Blog Grillo, nessuna responsabilità giuridica

Grillo è responsabile del suo blog? Il fatto ormai è ben noto e tocca principi giuridici importanti che non possono essere distorti a seconda della convenienza politica. E invece, salvo qualche lucida eccezione, ne sono tutti convinti: Beppe Grillo è direttamente responsabile politicamente, eticamente e giuridicamente di tutti i contenuti del suo Blog. È una questione di libertà che deve andare a braccetto con la responsabilità, si è anche sostenuto.

Nulla di più sbagliato e pericoloso. E cerco di spiegare brevemente il perché. Ma, sia chiaro, non tratterò temi morali o politici. La politica non può portare a braccetto il diritto, a maggior ragione se ci sono in gioco interessi giuridicamente rilevanti sia di grandi soggetti che gestiscono piattaforme e community come Google, Facebook o Youtube, sia (e soprattutto) la libertà di opinione e di critica di piccoli blogger espressa o attraverso community e/o forum di discussione indipendenti (come lo stesso Gruppo Facebook degli Italian Digital Minions che ho fondato un annetto fa). E il trattamento giuridico che oggi si invoca per Grillo – perché ci è antipatico o perché la sua linea di difesa ci appare ipocrita – poi deve valere per tutti.

Quali sono i fatti? Il “Blog di Beppe Grillo – primo magazine online”, è evidentemente una testata non registrata e, quindi, ad esso devono applicarsi i principi generali del diritto, senza (pericolose) eccezioni. E non ci vogliono particolari e fantasmagoriche capacità informatiche per capire che il titolare dei dati personali del blog beppegrillo.it sia Beppe Grillo, il Responsabile del trattamento dei dati personali sia la Casaleggio associati, il responsabile dei contenuti del sito sia l’Associazione Rousseau: basta leggere l’informativa. A questi soggetti va indirizzata l’azione giudiziale, facendo attenzione, però, a ciò che vogliamo tutelare. Una cosa è il trattamento dei dati personali raccolti su un sito web, altra cosa la titolarità dei contenuti dello stesso. Sono distinzioni basilari e – consentitemelo – ovvie. Ma anche su questo, incredibilmente, si è riusciti a far confusione. Così come è ininfluente che da una veloce indagine su whois appaia come intestatario del domain name beppegrillo.it tal Emanuele Bottaro. Di certo non è lui il responsabile del sito. Chiaro e scontato. Chi ha un minimo di onestà intellettuale non può non riconoscere che situazioni del genere sono tipiche del mondo del web …altro che scatole cinesi.

Qualcuno, ancora, ha riferito che dallo Statuto del M5S si evince con chiarezza che Beppe Grillo è l’effettivo titolare del blog intestato a suo nome e ne ha solo concesso l’utilizzo al Movimento 5 Stelle e quindi esercita un controllo costante sulle politiche comunicative del Movimento. Direi che pochi dubbi ci sono sul fatto che sia così, ma questa circostanza non cambia le conseguenze sul piano giuridico: Grillo non può essere considerato responsabile di ogni singola virgola non firmata (o firmata da altri) e ospitata sul blog intestato a suo nome e da lui direttamente o indirettamente gestito. Ma attenzione: questo non significa – come qualcuno prova a dire per suscitare clamore – deresponsabilizzare totalmente l’autore diretto, chiunque sia, della (presunta) diffamazione o sottrarre al rispetto della legge il blog beppegrillo.it per tutti i contenuti, eventualmente diffamatori in esso pubblicati. Semplicemente, le norme regolatrici della materia vanno applicate sempre, e questo episodio non fa eccezione, così come le azioni giudiziali (civili o penali che siano), devono essere incardinate correttamente, perché la sensazione che da giurista (attento da tempo a questa delicata tematica) avverto è che si sia indirizzata l’azione giudiziale solo contro Beppe Grillo per scopi sostanzialmente dimostrativi e politici e con poco interesse verso l’esito processuale. Perché non poteva che essere ovvio anche a chi ha portato avanti questa azione giudiziale che, almeno giuridicamente, non fosse lui l’autore diretto di quel post che ha fatto tanto arrabbiare il Tesoriere Pd Bonifazi e sarebbe stata anche piuttosto ovvia giudizialmente la strategia difensiva portata avanti dal legale del comico genovese.

Facciamo allora un minimo di ordine in punto di diritto e smettiamola di confondere etica, politica e diritto positivo perché è pericoloso farlo. Ricordiamoci anche che c’è un Ddl sulla “Diffamazione” assegnato alla commissione Giustizia del Senato (ddl 1119-B) e qualcuno – sull’onda dello sdegno per la presunta irresponsabilità del Blog di Grillo – potrebbe addirittura pensare di sfruttare la propizia occasione mediatica per capovolgere con qualche emendamento i principi fondamentali che ancora oggi prevedono che un blog non possa essere considerato una testata giornalistica registrata ex Art. 5 L. 47/48 e quindi il blogger non possa essere ritenuto come un direttore responsabile di tutti i contenuti ospitati nel suo blog.

Grillo può, quindi, non essere apprezzato politicamente e moralmente per questo caso specifico, ma il mondo del web funziona così da sempre, va difeso con forza nei suoi principi fondamentali e la giurisprudenza sia nazionale e sia comunitaria (fondata su una normativa dei primi anni del 2000 dedicata proprio alle responsabilità degli internet service provider) è piuttosto pacifica nel considerare direttamente responsabili gli autori materiali dei post dal contenuto diffamatorio, precisando che il gestore di un sito/blog risponde solo per comportamento omissivo (e quindi mancata eliminazione/modifica del contenuto lesivo), in presenza di determinate e gravi circostanze. Peraltro, in passato si è sempre urlato allo scandalo quando qualcuno ha anche solo proposto di parificare la responsabilità del blogger a quella del direttore di una testata giornalistica. Questo proprio per tutelare la libertà di espressione nel web.

Perché per Grillo non dovrebbe valere tutto questo? Vogliamo renderci conto che pur di cavalcare una battaglia politica contro Grillo rischiamo di capovolgere importanti principi di tutela della libertà di espressione, soffocando voci critiche e indipendenti?

Il diritto non può cambiare totalmente vestito a seconda delle singole fattispecie della realtà concreta. Ricordiamocelo e ricordiamoci anche che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Nel caso di Grillo queste eventuali responsabilità possono essere politiche e anche etiche, ma le responsabilità giuridiche lasciamole valutare ai giuristi e soprattutto alla magistratura.

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