Banche, in commissione sempre più Casini: la bozza di regolamento corretta per accentrare i poteri sul presidente

Sempre più Casini in commissione banche. Oggi alle 13 presso Palazzo Macuto si terrà la seconda riunione della commissione d’inchiesta dopo quella che ha eletto presidente il senatore dei Centristi democratici. La seconda convocazione dovrà esaminare la bozza di regolamento proposta dal suo ufficio e trasmessa via mail ai componenti da Pier Ferdinando Casini stesso, che si è concesso alcune modifiche al testo (scarica) da cui si era partiti: il regolamento della commissione sulle mafie (scarica). Il confronto tra le due versioni rende evidenti modifiche sulle quali, manco a dirlo, ci sarà da discutere. Per la convocazione, ad esempio, non basta un quarto dei componenti ma serve un terzo, la maggioranza per deliberare è stata portata a un terzo, via la verifica del numero legale a richiesta di 4 commissari, calendario dei lavori e programma saldamente in mano alla presidenza, che decide da sola se non c’è unanimità. Ma sopratutto la scelta dei collaboratori, cioè i super-esperti giuridico/bancari, i veri protagonisti di questa Commissione che deve indagare su materie spesso estremamente tecniche, ebbene questi esperti saranno scelti dall’Ufficio di Presidenza ristretto, cioè senza l’allargamento ai rappresentanti dei gruppi. Identica esclusione anche per la gestione delle spese, non proprio un dettaglio.

Insomma ritocchi non eclatanti magari, che danno adito però a maliziosi retropensieri sul tentativo in atto di accentrare i poteri sulla poltrona più alta e sulla maggioranza che l’ha riempita. E di conseguenza di neutralizzare il peso dell’opposizione. “ Ci sono gli elementi più che sufficienti per dire che ci sia una volontà di accentrare i poteri dalla Commissione all’ufficio di Presidenza, dal quale il M5S è completamente escluso, quindi daremo battaglia”, osserva il componente M5S Gianni Girotto. “di sicuro il regolamento sembra scritto per non farla decollare sotto i migliori auspici”, aggiunge.  In ogni caso già emergono buoni motivi per litigare sulle regole. E siccome l’ultimo articolo – come da prassi – dà facoltà ai componenti di proporre modifiche (ma non specifica poi la procedura!) è anche possibile che la seconda convocazione non chiuda affatto la partita su funzionamento della commissione, che si possa trascinare per più sedute. E forse, anche stavolta, tirarla in lungo. E portarla chissà dove.

Del resto è la commissione morta in culla. Nata così tardi da non avere il tempo di realizzare anche l’obiettivo minimo di un documento a sei mesi, come scritto nel decreto istitutivo: l’organismo infatti decade a febbraio con la fine della Legislatura. Giusto per toglierle subito ogni credito hanno anche preso Casini, che fino al giorno prima bollava l’iniziativa come “inutile” e “demagogica” e lo hanno fatto presidente col suo carico di conflitti di interessi da neosocio di Carisbo e suocero di Caltagirone, già vicepresidente e azionista Mps. Ora però Casini sembra assai interessato a interpretare pienamente il proprio ruolo che difficilmente sarà incendiario e più probabilmente da pompiere.  E questo limare il regolamento, con un certo occhio alla sua posizione, risponde forse a questa esigenza.

Si legge così nella bozza che sarà discussa oggi che il programma e il calendario dei lavori non verranno decisi “con una maggioranza qualificata di tre quarti dei componenti”, come nell’antimafia. Perché la formulazione è più vaga e recita: “L’Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, predispone il programma ed il calendario dei lavori della Commissione”. Nessuna maggioranza qualificata. E non è irrilevante, perché come in tutte le commissioni “qualora nell’Ufficio di Presidenza non si raggiunga un accordo unanime, essi sono predisposti dal Presidente, inserendovi le proposte prevalenti, nonché quelle di minoranza in rapporto alla consistenza dei Gruppi che le abbiano formulate”. In pratica nello schema di regolamento della neonata commissione Pier Ferdinando Casini accentra il potere su di sé, che è un bel paradosso per uno che la considerava una barzelletta. E anche un ottima premessa per litigare a lungo sulle regole. Sempre più Casini, appunto.

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