giustizia, “c’è bisogno di stare insieme o regaliamo il paese a qualcuno” ribadisce il governatore. Ma il paradosso arriva a piazza Santi Apostoli con un paio di baffetti: “Andremo alle elezioni ognuno con la sua piattaforma – dice Massimo D’Alema – Se noi avremo un grande successo, come io spero, sarà possibile riaprire un discorso col Partito democratico per spingerlo a tornare ad essere una forza che vuole fare il centrosinistra, perché il centrosinistra non è una parola, è una politica. E la politica del Pd di questi anni non è stata una politica di centrosinistra, sennò non saremmo qui”. Altro che “Insieme”, altro che unità. Il centrosinistra alle prossime elezioni non ci sarà. Dopo, chissà. Sepolto il dibattito che era stato rinvigorito negli ultimi giorni perfino all’interno del Partito democratico con Romano Prodi, Walter Veltroni e Dario Franceschini. Dibattito sopito subito dal segretario che si è limitato a ricordare che lui ha vinto le primarie.

Una linea che a Milano Matteo Renzi ha mantenuto, trattando i presunti alleati così: “Fuori dal Pd non c’è la rivoluzione socialista, marxista, leninista, ma M5s o la Lega. Fuori non c’è la sinistra di lotta e di governo ma la sconfitta della sinistra”. E’ per questo che Pierluigi Bersani, l’ex segretario della non vittoria, dice che il Pd non è proprio in grado di farlo, il centrosinistra. “Serve un centrosinistra largo e plurale, politico e civico, con meno non ce la facciamo, con meno possiamo fare solo una nobile testimonianza. Il Pd, e mi spiace dirlo, non è nelle condizioni e nell’intenzione di promuovere un centrosinistra largo, perché pensa che il centrosinistra si riassume nel Pd e il Pd si riassume nel capo”.

Mdp ci crede. Spiega Francesco Laforgia, capogruppo alla Camera: “Non ci unisce solo l’antirenzismo. E’ Renzi che ha bisogno di proiettare al Paese questa immagine, non è quella veritiera. Siamo mossi da una ambizione importante ed è quella di dare una casa a milioni di elettori che si sentono di sinistra e che quella casa, non l’hanno più avuta”. L’antirenzismo non c’entra, dicono. Ma dal palco di Roma nel mirino l’obiettivo è spesso uno solo: “Basta camarille e gigli magici e basta arroganza. Non se ne può più. Volare bassi per favore” dice Bersani. “Nasciamo in alternativa, sui contenuti – aggiunge l’ex ministro – Siamo contro il rifiuto dei problemi, e la predicazione del bel tempo, la retorica delle eccellenze, la flessibilità come precarizzazione, la rottura con l’idea di rappresentanza, in nome di una governabilità che prevede più potere con meno consenso “. Tra i testimonial c’è Claudio Amendola: “La gente si è stufata di non essere rappresentata”.

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